Rome Streetz and Ransom – Coup De Grace

Voto: 4/4,5

Contestualmente a un’annata musicalmente avara nella capacità di riaccendere particolari entusiasmi, “Heavy Is The Head” e “Death And The Magician” hanno costituito un motivo di fede, una ragione per guardare avanti con fiducia in un panorama troppo spesso privo di novità significative. Per quanto tali detonazioni si siano raramente innescate, hanno comunque propagato fragore ad ampio raggio, dando luogo – appunto – al battesimo del fuoco di un Rome Streetz che meglio di altri ha tinto di freschezza le scure alchimie del tanto leggendario quanto longevo Dj Muggs (in perpetuum gratiam per opere pie come “Ace Of Swords“), così come hanno finalmente rivelato a un pubblico più vasto l’indiscutibile talento di Ransom, abile e carismatico paroliere del New Jersey che in un battito di ciglia può rendere una strofa memorabile, accennando a quei tratti di gloria eterna sfuggiti agli inizi di carriera.

E’ chiaro quindi che “Coup De Grâce” porti con sé tutto il carico del suo significato estrinseco, sigillo di un periodo memorabile per i suoi firmatari, coinquilini all’interno di quel costante parallelismo di due itinerari giunti all’auspicato incrocio. Un’unione celebrata già nei primi mesi dell’anno – Conway li aveva simultaneamente convocati per l’ipnotica “Kill All Rats“, una delle tracce più potenti di “If It Bleeds It Can Be Killed” – diviene non solo una forte espressione di addendi, ma innesca soprattutto un meccanismo di vicendevole completezza: stati emotivi molto accostabili per via di un background biografico che ha molto in comune si mescolano alla congruità della fusione stilistica, un incastro sostanzialmente perfetto dato dal connubio tra la meticolosa eleganza espressa dall’uno e dalla costante energia lirica immessa dall’altro, fattori essenziali per il rispetto di aspettative schizzate in alto sin dal momento dell’annuncio del progetto.

Ambedue i protagonisti giocano la migliore delle partite possibili, cospargendo ogni episodio con tutta la qualità lirica che posseggono. Ransom offre una prestazione autoritaria, pungente, di sorprendente naturalezza: varia la punteggiatura con elasticità (da sentire come vira a metà strofa su “Jet Fuel” o la sopraffina tecnica torrenziale di “Dark Love”), tesse rime doppie, triple, incastona moltitudini di sillabe assonanti legando strofe intere senza mai perdere il senso del testo, utilizzando sovente una marcata creatività nei giochi di parole. Rome Streetz contrasta con personalità del tutto differente, il tono vocale più alto, una tenuta impeccabile dei ritmi metrici anche quando il contesto richiede maggior velocità linguistica, confezionando a modo suo un congruo numero di iperboli verbali grazie all’incisività con cui recita ogni verso. L’imponenza del flusso lirico è tale da indurre la produzione a non disturbare troppo, accomodandosi in seconda fila con un determinante senso di coesione dato dal frequente ripescaggio di sonorità Soul/Funk degli anni settanta che i nove beatmaker coinvolti (i nomi di spicco sono quelli di Animoss, Nicholas Craven e Lord Sear) progettano come se fossero un’unica entità, rivolgendo la massima attenzione all’umore delle tematiche elaborando un magma di densità essenziale per la scorrevolezza del lavoro.

“No Remorse”, primo estratto video dell’operazione, propone un testo imperniato sulla totale assenza di compassione per il nemico, argomentazione che si trasla bene dalla strada alla tipica competizione in ambito Rap, il beat composto da Streezy agisce tramite un piano tenebroso e un inserto di chitarra elettrica, ideale per insaporire un ipotetico paesaggio notturno di quartiere immerso in una coltre di nebbia tagliata a fette da un wordplay che fa centro ovunque (<<subtract a nigga when the math is off/ain’t no passion lost/you did some time on the island, that was your last resort>>). La commistione tra archi e trombe ideata da V Don per “Rooftop Sermons” è il contrappunto di un insieme argomentativo sorretto da tributi a commilitoni di strada scomparsi, adeguamento alla dura realtà della sopravvivenza e riferimenti religiosi incastonati tra sommità di edifici popolari e sudici vani scala. Ascoltando le prime note di “Silent Murderers”, sorretta da archi datati e una piacevole voce femminile, parrebbe di essere finiti dritti dentro “Bo Jackson“: non c’è Boldy James e ci sarebbe stato benissimo, ma le perle non scarseggiano certo (<<streets left me scarred, hundred dollar bills was bandages>>).

