Serial Killers (Xzibit, B-Real and Demrick) – This Thing Of Ours

Voto: 3,5/4

Il progetto Serial Killers nasceva tredici anni fa, presentandosi al pubblico la sera di Halloween e puntando sull’inevitabile richiamo mediatico di due figure chiave della storia della west coast, il quale andava a sancire nientemeno che l’unione di forze tra Xzibit e B-Real, autentici colossi del Rap californiano, entrambi desiderosi di intraprendere una strada differente dal consueto a fronte di una carriera alla quale non era rimasto sostanzialmente nulla da dimostrare. All’interno di un contesto di status leggendari, Demrick, giovane rapper proveniente dallo stato di Washington già presente in numerose collaborazioni con B-Real e presto divenuto suo protetto, andava a completare la line-up aggiungendo un filtro generazionale diverso, arricchito dalla prospettiva di potersi misurare con artisti che aveva ammirato crescendo, cominciando un percorso fatto di quattro pubblicazioni – un solo album ufficiale, un EP e due mixtape – e ottenendo un gettone di sicuro valore per il prosieguo della sua esperienza. Nonostante tale mole produttiva e la compresenza dei due pesi massimi, in fin dei conti non si può certo sostenere che si sia sentito parlare poi molto di questo supergruppo, rimasto relegato nell’ascolto occasionale o al quale veniva comunque preferito il ritorno ai classici del passato, con la sensazione che mancasse qualche tassello determinante per generare un significativo interesse nei suoi riguardi.

La fresca uscita di “This Thing Of Ours“, rilasciato all’inizio di aprile, segna invece un passo importante in questa opportunità condivisa, la quale aveva già offerto una chimica solida e potenzialmente inebriante, ma aveva spesso lasciato a desiderare nella direzione sonora, in realtà mai definita, la cui sperimentazione aveva attraversato fasi mai del tutto convincenti, tra strumentazioni tirate a lucido e a volte troppo melodiche, agganciandosi probabilmente più del dovuto alle tendenze moderne. L’ingresso in scena di Scoop DeVille è, a tutti gli effetti, il pezzo mancante del puzzle, fin dalla sua natura di evento inedito per il gruppo, il quale, in precedenza, si era sempre rivolto a una molteplicità di produttori per costruire le proprie scalette, servendo al contempo una sfida ghiotta pure per il beatmaker, che mai aveva diretto l’intero comparto musicale di un singolo ellepì. Tocca quindi a DeVille mostrare la strada per completare a tutti gli effetti un mosaico di certificato pregio lirico, la cui attitudine è chiara e indissolubile: dimostrare la propria storicità, superiorità, abilità, a chiunque voglia farsi sotto, mostrando la vera identità del collettivo, scevra da ricchezze e fama accumulate in decadi d’illustre presenza nella scena.

I suoni assemblati dal producer si allontanano dalla statica plasticità che aveva contraddistinto alcune delle pubblicazioni precedenti, offrendo invece una struttura che richiama lo stile west senza accentuarlo in eccesso, agglomera la tradizione del boom bap dandole una dialettica losangelena e allestisce gustose combinazioni di loop elettronici tessendo trame coinvolgenti, colorite, le quali premono senza alcuna esitazione sui bottoni della melodia, ma preservando l’essenzialità del risultato finale. Grazie a ciò, il circolo di fiducia cui il trio fa costante riferimento nei testi assume tutt’altro significato, trovando l’esatta quadratura in un coordinamento che il passato aveva invece indicato come mancante. L’operato di DeVille, che confeziona gradevoli sezioni ritmiche mischiandole a vari strati di suoni sintetizzati che donano spessore e densità al corpo dei brani, esalta l’interazione tra voci policrome, le quali si incastrano perfettamente tra loro grazie alla classica nasalità di B-Real, la ruvidezza imbronciata di Xzibit e la tonalità più alta di Demrick, sfociando in dieci pezzi di spessore esecutivo.

