Redman – Muddy Waters Too
Era una notte buia e fredda, la neve cadeva a fiocchi, le case si scaldavano grazie al tepore emanato dalle stufe a legna e il Natale era oramai alle porte; mancava solo il tocco finale, quello che dona felicità a bambini e adulti, tutti agitati per il grande arrivo. L’aria proveniente dal camino aveva un aroma particolare e a un certo punto si percepiva come una presenza, la quale poco dopo piombava giù tutta sporca di fuliggine, con un grosso blunt acceso in bocca e occhiali da sole, smerciando dissacranti rime a volontà. Di Santa Claus nessuna traccia: al suo posto ecco il Grinch del Rap, attrezzato della sua tipica scorrettezza morale e delle sue frequentazioni non esattamente etiche, portando nel sacco un regalo desiderato per lunghi anni, “Muddy Waters Too“. Annunciato in un numero di occasioni che si avvicina solo al fantasmagorico “Detox”, rinviato sin dalla notte dei tempi (se n’era parlato per la prima volta nel 2011), persino illusorio nel momento stesso in cui Redman, più o meno quattro anni fa, andava a rilasciare diversi singoli che avevano riacceso le speranze e accresciuto il mormorio, il seguito di uno dei dischi più amati dai fan dell’Hip-Hop è divenuto realtà nella notte di Natale del 2024, una strenna di ottanta minuti e ben trentadue brani (comprensivi dei soliti, esilaranti skit), quantità con la quale Reggie Noble ha pensato di ripagare la lunga ed estenuante pazienza esercitata dai suoi molteplici affezionati. Pure noi, per restare sul tema, ne avevamo annunciato la recensione nel nostro best of dello scorso anno, perdendolo poi per strada: quale miglior momento per recuperarlo, se non durante le festività natalizie, a un anno esatto dalla sua pubblicazione? Sarà riuscito Redman nella missione in cui tanti colleghi hanno fallito, a volte anche miseramente, realizzando un degno sequel per una delle sue più grandi opere? Bene, dato che il temporaneo distacco dal lavoro lo concede, andiamo a riesaminarlo con intatta curiosità.
Il primo dettaglio che balza all’occhio è un notevole stato di forma, una carica di energia invidiabile per un rapper di oltre cinquant’anni, nonché una capacità d’intrattenimento col punto esclamativo. Redman non ha perso nulla nel computo delle sue capacità tecniche e liriche, anzi fornisce costantemente l’impressione di non volersi accontentare di quanto già consegnato alla storia e di voler accettare nuove sfide, vergando le sue strofe in territori nuovi e disomogenei, tanto per chiarire che quel too non deve necessariamente contenere riferimenti al primo volume – si limita a farlo nella grafica di copertina – né tantomeno scopiazzarlo così, tanto per fare, modalità che non si addice per nulla alla sua creativa personalità. Apprezzabile, nonostante non nascondiamo sia impegnativa, la decisione esecutiva di porre in circolo un album che mette sostanzialmente assieme la durata di quattro EP di oggi, ponendo in chiaro quale possa essere la destinazione del prodotto che Redman ha concepito, come è chiaro che questa sia inevitabilmente legata a chi ascoltava il Nostro anche più di trent’anni fa, quando i dischi duravano un’ora e non c’era il cellulare a distrarre ogni due minuti dall’esperienza. In quest’ora e venti, Reggie piomba come una macchietta irriverente da un’influenza all’altra, senza lasciare la minima traccia del vecchio Funk Doctor Spock, ripresentandosi invece con un’adrenalina totalmente rinnovata, misurandosi con differenti tipi di beat, i quali saltano di palo in frasca senza preoccuparsi di nulla, all’insegna della piena espressione della propria indipendenza e versatilità artistica, a maggior ragione potendo vantare un notevole contributo alla causa e godendo dei frutti del lavoro passato come meglio crede.
Reggie ha ancora parecchia voglia di festeggiare e possiede vigore da vendere, asserzione brillantemente corroborata dalla prima porzione di brani, i quali danno forma a un principio sorprendentemente coinvolgente, dove la parola energia risiede alla base di ogni proposta formulando le basi per definire un grande ritorno e alimentando un sentimento collettivo che la vecchia guardia ha già esternato in diverse occasioni, pur faticando a raggiungere un livello di grinta simile a questo. “Da Fuck Goin On” è appositamente breve, serve a suonare una carica che non accenna a smettere nel prosieguo del cammino; “Whuts Hot” sbatte sul tavolo l’esperienza, sottolineando che qui non c’è più nulla da imparare, ma solo da insegnare; “Jersey” e il suo indovinato sample vocale lasciano spazio a ritmiche alte e infettive, mettendo in fila giovanotti incapaci e hater con rime sprezzanti e colorite, rinsaldando la collaborazione tanto con Rockwilder, quanto con l’altro Blues Brother, quel Method Man grazie al quale l’ammiccante essenza giamaicana sprigionata da “Lalala” si trasforma in un singolo che ha già cementificato una posizione di rilievo nella vasta carrellata di successi dei due.
