Skyzoo – A Dream Deferred

Voto: 3,5/4

Skyzoo è sempre stato capace di far sobbalzare dalla sedia per le indiscutibili doti liriche, la metrica entusiasmante e le tematiche articolate dei suoi lavori, tuttavia – e questa vuol essere una considerazione strettamente personale – l’impressione generata dall’ascolto dei suoi numerosi dischi è sempre stata di un grande talento che, nonostante tutto, non aveva ancora sganciato la bomba che si sapeva essere nelle sue corde. L’essere concettuale è l’essenza di tutta la sua carriera, quindi quello che è solo il suo secondo lavoro solista ufficiale, a dispetto della notevole mole di attività, non sfugge alla regola, introducendo “A Dream Deferred” come prequel del suo predecessore. Se, difatti, “The Salvation” affrontava una serie di spunti riferiti a una figura già inserita nel business discografico, ora lo spazio è tutto dedicato al sogno di diventare qualcuno, alla consapevolezza della dedizione che serve per realizzarlo, arrivando a giocare coi concetti fino a rimarcare che per realizzare tale sogno è necessario sacrificare molte ore di riposo – che, guarda caso, dei sogni è il fautore.

“A Dream Deferred” ha il notevole pregio di ricreare quel magico equilibrio tra Rap e beat che l’artista e i suoi collaboratori erano già riusciti a esprimere in molti episodi passati (vengono a mente “Frisbees”, “Mantain” e “The Opener”), trovando finalmente quella maggiore continuità che, sempre a parere personale, mancava a Skyzoo per fare il salto di qualità. Uno dei principali pregi è rappresentato dal fatto che le sonorità non si limitano al mero beatmaking, si intuisce un fondo di coordinamento che si estende a quasi tutti i pezzi, i quali vengono sovente conclusi con un piccolo assolo di piano o di tromba e che sono costruiti attraverso un sapiente utilizzo di fiati e violini, principali protagonisti sia dei campionamenti che delle parti suonate dal vivo. In qualche caso si sfiora addirittura l’effetto Organized Noize, tanto vicine risultano essere le sonorità di brani molto piacevoli come “How To Make It Through Hysteria”. La maggior parte del coordinamento viene svolto dal fido Illmind, che cala l’asso attraverso una splendida apertura, “Dreams In A Basement”, la quale racconta proprio di quei sogni da trasformare in concretezza su un tappeto musicale emozionante, denso, caratterizzato da suoni sintetizzati e dal poetico cantato che Jill Scott vi abbina entrando in sintonia con l’idea di fondo. Sempre Illmind azzecca in pieno il vibrafono di “Pockets Full”, prima di tornare alle sue più canoniche tastiere con “Glass Ceilings”, altro bel concetto testuale; convince tuttavia meno quando sperimenta in eccesso mischiando Dubstep e old school in “Give It Up”, nonché quando co-produce le sonorità spiccatamente R’n’B della sezione centrale del disco, che ne costituiscono la parte musicalmente più debole.

All’interno di questo contesto prendono vita dei testi che agiscono su un fondale comune, quello di Brooklyn, proponendo continui riferimenti a ciò che ha caratterizzato l’adolescenza dell’artista, nella quale i black movies – in particolare quelli di Spike Lee – sono l’ispirazione più evidente, portandolo a costruire interi brani su citazioni che hanno segnato la sua generazione, come testimoniano quei “Jansport Strings” (ottimo il beat di 9th Wonder) che, attraverso il loro nodo, assumono un ruolo di collante per ricordi più personali e per i sogni di gioventù. La bravura in fase di scrittura tocca i suoi picchi massimi quando Sky traccia dei paralleli tra la sua vita e i racconti di quelle pellicole: in occasione di “Steel’s Apartment”, omaggio al film “Juice”, le quattro mura dell’appartamento di Steel assumono molteplici significati, su tutti diventano il luogo dove sognare un modo per poterne uscire, mentre “The Rage Of Roemello” cita “Sugar Hill”, paragonando la sua frustrazione nel cambiare la vita in meglio a quella provata nella pellicola dal protagonista (Wesley Snipes), in una delle migliori prestazioni liriche dell’album. Opere come “School Daze” vengono implicitamente tirate in ballo in “Spike Lee Was My Hero”, nella quale Talib Kweli si divora un ottimo beat dipingendo un ritratto urbano che prende immediatamente forma nella mente dell’ascoltatore, mentre “Drew & Derwin”, che altro non è che la continuazione di “The Knowing”, attinge da una sit-com americana per sviluppare un dettagliato incontro di una notte con una donna, caratterizzato da una notevole eleganza espositiva.

L’artista si conferma essere un autore di prima categoria, le sue liriche vanno ripetutamente ascoltate per capirne i significati intrinseci (<<me I’m never faded, I made it where he made it/hope it don’t end the same but we get the same payment/hope that I get my name scripted in the same cadence>> è un bellissimo riferimento a Notorius B.I.G.) e per scoprire gli elementi delle sue metafore, il suo flow scorre liscio, la voce trasuda di continuo sicurezza e ottimo controllo della respirazione; l’unico appunto va ai ritornelli, che come in passato sono noiosi e insistenti. “A Dream Deferred” è l’album che da tempo ci si attendeva da un grande come Skyzoo, che si propone quale uno degli mc’s più validi della propria generazione, trovando al contempo la direzione giusta da percorrere. Finalmente!

Tracklist

Skyzoo – A Dream Deferred (The Faculty/Duck Down Music 2012)

  1. Dreams In A Basement [Feat. Jill Scott]
  2. Jansport Strings (One Time For Chi-Ali)
  3. Pockets Full [Feat. Freeway]
  4. Give It Up [Feat. Dj Prince]
  5. Glass Ceilings
  6. Range Rover Rhythm
  7. The Knowing [Feat. Jessy Wilson]
  8. Drew & Derwin [Feat. Raheem Devaughn]
  9. Realization [Feat. Jared Evan]
  10. The Rage Of Roemello
  11. How To Make It Through Hysteria
  12. Steel’s Apartment
  13. Spike Lee Was My Hero [Feat. Talib Kweli]
  14. The Cost Of Sleep

Beatz

  • Illmind: 1, 3, 4, 5
  • 9th Wonder: 2
  • Jahlil Beats: 6
  • Eric G. with the co-production by Illmind: 7
  • Focus with the co-production by Illmind: 8
  • Dj Khalil: 9, 10
  • Best Kept Secret: 11
  • Black Milk: 12
  • Tall Black Guy: 13, 14
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