Sadat X – Agua

Voto: 3,5

sadat x aguaParagonando i singoli appartenenti alla formazione originale dei Brand Nubian, non è affatto difficile comprendere come Sadat X sia stato – e neanche di poco – il più attivo e costante a livello di uscite discografiche. Grand Puba, l’elemento senza dubbio più dotato di talento, non è incisivo dalla prima parte degli anni novanta, Lord Jamar fa più notizia per le sue sporadiche e pepate dichiarazioni alla stampa che non per fatti legati alla musica, mentre colui che è registrato presso l’anagrafe newyorkese come Derek Murphy festeggia proprio quest’anno i vent’anni di attività solista facendo peraltro coincidere la data di uscita di “Agua” a quella del suo capolavoro indiscusso, “Wild Cowboys”, lavori nel mezzo dei quali viene racchiusa una carriera che conta ben dodici dischi scritti di proprio pugno.

15 luglio 1996 – 15 luglio 2016. E’ cambiato molto nel panorama Hip-Hop, valori e ricezione si sono stati adattati in base all’evoluzione naturale delle cose, Sadat X è una riconoscibilissima icona per chi è fan della Cultura da tanti anni ma si ritrova ad essere semi-sconosciuto dalle nuove generazioni, ragione per la quale deve fare lui stesso i conti con tutte le incarnazioni che l’Hip-Hop stesso ha assunto in questi vent’anni, accettando di passare da una golden age che ha aperto la strada a tutto ciò che circola ai giorni nostri a uno status di perfetta normalità“Agua” ritrae fedelmente il Sadat dei nostri giorni, ovvero un artista conscio di essere stato una star a tempo debito e che continua a produrre musica per la gente comune, trasmettendo l’Hip-Hop come qualcosa che si genera da capacità specifiche e non dal vile denaro, oltre che delineando una figura di sé molto vicina a quella della persona priva di privilegi. In fondo, anche se le dinamiche del mercato si fanno diverse, non deve necessariamente cambiare ciò che si ha porta nel proprio cuore.

Le tematiche del disco tendono a ripetersi, ma è possibile suddividere le tracce in sotto-gruppi. “Freeze” introduce una componente fondamentale per i veterani del gioco, la nostalgia; Sadat dedica una strofa a un riferimento sacro per l’Hip-Hop, il leggendario Basement del medesimo Pete Rock che fornisce il beat, un luogo capace di fornire la benedizione definitiva per qualsiasi mc, ricordando che un tempo i produttori d’elite erano rigorosamente selettivi. Il concetto fa comprendere come Sadat soffra della stessa mancanza di esposizione patita d’improvviso da numerosi altri colleghi più grandicelli, non a caso sceglie un altro colosso dei bei tempi come Dres per “Maybe It’s Me”, la quale rincara la dose contro gli improvvisati mettendo assieme memorie su rime scritte sul classico block notes (non sull’iPhone) e di quando le esibizioni mediocri terminavano con un bel calcio nel sedere, argomenti che fanno momentaneamente perdere il flow colloquiale di Sadat a favore di un metodo espositivo più rancoroso.

Come dicevamo in precedenza, “Agua” è un album realizzato da una persona comune per la gente comune. “Taken” parla infatti di osservazione quotidiana, un viaggio in metropolitana in cui Sadat cerca di aprire la scatola emotiva di un’interlocutrice sottoposta alla tradizionale settimana lavorativa. “We Strive” è una dichiarazione d’indipendenza nei confronti della classe sociale agiata, della quale tutti vorrebbero la ricchezza solo per rendersi conto dell’inutilità della stessa creando profondi contrasti ideologici (<<we strive to be rich but we never understand wealth>>), con un’altra assistenza di un Dres scatenato, che infila rime multisillabiche con la precisione di un metronomo. “Da’ Hustle Don’t Stop”, che ospita l’illustre Edo. G, parla di esperienze personali che ricordano come una fetta della comunità parta da una posizione svantaggiata, trovandosi costretta ad arrangiarsi come si può pur di sopravvivere. La titletrack propone invece elementi maggiormente concettuali, idonei all’animo da insegnante che campeggia dentro Sadat, un invito a concentrarsi su tutto ciò che sfugge a causa della frenesia, parlando di un tema davvero semplice (in apparenza) quale l’importanza dell’acqua e la dipendenza della vita dell’uomo dalla medesima; e su una scia simile potremmo collocare pure una “Imagine” che costruisce una vita alternativa attraverso, appunto, delle immagini, collegando al senso del pezzo importanti connotati sociali riguardanti la comunità nera.