La trasversalità del disco è testimoniata dalle sue forti virate, per qualche minuto si naviga nel Funk moderno modellato da Sermon per “Ignant”, costruzione di puro laterizio che costituisce il punto di contatto più vicino al vecchio “Muddy Waters”, ma poi è un attimo farsi travolgere dalle onde di episodi più ballabili come “Hoodstar”, altro revival in chiave attuale con Faith Evans al ritornello, un’ode al sound R’n’B degli anni novanta che si annoda in maniera del tutto inaspettata al classicismo di “Don’t Wanna C Me Rich”, stuolo di rime da navigato esperto del gioco esercitato sopra il beat di “Luck Of Lucien”. Che Redman non tema nulla lo si sa da tempo, per cui è giusto dare spazio pure ai riusciti esperimenti Trap di “Gheddo Motivation” e “Im On Dat Bullshit”, giusto per chiarire che si possono ricavare delle strumentali molto valide anche dai suoni metallici e dai sintetizzatori più alla moda, basta sapere come rimarci sopra a dovere.
La sua poliedricità si estende anche a influenze West Coast, chiaramente intuibili sia nella possente “Pop Da Trunk” che in “Kush”, sessione di fumo consumata con Da Doggfather in persona, ma in un battito di ciglia si torna alle origini, parte un nuovo ritaglio di “Rapper’s Delight” ed ecco sfilare le personalità più importanti del New Jersey per una posse cut senza precedenti, “Lite It Up”, sentito omaggio a Newark ed East Orange, ma visto che di talenti non ce n’erano a sufficienza, ecco giungere Sheek Louch a condire le inebrianti trombe di “Dynomite” e KRS-One a coadiuvare un’autentica mina, “Looka Here”. Poteva infine mancare il settimo episodio di una delle saghe Rap più conosciute al mondo? La risposta la fornisce “Soopaman Luva 7”, con tanto di intro ed epilogo, nel mezzo di uno storytelling irresistibilmente farsesco, in particolare per le notorietà scelte quali protagonisti della vicenda. Se poi non si riesce a farsi catturare da cosucce come “Booyaka Shot” al primo ascolto, si consiglia vivamente di farsi vedere da uno di quelli davvero bravi.
Certo, qualcosa qua e là lo si sarebbe pure potuto tagliuzzare, ma la missione è comunque da ritenersi ampiamente compiuta. Redman suona rinvigorito, i suoi siparietti strappano più di qualche risata, le rime tagliano, giocano, indispettiscono squisitamente ogni pensiero morale, mentre la musica attraversa qualsiasi stile venga a mente in quell’istante. “Muddy Waters Too” sarà anche stato concepito come successore, ma la sua qualità più evidente è proprio il non condividere assolutamente nulla con l’originale, dando luogo a un disco che, limitatamente alla fase di carriera più recente di Reggie Noble, spicca nettamente sul resto per varietà e capacità di divertire, anche a un anno dalla sua uscita.
Tracklist
Redman – Muddy Waters Too (Riveting Music/Gilla House 2024)
- MW2 Welcome
- Da Fuck Goin On
- Whuts Hot [Feat. Oran “Juice” Jones II]
- Jersey
- Fat Shirley (Skit)
- Lalala [Feat. Method Man]
- Dont You Miss
- Ignant
- Uncle Quilly
- Aye
- Hoodstar [Feat. Faith Evans and Kid Capri]
- Don’t Wanna C Me Rich
- Im On Dat Bullshit
- Da Trunk (Skit)
- Pop Da Trunk
- Gheddo Motivation [Feat. Oran “Juice” Jones II]
- Dynomite [Feat. Sheek Louch]
- Wave
- My Weed’s Been Taken (Skit)
- Kush [Feat. Snoop Dogg]
- Booyaka Shot
- Goofy [Feat. Ke Turner]
- Obama Stick Up [Feat. Affion Crockett]
- 1 O’Clock
- Lite It Up [Feat. Artifacts, Channel Live, Heather B., Lady Luck, Lords Of The Underground, Naughty By Nature, Nikki D, Queen Latifah, Rah Digga and Shaquille O’Neal]
- Wudeytauknbout
- Why U Mad [Feat. Mr. Cream and Runt Dawg]
- Soopaman Luva 7 (Skit)
- Soopaman Luva 7 [Feat. Mélanie Rutherford]
- Soopaman Luva 7 Continue
- Looka Here [Feat. KRS-One]
- Smoke Wit Me
Beatz
- Redman: 1, 2, 5, 9, 14, 17, 19, 23, 25, 28, 31
- Khrysis and Redman: 3
- Rockwilder: 4, 11, 15, 18, 20, 24, 26
- Redman and Vinyl Frontiers: 6
- Erick Sermon: 7
- Theory Hazit: 8, 30
- Tall Black Guy: 10
- Redman and Dez The Producer: 12
- Teak Underdue: 13
- Redman and Chris Pinset: 16
- Redman and Theory Hazit: 21
- Mike & Keys: 22
- Rick Rock: 27
- Redman and Rockwilder: 29
- Dj Static and Seige Monstracity: 32
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