E’ tuttavia “Claudine” la chiara vetta del disco, passo che riporta tutte le peculiarità del futuro pezzo classico: V Don sbatte l’asso sul tavolo estraendo un sample di flauto che dona il giusto umore al mesto racconto, per poi passare a una seconda sezione di piano; lo storytelling è eccelso, legato da cambi di narrazione che ogni protagonista, ivi inclusa la concisa ma efficace Che Noir, maneggia con la massima cura regalando diverse prospettive alla storia. E qui Ransom è letale nell’intarsio di parole assonanti che formano, nel giro di poche barre, un quadro completo della situazione generando un gruppo di versi da dieci e lode (<<staircase scriptures and corner store dreams, I’m off the fourth green/I know four fiends, one name is Claudine/when she was fourteen/she worked on them corners where they made whores scream/for more cream she worked at Walgreens and kept the store clean>>).

La pluralità di voci torna d’attualità in “Bandoleros”, ciascuno dei rapper emette minacce sopra tagli sartoriali di cantautorato messicano inscenando una consona atmosfera da narcotraffico, seppure sia evidente come gli ospiti risultino un giretto indietro rispetto ai due primattori (Tyrant non è sempre impeccabile nella tenuta del ritmo; Lou From Paradise è fin troppo simile a Rome Streetz, tanto che a un ascolto disattento addirittura li si confonde). La traccia è in ogni caso tra le più gradevoli del lotto, nonostante non proponga nominativi altisonanti come quello di The Game, assoldato invece per evoluire sul melodico loop di archi e chitarra di “Pray For The Weak”, una presenza che fornisce un pizzico di diversità al contesto, ma non eguaglia certo la qualità lirica complessiva del brano.

Nonostante il concentrato di street Rap criminoso, spocchioso e ambizioso costituisca chiaramente la polpa tematica dell’operazione, rimane il fascino di saper leggere tra le righe tutte le intersezioni emozionali e situazionali che creano un’ideale simbiosi tra due artisti in grado di comprendersi reciprocamente e quindi di congiungersi a meraviglia. Vi sono indizi sparsi un po’ ovunque, ma è solo nella conclusiva “Death Becomes Life”, resa tetramente glaciale da Craven, che i due escono decisamente allo scoperto riesaminando ciascuno con la sua proporzione il rapporto tra vicende personali e la determinante assenza genitoriale, dipingendo il proprio rispettivo quadro personale <<Blame my father, he wasn’t involved with Ran’/delay me and my momma’s plans, but put this paint brush inside of this artist’s hands/…/always knew the game was dirty like a rusty prison shiv/got it by any means I felt that my options was limited/I popped it off, ‘cause you won’t prosper being a timid kid/not having my pops around had an effect on things I did>>).

Quando il gioco si fa spietato, a volte l’unica via d’uscita è quella di riscriverne le regole. Ransom e Rome Streetz chiudono il loro anno più prolifico con l’ennesima prova che caratterizza l’incontenibile voglia di sfondare di entrambi. “Coup De Grâce” non coglie opportunità, le attacca direttamente alla giugulare, si fa largo a cazzotti tra la confusione senza accettare secondi posti, carico della grintosa prepotenza tipica di chi sa fin troppo bene che non può più ritardare il raggiungimento di un traguardo il cui nastro – o quel che ne resta – giace ora sul cemento, fatto a brandelli da una prestazione di grande pregio.

Tracklist

Rome Streetz and Ransom – Coup De Grâce (Momentum Entertainment/Bad Influence 2021)

  1. No Remorse
  2. All I Know
  3. Rooftop Sermons
  4. Claudine [Feat. Che Noir]
  5. Fairwells
  6. Pray For The Weak [Feat. The Game]
  7. Jet Fuel
  8. Silent Murderers
  9. Dark Love
  10. Bandoleros [Feat. Lou From Paradise and Tyrant]
  11. Death Becomes Life

Beatz

  • Streezy: 1
  • Wavy Da Ghawd: 2
  • V Don: 3, 4
  • Mayor: 5, 11
  • Lord Sear: 6
  • Animoss: 7
  • Stack Moolah: 8
  • 1 Man Militia: 9
  • Nicholas Craven: 10
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