L’ultimo raggruppamento riguarda il talento vero e proprio, legando il vecchio al nuovo con risultati equamente soddisfacenti: “Murder Soundtrack” va presa alla lettera per come A.F.R.O. mette in riga tutti con impressionante dialettica cementando ulteriormente il suo status di astro nascente sopra un beat clamoroso, mentre “Industry Outcast’s” ospita un Rugged Man come sempre devastante, che per una volta rima a ritmi meno vertiginosi rispetto al solito ma senza perdere un grammo di intrigo, contrariamente a un Thirstin Howl intento a sparare rime a casaccio in preda a chissà quale delirio, collezionando una figura che ci limiteremmo a definire come evitabile. Le numerose collaborazioni esterne – c’è anche una mini reunion con Jamar – non mettono in secondo piano la prestazione generale di un Sadat X inconfondibile nonostante l’incedere degli anni: la voce non è più brillante come quella degli esordi ma resta una delle più riconoscibili di tutto il panorama Hip-Hop. Il Rap è costantemente in offbeat, effetto creato da una cadenza che è la stessa con cui si terrebbe una conversazione amichevole davanti a una birra, molte barre si chiudono con la tradizionale alzata del tono vocale come la forte espressività del personaggio impone da anni e gli schemi metrici sono tutt’altro che scontati.

La produzione è infine affidata a una pluralità di protagonisti ed è il vero termometro del disco. Will Tell è il più gettonato del gruppo e fornisce i suoni più freschi e ricercati (con la sola esclusione dell’elementare “Tommy Is My Boy”), per il resto “Agua” si destreggia tra autentici pezzi da novanta – “The Bass Player” è una bomba creata dalle magiche manine dei Beatminerz –  e una parte mediana piuttosto noiosa, penalizzata da una produzione stantìa (“The Return Of The Dottie X” e “Tell ‘Em Again” fanno scappare lo skip…), il che a parere personale costituisce il principale difetto di un album forse più lungo del necessario, ma in ogni caso tra i più interessanti che Sadat abbia messo in circolazione in questa sua seconda parte di carriera.

Tracklist

Sadat X – Agua (Tommy Boy Records 2016)

  1. Freeze
  2. The City Never Sleeps [Feat. Wordsworth]
  3. Taken
  4. Industry Outcast’s [Feat. R.A. The Rugged Man and Thirstin Howl III]
  5. Head Shot
  6. Agua
  7. Cut And Dry [Feat. Lord Jamar]
  8. Tell ‘Em Again [Feat. DV Alias Khrist]
  9. The Return Of The Dottie X [Feat. Milano and Shabam Sahdeeq]
  10. Imagine [Feat. Rhymefest and Jabar]
  11. The Bass Player
  12. Murder Soundtrack [Feat. A.F.R.O. and Rahzel]
  13. Same Shit, Different Day [Feat. UG]
  14. Da’ Hustle Don’t Stop [Feat. Edo. G and Fokis]
  15. Maybe It’s Me [Feat. Dres]
  16. Tommy Is My Boy
  17. We Strive [Feat. Dres]
  18. Nobody [Feat. LoVel]

Beatz

  • Pete Rock: 1
  • Dub Sonata and The Extraordinary Gentleman: 2
  • Will Tell: 3, 4, 6, 7, 10, 12, 16
  • Diamond D: 5
  • Nick Wiz: 8
  • IDE: 9
  • Da Beatminerz: 11
  • UG: 13
  • Fokis: 14
  • Dj Scratch: 15
  • Easy Mo Bee: 17
  • Nick Wiz and Will Tell: 18
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