Rome Streetz – Sock It 2 My Pocket

Voto: 4 – –

Tra le numerose voci emerse nel decennio in corso, spesso bazzicando quelle realtà capaci di catalizzare le energie provenienti dall’underground (Soul Assassins e Griselda, in questo caso), un posto di rilievo lo assegniamo a Rome Streetz. Il rapper nato a Londra e cresciuto artisticamente nel Queens svetta su diversi colleghi per via di un talento riscontrabile in ogni pubblicazione realizzata nel corso di quest’intervallo, si tratti delle migliori (“Death And The Magician”, “Coup De Grâce” con Ransom, “Kiss The Ring”) o di quelle destinate un po’ più a tenere viva una competizione oramai giocata anche attraverso la frequenza degli impegni (“Wasn’t Built In A Day” con Big Ghost Ltd, “Trainspotting” con Conductor Williams): pur se compirà quarant’anni a novembre, Jerome è parte di quel filone e ne incarna in pieno molte caratteristiche, a partire appunto dal ritmo tutt’altro che pigro col quale rilascia i nuovi capitoli del proprio operato; dalla sua, però, può vantare una gamma tecnica di alto profilo, superiore alla media per numero di soluzioni possedute e qualità della delivery. La chiamata da parte di una label più strutturata, infatti, non si è lasciata attendere a lungo, considerato che da un paio d’anni la sua The Influenyce Enterprise opera sotto il controllo di Mass Appeal Records.

“Sock It 2 My Pocket” segna l’approdo definitivo di Rome Streetz nell’etichetta fondata da Nas, progetto corposo (quindici brani per una durata di poco inferiore ai tre quarti d’ora), con una giusta proporzione di featuring presenti in un terzo della tracklist e una cabina di regia piuttosto affollata; per quale ragione tutto ciò sia stato confezionato in un artwork che grida vendetta – l’alternate cover variant è senz’altro preferibile – rimane un mistero. Il disco è stato anticipato a maggio da “Cocaine Coltraine”, robusto singolo prodotto da Denny Laflare su uno sporco giro di sassofono e già punteggiato da un’apprezzabile spocchia (<<now I’m the illest motherfucker in this shit, you indigent/been around the globe on some indie shit>>), e a giugno da “High Speed”, scelta forse non del tutto azzeccata per via della strumentale a firma 9th Wonder che pesca nel Reggae di “Basshoven”; nonostante il sound sia in generale all’altezza delle aspettative, l’assenza di un’impronta più omogenea toglie qualcosa in termini di unitarietà e il valore dell’operazione, più che da una visione d’insieme di fatto trascurabile, è dato dalla resa di ciascun episodio.

Che l’impianto tematico e il punto di vista adottato dal Nostro non lascino percepire grosse novità rispetto al passato, è d’altronde un compromesso da accettare a scatola chiusa prima di immergersi in un ascolto che a tratti lascia di stucco. E’ sempre Laflare, l’unico beatmaker coinvolto in più di una traccia, a scolpire i ruvidi contorni di “‘95 Mega On Shrooms”, piccola gemma con Styles P che all’omaggio del titolo abbina la canonica dose di ego (<<want what I got, they’d rather swap shoes/but I swear I would jump off a bridge if I ever was you>>); le orgogliose rivendicazioni di “.22” (<<hearin’ grandma’s prayers, sellin’ Gary a gram of white/grindin’, now we goin’ for Grammys, victory’s in my sight>>) possono godere di un Havoc in gran spolvero; l’intesa con Westside Gunn è cosa nota e “Marathon Or Race” la consolida; “Belt 2 Ass” è un cupo storytelling dai risvolti drammatici (<<two shots tore his world apart, another broken heart/he laid there thinkin’ about his son in daycare/caught up in the game that niggas’ll never play fair/probably should’ve just gave up the chain>>), esercizio grazie al quale Rome riesce a misurarsi con un canovaccio più articolato, conferma di un repertorio che non si esaurisce nel carattere sovente muscolare del suo Rap.

Giunto a una svolta potenzialmente cruciale della sua carriera, l’mc non prende scorciatoie e, distante da formule che possano condurre a delle ipotetiche hit, ne fissa invece quei tratti che l’hanno condotto fino a qui: <<livin’ fast, I don’t know what’s next/now they pay cash for Rome’s cassette>> (l’introduttiva “Yellow Brick Road”) riassume bene delle ambizioni che si sostanziano nella prosecuzione di questo percorso, traducendo in barre esperienze di vita e riflessioni personali (“Dreamcatcher”: <<all I do is put pain on the page with the pen, I’m somethin’ like Stephen King/my nightmare stuck in a dreamcatcher, when I fell asleep God showed me things>>). Se alla partecipazione di .idk. in “Time & Place” corrisponde un lieve incremento di modernità, nella seconda metà di “Sock It 2 My Pocket” si avverte tuttavia un calo di freschezza; non aiuta il pilota automatico innescato da The Alchemist e V Don nelle rispettive prove, rimarcando quanto rilevato sopra: data l’esperienza di Mass Appeal, oltre al presumibile innalzamento di un budget che – se non bastassero i tanti nomi elencati – ha reso possibile anche la convocazione di un certo Pete Rock, ci saremmo aspettati un lavoro più identitario, compiendo quel salto di categoria che viene purtroppo rimandato al futuro.

Sock It 2 My Pocket” è l’ennesima attestazione del livello raggiunto da Rome Streetz, senza aggiungere significativi sviluppi a quanto proposto in precedenza: l’occasione era ghiotta e non è stata sprecata, per una pietra miliare occorre rimanere in attesa.

Tracklist

Rome Streetz – Sock It 2 My Pocket (Mass Appeal Records 2026)

  1. Yellow Brick Road
  2. Son Of A Gun
  3. ‘95 Mega On Shrooms [Feat. Styles P]
  4. Belt 2 Ass
  5. .22
  6. Prada In The Polaroid [Feat. Lloyd Banks]
  7. Cocaine Coltraine
  8. Marathon Or Race [Feat. Westside Gunn]
  9. Dreamcatcher
  10. Time & Place [Feat. .idk.]
  11. High Speed
  12. Shoot Your Trophies
  13. I Don’t Know
  14. Taylor Made Wave [Feat. OX Omni]
  15. Elevate

Beatz

  • Graymatter: 1
  • Pete Rock: 2
  • Denny Laflare: 3, 7, 8
  • Conductor Williams: 4
  • Havoc: 5
  • Heycam: 6
  • Ssllahi: 9
  • Matt To The Future: 10
  • 9th Wonder: 11
  • The Alchemist: 12
  • Karbine: 13
  • V Don: 14
  • Sovren: 15