The best of 2015: l’opinione della redazione

Bra

USA: altra annata non memorabile, a mio modestissimo giudizio, ma con diverse eccezioni degne di nota. Comincio dai Cannibal Ox e il loro “Blade Of The Ronin”, probabilmente il disco statunitense che ho ascoltato di più: prova positiva per Vast e Vordul, scenari distopici come da programma e simmetrie molto precise, anche grazie al buon lavoro svolto da Bill Cosmiq; tramontata l’era dei classici (e questo è un fatto!), tocca accontentarsi degli ottimi dischi e il loro lo è. Con “Imani Vol. 1” anche i Blackalicious sorprendono per l’energia ritrovata: groove a catinelle, Rap di eccellente qualità e una positività di fondo che rinfranca. Se lo standard è questo, c’è da aspettare con impazienza la conclusione della trilogia. Manca il terzo titolo, che in barba a qualsiasi regola spacchetto in ulteriori tre uscite assolutamente da ascoltare: “B4.DA.$$” di Joey Bada$$ per il talento cristallino del giovane rapper, “Breakfast At Banksy’s” di Semi Hendrix (Ras Kass e Jack Splash) per l’assoluta originalità dell’inedito duo, “You Disgust Me” dei Gangrene per la pazzia che gli scorre nelle vene – e no, forse non è solo pazzia…

ITALIA: la considerazione di fondo, squisitamente personale, è che l’Hip-Hop italiano stia sopravvivendo a se stesso. Ma, nonostante le contraddizioni, le scopiazzate, le presunte autorialità e le cocciute intransigenze, qualcosa continua a sbocciare e, in rari casi, addirittura a sorprendere. E allora da chi cominciare, se non da Kaos? “Coup de grâce”, 9 brani, ventisei minuti, una capacità di sintesi che non ha pari e l’ennesimo scacco matto a una scena che si dimena per risultare originale, dimenticandosi che potrebbe cominciare col fare del buon Rap su dei buoni beat. Altra prova di peso quella di (Francesco) Paura: “Darkswing” è un progetto che colpisce per la sua capacità di essere fresh senza abbandonare il boom bap, adulto senza rinunciare all’autocelebrazione. La visione artistica raggiunta dall’mc partenopeo è una valida alternativa agli esperimenti senza capo né coda che dobbiamo sorbirci ogni giorno, un autentico toccasana che, coi suoi bassi, mi ha sfondato la cassa posteriore destra dell’auto (true story!). Rimango in zona e vi propongo infine “Debug” di Emcee O’zì, che produce e rappa (con l’aiutino di Mr. Lif e Breeze Brewin, mica Titzeeo e Kajo!) un disco denso di contenuti e qualità. Il concept iperrealista, le strumentali raffinatissime, la tecnica eccellente, la letteratura, il cinema, ma soprattutto un timbro personale nell’mcing come nel beatmaking; una bella lezione di vero Hip-Hop. Honorable mentions: “Soul of a supertramp” di Mezzosangue, coraggiosa pubblicazione in free download che cito a margine del podio per il suo carattere intimo e a tratti ermetico, un disco che ha però il pregio (non da poco) di mettere d’accordo un po’ tutte le anime che affollano attualmente la scena dello Stivale; “A love explosion” di Go Dugong, delizioso esordio per un beatmaker che si pone a metà strada tra Hip-Hop ed Elettronica, dieci brani strumentali raffinati ed…amabili.

Mistadave

downloadRagionare sul 2015 mi ha portato ad un’unica conclusione: l’Hip-Hop underground americano ha sviluppato una pericolosa tendenza allo stagnamento, ma quel poco che è riuscito a distinguersi vi è riuscito alla grande. Nella mia top 3 personale che riguarda i miei cari Stati Uniti, al primo posto metto i Cannibal Ox e il loro “Blade Of The Ronin”, Vast Aire e Vordul Mega hanno mollato un colpaccio dopo lunghissimi anni di attesa per un evento su cui avevamo perso le speranze, sfoderando un disco dal suono futuristico e compatto grazie all’ottimo operato di Bill Cosmiq, bravissimo a procurare esattamente il tipo di beat necessari al successo di questa graditissima reunion, cucendo le sue produzioni con perfetta misura sugli stili differenti di questi due visionari mc’s. Il secondo posto lo ottiene L’Orange, accompagnato da Jeremiah Jae in un nuovo passo importante della sua crescita artistica, “The Night Took Us In Like Family”, un concept album in grado di rapire l’ascoltatore creandogli attorno un’atmosfera tinta di bianco e nero, insaporita di proibizionismo e mafia, mettendo assieme campioni come solo lui sa fare. Jeremiah Jae svolge il suo compito senza acuti particolari, ma tutto ciò che L’Orange gli mette a disposizione a livello sonoro è quanto di più paradisiaco si possa desiderare. L’ultimo gradino del podio è riservato allo zio Edo. G, autore di un eccellente disco (“Afterwords”) fatto uscire per una delle nuove forze dell’Hip-Hop europeo, l’etichetta Effiscienz, un album sintetico che fonde critica, intelligenza e sensibilità di strada come solo l’asso di Roxbury sa fare, peraltro con una grande produzione firmata Streetwyze. Pochi dischi sanno colpire al cuore così direttamente. L’Hip-Hop di casa nostra non è invece tra le mie specialità, ma ciò non m’impedisce di coronare “Darkswing” di Francesco Paura come una grandissima scoperta personale, un disco che combina talento, maturità ed autenticità a un impianto sonoro all’avanguardia che non conosce compromessi, proprio come il personaggio in questione. Un lavoro di grande spessore artistico.

