Reks – Revolution Cocktail

Voto: 4

Riascoltando i vecchi dischi di Reks, uno dei pensieri ricorrenti che mi tormentavano riguardava la relazione tra le sue grandi capacità liriche e la consistenza del prodotto nel suo insieme, aspetti che non sempre gli hanno reso giustizia in passato. “Revolution Cocktail” è l’ennesima uscita di una copiosa discografia, la quale va a confermare la virata sociopolitica di un mc che continua a rivelarsi prolifico e versatile a livello argomentativo, avvalendosi, al contrario di “Straight, No Chaser” e “Rebelution”, di tante teste differenti per comporre i beat, mischiando molto bene sonorità di differente estrazione; scelta a mio modo di vedere decisiva per la riuscita di quest’ultimo disco.

L’album è lungo, forse un filino troppo per la pazienza dell’ascoltatore occasionale, ma una volta digerito a dovere quanto offerto resta continuamente la sensazione di un lavoro completo e soddisfacente, molto più consono, rispetto ai titoli prima citati, alle tante qualità che il rapper di Lawrence, Massachusets, ha da offrire a livello lirico e testuale. Reks riempie le sue barre gonfiandole fino al massimo della capienza, utilizzando la consueta cascata di parole e dosando con attenzione le occasioni in cui alza la rapidità nella dizione, una sua specialità. Gioca intelligentemente con le rime mostrando grande abilità nel legare le linee, in special modo ricorrendo a sillabe assonanti tra l’ultima parola di una barra e la prima di quella successiva. Propone temi riflessivi e attuali, effettuando varie disamine sulla scena Hip-Hop odierna e su come la stessa sia stata abilmente mistificata dall’industria musicale. Parla di esperienze dirette toccando aspetti come l’amore, la coerenza e la fiducia, inserendovi diversi pezzi originati dalla critica sociale che guarda da vicino la situazione della collettività di colore, ricordando con dolore e rabbia alcuni episodi che ancora oggi rappresentano ferite aperte per le minoranze – come l’assassinio di Amadu Diallo – e che prendono le dovute distanze dai simbolismi fasulli da sempre abbinati ai valori americani.

Da questo punto di vista, sono altamente significativi pezzi come “Flags” e “Trust Us”, i quali sottolineano come i vantaggi siano sempre a disposizione delle stesse classi sociali nonostante il presunto progresso, mentre “The Molotov”, nonostante il titolo possa trarre in inganno, non è che una comparazione metaforica riferita alle capacità incendiarie del rapper al microfono e fa parte di una piccola serie di pezzi che utilizzano una specifica figura (l’Elettronica “Forrest Gump”, la potente “Run DMC”) per permettere poi al testo di spiegarne il significato simbolico, momenti nei quali Reks sciorina tutta la sua abilità battagliera quale ulteriore dimostrazione della sua grande versatilità stilistica. La maturità dell’artista gli permette di effettuare lucide analisi sul mondo dell’Hip-Hop senza cadere nella trappola della critica gratuita, lo dimostrano la saggezza con cui è costruito il testo della meravigliosa “Ahead Of My Time” e la volontà di “M.M.T.R.” nel voler dare una grossa svegliata a quanti si sono fatti aggirare da gente di dubbio gusto che si vede su MTV. Avvicina nuovi picchi qualitativi quando si pone nella sfera personale, la sua capacità di assemblare testi prende ad esempio il largo in “Unbreakable Me”, che parla di sentimenti, e “Judas”, il cui titolo ne anticipa esplicitamente il contenuto.

Musicalmente, la decisione di assoldare una quindicina di produttori per stendere i beat si rivela senza dubbio vincente rispetto alle collaborazioni monotematiche del passato. L’album dimostra che è possibile far coesistere sonorità dalle fondamenta dure assieme a diverse sezioni cantate (e qualche cantatina se la fa anche lui, con risultati nient’affatto malvagi), che se altrove non sono altro che un fastidio, qui trovano invece una collocazione ideale, specie se abbinate a particolari tematiche. C’è posto tanto per composizioni più vicine al moderno (i synth di “Flags”) quanto per elementi di stampo più classico, che si spingono fino a espliciti riferimenti old school (“The Molotov”, “Winners & Survivors”), momenti dinamici (“Poster Child” e il suo flauto alla Jurassic 5) si alternano a temi più tranquilli, perfetti per scavare nei propri pensieri e ricordi (“Forever Era”, “I Remember”, la già citata “Ahead Of My Time”), senza poi tralasciare motivetti davvero contagiosi (“Friends With Benefits”).

“Revolution Cocktail”, composto da ventidue tostissime tracce senza skit, ha il merito di cancellare quella fastidiosa sensazione di incompiutezza di cui si parlava nelle prime battute della recensione e attesta tutto il talento di un mc dall’ampio arsenale tecnico, di creatività lirica in perenne fermento, di ampiezza tematica invidiabile; un artista che a ogni sua nuova pubblicazione riesce a imprimere tutta la dedizione di cui dispone e che per questo merita la longevità di cui si può fregiare la sua carriera.

Tracklist

Reks – Revolution Cocktail (No label 2013)

  1. Revolution Is Here
  2. The Molotov
  3. Flags
  4. Mighty Mouse Trap Rap (M.M.T.R.)
  5. Run DMC
  6. Judas
  7. Trust Us [Feat. Bishop Lamont]
  8. Due Diligence
  9. Only Lonely [Feat. EZDread]
  10. Unbreakable Me
  11. Ahead Of My Time [Feat. C Scharp]
  12. Golden [Feat. J Tronius and EZDread]
  13. Forrest Gump
  14. Fools Gold [Feat. J Nic$, BoyCott Blues and EZDread]
  15. I Remember [Feat. Big Pooh]
  16. Winners & Survivors
  17. Showoff Forever
  18. Poster Child [Feat. The Benchwarmers Clique]
  19. Melancholy [Feat. Sin and Singapore Kane]
  20. Friends With Benefits/Dial Tone
  21. Caged Bird [Feat. EZDread]
  22. Forever Era [Feat. J Tronius]

Beatz

  • MoSS and Pro Logic: 1
  • Soul Searchers: 2, 5, 19
  • Numonics: 3, 7, 20a
  • Anthem and Vintage: 4
  • Lee Bannon: 6
  • A3: 8, 15
  • Introspective Minds: 9, 14, 21
  • The Arcitype: 10, 12
  • ATG: 11, 20b
  • EZDread: 13, 22
  • Deli: 16
  • Jewbei: 17, 18
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