Stik Figa & Heather Grey – Cold Comfort

Voto: 3,5/4

Non ce ne vorrà il buon Michael Tolle, ma negli ultimi anni Mello Music Group ci è un po’ mancata. Attiva, a onor del vero, lo è sempre stata, tuttavia la magia e la consistenza che la label di Tucson, Arizona, ha sprigionato per almeno un decennio, quando titoli quali “In The Ruff”, “Gas Mask”, “Gasface”, “Blasphemy”, “The Night Took Us In Like Family” e “Retropolitan” – elenco che potrebbe allungarsi del doppio – hanno contribuito a tenere viva la fiamma dell’underground, si sono ragionevolmente ridimensionate, allentando la frequenza con la quale sono state rilasciate diverse gemme di quel periodo. Stik Figa, natio di Topeka, Kansas, ha esordito proprio per MMG in quella stessa finestra temporale, firmando poi con L’Orange “The City Under The City”, che il nostro Dave non temeva di definire un capolavoro dei tempi moderni, e quindi il comunque apprezzabile “Central Standard Time”; a questi è seguita un’andatura che non riterremo certo scalmanata, scoprendo nuove intese e muovendosi anche oltre il perimetro della propria casata (i tre progetti da indipendente pubblicati con Conductor Williams). Una proficua esplorazione, se il risultato si è tradotto sì in un ritorno all’ovile, però in compagnia di tale Heather Grey, produttore di Salt Lake City, Utah, di cui non avevamo mai ascoltato nulla prima, scoprendo così un intrigante profilo Bandcamp.

Scovato sul web da Oddisee, che lo volle in “Mental Liberation” già nel 2009, Stik Figa ha espresso fin da principio una personalità ben definita, legata alla concretezza di un luogo d’origine che, seppure al centro degli Stati Uniti, dal punto di vista dell’Hip-Hop ne è in realtà ai margini, tra le ultime periferie; distanza dai grandi snodi nevralgici che, un po’ com’è accaduto – stiamo semplificando – per Atlanta e Chicago, ha fatto sì che quel seme desse frutti differenti a seconda del terreno in cui veniva piantato. Ecco allora che il nostro John ha idealizzato poco l’esperienza artistica, affrontata in parallelo a un quotidiano comune e sprovvisto di privilegi, figurarsi di una forma anche relativa di celebrità. Un approccio che nel gusto elegante di Heather Grey trova un alleato prezioso, pronto a fornire equilibrio tra sobrietà, melodia e un giusto quid di contemporaneità, eliminando in origine il superfluo e trovando nei trentuno minuti complessivi non lo standard cui sottomettersi, bensì la durata congeniale alle sfumature di “Cold Comfort”.

Nei dieci brani si respira un clima pacato, riflessivo, corredato da forte disillusione e ricerca di una propria collocazione nell’attuale dimensione sociale, spesso fredda e inaccogliente. Un mondo nel quale tentare di sopravvivere con la tenacia di “Wile E. Coyote”, figura che viene richiamata nelle battute introduttive su una strumentale scarna e crepitante, mentre il rapper si proietta nell’ambiente circostante attraverso la necessaria dose di lucidità (<<you know the climate changed and I’m a hybrid/a vehicle that drives on pride gets better mileage/a little science provided to those whose blinded/wake they game up to best, you know I’m biased>>). In generale, aleggia un senso di smarrimento che si percepisce tanto di fronte alla troppa esposizione di “No Secrets” (<<relinquish control, I put together the pieces/the highs and the lows, suppose it’s no allegiance>>), con la spinta più decisa di un beat che spezza groove e linea vocale, oltre al buon coinvolgimento di Asher Roth, quanto nei bilanci di “New Years Conflict Resolution” e i dilemmi – legati a religione e spiritualità – di “Floodwaters Run Deep”.

La scena qui e là si fa più dettagliata e cinematografica. “Recollection”, col solito Blu che strappa attenzioni dovunque passi, evoca i quartieri più difficili da cui il Nostro è andato via (<<my city in the 90’s, yellow tape crime scenes/bullet wounds, IV’s, deaths untimely/dope fiends, highspeeds, off the water pisces/drip don’t drown, get pressed like dry clean>>); la metafora scacchistica di “All Is Fair” (<<might sacrifice your queen, some cannot respect the price/pawns on the frontline switching up on other sides/kings regret their L’s at night, shoot dice and roll ceelo/look in snake eyes, can’t lose more than your ego>>) magari non è nuovissima, tuttavia rende vividi i pensieri sulle iniquità e i conflitti cui tocca opporre una qualche strategia; “Western Conference Finals”, con Sleep Sinatra, Defcee e Grvnola, è il cypher sul quale viene fatto calare il sipario, per la verità ricorrendo a un sound che non si addice particolarmente alla competizione, per quanto amichevole. Infine, sia “Blac Top Griot” che “Joyride” muovono da riferimenti afrocentristi e, su note piuttosto nostalgiche, conducono il discorso verso il tema dell’identità e sulla cura di questa.

Per le ragioni appena esposte, “Cold Comfort” può dirsi con discreto margine di sicurezza un’operazione riuscita, realizzata da un mc poco incline all’emulazione e un beatmaker sul cui futuro è lecito supporre potenziali crescite (anzitutto in termini di visibilità). Non si tratta, per dovere di cronaca, di un disco adatto a far clamore, pertanto lo consigliamo in primis ai tanti habitué della Mello e a chi intenda prendere le distanze da una dinamica che impone oramai di scegliere tra i facili successi del mainstream e le canoniche riproduzioni in serie di stampo hardcore.

Tracklist

Stik Figa & Heather Grey – Cold Comfort (Mello Music Group 2026)

  1. Wile E. Coyote
  2. No Secrets [Feat. Asher Roth]
  3. Red40
  4. Recollection [Feat. Blu]
  5. New Years Conflict Resolution
  6. All Is Fair
  7. Blac Top Griot
  8. Joyride
  9. Floodwaters Run Deep
  10. Western Conference Finals [Feat. Sleep Sinatra, Defcee and Grvnola]

Beatz

All tracks produced by Heather Grey