li9uidsnake

Kendrick-Lamar-To-Pimp-A-Butterfly-Album-Cover-Release-Date1Che dire? A me questo 2015 è piaciuto parecchio! Tante le sorprese, a partire da una resurrezione prepotente della west coast (tornata ai suoi massimi livelli dopo quasi tre lustri di coma farmacologico Detox-indotto), la scoperta di un nuovo e fertile sottobosco musicale oltre il Canale della Manica e diversi (e inattesi) botti sparati dalle balconate degli attici di un mainstream che sembra aver ritrovato una visione che va oltre alla sola first week di Soundscan. Kendrick Lamar si gode il panorama sul gradino più alto del podio con “To Pimp A Butterfly”, il disco che tutti volevano da lui e, al contempo, che nessuno si aspettava. Nel corso dei mesi l’ho letteralmente consumato eppure, non appena lo mollo per qualche giorno, sento il suo richiamo suadente provenire dallo scaffale. La storia saprà collocarlo dove merita, a tempo debito. La medaglia d’argento l’appuntiamo invece al petto di “Butter Fly” dell’accoppiata Lee Scott + Dirty Dike, la ciliegina sulla torta (ipercalorica a dire poco) di un’annata di altissimo livello per i lads della High Focus Records. Chiude la graduatoria il primo ad aver reclamato la propria posizione nelle classifiche già ad inizio anno, ovvero Joey Bada$$, un giovanotto che, in barba al proprio certificato di nascita, è in tutto e per tutto un portatore sano di golden age. Il suo “B4.DA.$$” sembra uscito da un’intercapedine temporale a cavallo fra il 2015 e il 1994. Saggio di bravura e grande maturità (tecnica e stilistica), nonché un bel dito medio rivolto a chi sostiene che i giovani di oggi non abbiano più rispetto per le tradizioni. Detto questo, ci tengo pure ad assegnare una menzione d’onore a “Summertime ’06” di Vince Staples e, soprattutto, a Vordul Mega e Vast Aire. Perché si, ci saranno pure voluti quattordici anni, ma con “Blade Of The Ronin” i due hanno finalmente contestato scientificamente l’ipotesi secondo cui la formula dell’equazione Cannibal Ox non potesse mantenersi stabile se privata dell’elemento El-P. Ottimo lavoro!

Lord 216

Allora, quest’anno è andata così: è uscita un bel po’ di roba seria, ma in primis ci tengo a dire che ho visto i Non Phixion dal vivo. Menzione speciale. Purtroppo ci ha pure lasciato Sean Price, e ci manca. Comunque: Semi Hendrix, “Breakfast At Banksy’s” sicuramente. Bel disco che mi piace e conferma che Ras Kass, dopo una carriera… diciamo… altalenante, ha imboccato la strada giusta. Poi vediamo, sono usciti “Kinison” di Your Old Droog, il nuovo degli Czarface… ma niente di Roc Marciano… vabbè, buttiamo dentro “You Disgust Me” dei Gangrene che spacca di brutto. Ce ne fosse di roba così. Poi qui faccio mea culpa, ancora non ho sentito il disco di Pusha T, ma vi dirò che sto ascoltando “The Reject II” di Conway The Machine che è fottutamente grezzo e spacchiuso come piace a me. Comunque, terza menzione è per Ka e Preservation, “Days With Dr. Yen Lo” è devastante, in autoreverse permanente. Tra gli italiani, invece, menzione d’obbligo per “Darkswing” di Francesco Paura, disco di livello altissimo, “Kingpin” di Lil Pin (e quando lo capirete sarà un giorno speciale…) e, anche se di Rap non si tratta, “The Difference” di Alien Army frantuma le casse dello stereo. Ite, missa est. Post scriptum: non-menzione del fatto che è uscito “Coup de grâce” di Kaos. Inutile menzionarlo, ovviamente Kaos va fuori scala & categoria.