Non ci si attendano invece particolari divagazioni tematiche, d’altro canto il gruppo è nato con un determinato intento e quello si tende a portare avanti, all’insegna delle metafore competitive insite nelle origini del Rap stesso e dell’innata pericolosità di Los Angeles: l’operazione è nata per assumere un’attitudine confrontazionale e seminare un metaforico panico verso gli atteggiati di turno, infarcendo qua e là le barre con chiari riferimenti alla mafia e alla cultura di L.A., dalla quale si evince – almeno per X e B-Real – un forte orgoglio nel manifestare in più modi il proprio senso di provenienza. Per tale ragione, la rotta musicale indicata da DeVille assume un’importanza essenziale, allestendo ciascun passo con la necessaria minacciosità per fondersi adeguatamente agli scopi lirici, facendo di conseguenza girare a dovere l’inerzia positiva di un album continuamente sorretto dall’energia che i tre rapper forniscono senza lesinare alcunché.

“SK Anthem” possiede un’andatura spedita, corposa, pur nella sua semplicità dei tocchi di piano, un chiaroscuro avvolgente, dove le rime intimidatorie fluiscono senza pause e il ritornello si presta a trascinare, per quanto il concetto di base venga incessantemente ribadito. “Fired Up” è tra gli episodi di spicco, il loop di trombe diviene presto infettivo, ben mischiato con pause distinte da sample d’epoca, il vigore lirico si mantiene alto, grazie alla commistione tra l’esperienza dei due veterani e la motivazione di Demrick nel dimostrare di poter appartenere al contesto. “This Thing Of Ours”, la titletrack, vede addensarsi nubi di pericolosità grazie ad archi d’atmosfera cinematografica, accentuando ulteriormente il travestimento da navigati mobsters del microfono.

L’assortimento di punchline tra una tirata d’erba e il puntamento di immaginarie armi sul viso del malcapitato prende un’opportuna pausa in “Slippin”, dove la violenza se non altro prende una piega più descrittiva nell’argomentazione, viaggiando bene sul doppio campione di violino, situazione nella quale diviene essenziale la capacità di raccontare il sapersi destreggiare nel proprio ambiente, affidando a Demrick il consono ruolo dello sprovveduto che viene da fuori: la sua strofa introduttiva setta coerentemente lo svolgimento, Xzibit alza squisitamente i toni (<<lay you on the ground with rifles that never make a sound/so check it in or you can die right now/you doin’ shit but takin pictures trying to look fly in it/Imma sell it flip it and get high with it/ir I can sell back to you for a small fee/these L.A. streets are turning niggas into ground beef>>), mentre B-Real ritorna per un attimo in formato “Killafornia”. Un simile percorso è seguito dall’ipnotico flauto detonato di “High Energy”, atto a creare un’ambientazione assai poco rassicurante, mentre “Levels” è un’altra idea convincente (nel testo, il beat è invece ripetitivo come quello della molle “Call The Cops”), mutuando termini da videogame per creare un parallelo continuo con le battaglie liriche; “Anarchy” torna su selciati sociali creando un momentaneo punto di contatto col passato (“Summer Of Sam“, uscito nel 2020, parlava assai di Covid), nel tentativo di aprire occhi e sfornare verità scomode, con la robotica partecipazione di un Chuck D più che pertinente alla circostanza. Piacevoli disgressioni sono altresì offerte da “Hand Grenade”, completa di chitarre dure e oscuri campanelli, nella quale Xzibit eccelle nell’interpretazione e dove al coro avremmo volentieri sentito Sen Dog.

C’è voluto del tempo per inquadrare correttamente il tiro, ma alla fine i Serial Killers sono riusciti a creare un prodotto completamente degno del loro nome. Un disco scorrevole, piacevole, che offre spazio alle qualità di ciascuno dei suoi autori gettando all’esterno tonnellate di robusta attitudine e lodevole motivazione, mettendo sul piatto quella combinazione di forza e spessore a tutto tondo che ci si attendeva da un collettivo di tale portata.

Tracklist

Serial Killers (Xzibit, B-Real and Demrick) – This Thing Of Ours (Ineffable Records 2026)

  1. SK Anthem
  2. This Thing Of Ours
  3. Call The Cops
  4. Fired Up
  5. Levels
  6. Hand Grenade
  7. High Energy
  8. Anarchy [Feat. Chuck D]
  9. Slippin
  10. By Any Means [Feat. Scoop DeVille]
  11. We Are The Killers

Beatz

All tracks produced by Scoop DeVille

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