Think’d

Top 3 world: Kendrick Lamar, “To Pimp A Butterfly” – Little Simz, “A Curious Tale Of Trials + Persons” – Ghostpoet, “Shedding Skin”; bonus: Roots Manuva, “Bleeds”.
Top 3 Italia: Rancore & Dj Myke, “S.U.N.S.H.I.N.E.” – HHabitat Records, “Life is beatiful”; Go Dugong, “A love explosion”.

* di parole nelle recensioni ne scriviamo già troppe, quindi per queste classifiche non ce n’è bisogno;
** molti dischi tra le top qualcosa altrui non sono stati snobbati dal sottoscritto ma semplicemente non ascoltati.

Mr. Bushdoc

S.U.N.S.H.I.N.E.-ep-FRONT-400x400Top 3 Italia (ordine sparso). Willie Peyote, “Educazione sabauda”: disco della maturità del rapper torinese. Produzioni impeccabili e personalità che trasuda da ogni barra. Contiene almeno 3/4 delle canzoni più belle dell’anno. Rancore & Dj Myke, “S.U.N.S.H.I.N.E.”: scrittura e produzione portate all’estremo. Questi due sono anni ormai che sembrano aver raggiunto il limite e poi improvvisamente un altro muro abbattuto. Il Rap che assurge ad Arte con la a maiuscola. Fabri Fibra, “Squallor”: sorprendentemente c’ho trovato più cose interessanti che nella maggior parte dei dischi ascoltati. L’impersonificazione del bene e del male (e delle contraddizioni) del Rap italiano. Disco molto più complesso di quanto sembri. Menzioni speciali (i dischi non ho avuto il tempo e il modo di ascoltarli bene e in profondità come piace a me e non mi sento di includerli per le comunque buonissime prime impressioni): Kaos, “Coup de grâce”; Claver Gold e Kintsugi, “Melograno”; Nitro, “Suicidol”; la strofa di Danno in “Tutto qua” di Don Diegoh e Ice One.

Michele Garribba

USA: l’esiguo (per non dire inesistente) numero di album USA che ho ascoltato durante il 2015 non aiuta questa operazione, ma spero venga apprezzato l’impegno nello scegliere questi tre dischi a mio modo di vedere da top. Kendrick Lamar, “To Pimp A Butterfly”: fondamentalmente perché è Kendrick Lamar. Perché è un disco Hip-Hop che con l’Hip-Hop non c’entra poi chissà quanto, perché è di una completezza che manca alla maggior parte dei dischi che escono oggi e basta, altrimenti la facciamo veramente troppo lunga. Action Bronson, “Mr. Wonderful”: Action Bronson è un ottimo personaggio ed un grande rapper, se a questo accostiamo che i suoi compromessi con questo mondo sono pari a zero, si denota la stima che provo nei suoi riguardi prima come essere umano che come artista in senso stretto. Il suo disco, oltre ad essere Rap di pregevole fattura, è musica; una caratteristica non sempre riscontrabile oggigiorno. E le strumentali, le strumentali… Poi, facciamo Joey Bada$$ con “B4.DA.$$” o qualcuno si offende? Così i ragazzini possono fare i master of Rap con della musica quanto meno plausibile – e ci sta pure J Dilla nelle produzioni che è un nome esotico da postare su Facebook. Mi venga perdonata la selezione allegra e giovanile, adesso che ci penso devo recuperare un 122/123 dischi.

ITALIA: iniziamo con una mia supposizione partorita circa un anno fa e diventata un dato di fatto, in Italia il beatmaking sta mangiando in testa all’mcing a mani basse; esistono dischi composti da testi dove IL nulla predomina su tutto, ma i produttori non sono mai sotto livello, mai insufficienti, per quanto copino o non copino. Eviterò di inserire in questa lista dei dischi che ho già recensito altrimenti diventa troppo poco divertente compilarla: Rancore e Dj Myke, “S.U.N.S.H.I.N.E.” La titletrack è semplicemente la traccia più rivoluzionaria che il Rap italiano potesse conoscere. Sembra che qualcuno si stia svegliando, sembra che qualcuno stia tentando di dare una faccia diversa alla musica Rap, lasciando un messaggio vero e, per la prima volta, positivo. Egreen, “Beats & hate”. Coerenza (e monotonia). Anche da troppo tempo. MadMan, “Doppelganger”. Sì, l’ho ascoltato il disco di Kaos, anche quello di Don Diegoh. Pure Paura. E Marracash. Noyz Narcos con Fritz Da cat. Fibra. Guè. Willie Peyote. Tutti. Tuttavia, continuo a pensare, dall’alto della mia ignoranza, che MadMan tecnicamente abbia pochissimi pari in Italia e quei pari non hanno fatto uscire dischi quest’anno.

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