Public Enemy – The Evil Empire Of Everything

Voto: 3,5

Per i Public Enemy il duemiladodici è stato un anno particolarmente prolifico a livello di uscite discografiche, sono ben due infatti gli album pubblicati a pochi mesi di distanza con “The Evil Empire Of Everything” designato come secondo, programmato per l’ultimo quadrimestre dell’anno da poco trascorso. Una strategia di marketing specifica, come si evince dalle dichiarazioni degli autori, che avevano già presentato titolo, copertina e tracklist in tempi non sospetti e molto vicini alla prima immissione sul mercato, “Most Of My Heroes…“, con la necessaria precisazione che i due progetti non si sarebbero dovuti considerare l’uno il seguito naturale dell’altro (altrimenti sarebbe stato più consono farne un doppio CD); piuttosto, una somma notevole di materiale che finalmente aveva trovato la sua giusta collocazione temporale, oltre che rappresentare un degno festeggiamento per i venticinque anni di attività di una delle band Hip-Hop più importanti di sempre.

L’attacco è come sempre frontale, gli anni passano ma la costante persecuzione perpetrata nei confronti delle grandi falle di un presunto grande sistema è viva e vegeta e si snoda attraverso l’espressione di rabbia per episodi di ingiustizia razzista, di disagio per la commercializzazione di una Cultura che avrebbe ben altro da dire e l’avversione verso una tecnologia che sembra sempre più impadronirsi delle menti degli esseri umani. Chuck D ha obiettivi da colpire sempre molto precisi, la veemenza con cui denuncia cerca di riportare la concentrazione della comunità su aspetti che la superficialità odierna tende a lasciare nei bassifondi, sentirlo operare al microfono è sempre un gran piacere pur denotando, come in quasi tutti i recenti dischi targati P.E., una certa tendenza al ripetere un po’ troppo determinati concetti.

Il materiale degno di nota è sufficiente e già questo è un buon segnale, vista la quantità di lavoro espressa in uno spazio temporale ridotto: la collaborativa “Don’t Give Up The Fight”, che assolda Ziggy Marley, è una traccia molto ben strutturata attraverso strofa, bridge e ritornello, mentre la bella strumentazione live sostiene le rime reazionarie; “…Everything” colpisce nel profondo, è un P.E. Blues ispirato da Otis Redding che analizza in maniera brutalmente onesta la reale importanza degli ottenimenti della carriera e della vita ed è chiara l’intenzione di prendere le distanze da fa musica solo per gli agi che ne conseguono; la struttura schematica semplice delle strofe che compongono 1 (PEace) è ben bilanciata se pesata assieme a un beat possente, caratterizzato da un giro di chitarra elettrica – che qui è spesso di casa – e una bella batteria suonata.

Molto carina è la rivisitazione in chiave Hard Rock, in collaborazione con Tom Morello e Henry Rollins, di “Rightstarter” (qui chiamata “Riotstarted!”), traccia memorabile di “Yo! Bum Rush The Show”, che colpisce nel segno prefiggendosi di rinverdire il suo messaggio per la comunità nera attualizzandone il suono, mentre di concezione esattamente contraria è 2 (ResPEct), che salta indietro di decadi e decadi ritrovando il suono della vecchia scuola (un po’ il ruolo di “RLTK” in “Most Of My Heroes…”) grazie all’aiuto di una leggenda ancora troppo poco conosciuta come Davy DMX. E se in apertura si parlava di esatta collocazione temporale, ecco che l’inclusione di “Say It Like It Really Is” trova un suo senso, il pezzo è difatti risalente al duemiladieci, scritto in concomitanza ai cinquant’anni di Chuck D, e sottolinea che la lotta non deve limitarsi al sistema, ma va estesa anche agli status fasulli, al materialismo e all’ignoranza culturale, tematiche che trovano spazio pure in “Broke Diva” e “Notice (Know This)”, queste ultime non troppo incisive a livello musicale.

Curiosa e inusuale la scelta di lasciare il microfono a ospiti pressoché sconosciuti in due particolari episodi, che presentano diverse similitudini concettuali e musicali. “Beyond Trayvon” parla esplicitamente dell’assassinio di Trayvon Martin, l’ennesimo fatto di cronaca a sfondo razzista che ha di recente portato nuova rabbia tra gli afroamericani, e si avvale della partecipazione del collettivo NME SUN, composto dai figli di alcuni dei membri del gruppo nel tentativo di accomunare questi sentimenti tra diverse generazioni, con un risultato di mcing tuttavia mediocre. Di simile struttura sonora, molto libera e variabile di strofa in strofa, è “ICEbreaker” (gioco di parole dove ICE sta per immigration customs enforcement), la quale svolge un argomento poco discusso come l’immigrazione dai confini messicani, avvalendosi della collaborazione di un mc locale, Sekreto, che propone la sua strofa in spagnolo, ma ancora una volta la qualità delle rime non è eccelsa e si lascia forse troppo spazio a piccoli cloni di Chuck. Nell’insieme, trova giusto spazio “31 Flavors”, la quale propone un Flavor Flav davvero in forma, che cavalca alla grande un beat dai bpm improvvisamente alti, una necessaria ventata di relax nel mezzo di argomenti che impegnano costantemente la mente.

Come tutti i dischi recenti dei Public Enemy, “The Evil Empire…” presta il fianco a qualche passaggio a vuoto, a qualche ripetizione lirica, all’assenza di quella grossa quantità di noize (a dire il vero presente in “Most Of My Heroes…”) che ha sempre caratterizzato le uscite leggendarie del gruppo. Nel complesso, però, le considerazioni positive superano di gran lunga quelle negative, il che dà conferma del fatto che i Public Enemy possiedano sempre innumerevoli idee da trasmettere e che il loro livello di attenzione nei confronti delle ingiustizie e la loro sensibilità verso la comunità cui appartengono non abbiano conosciuto stop, nonostante l’inesorabile trascorrere degli anni.

Tracklist

Public Enemy – The Evil Empire Of Everything (Enemy Records 2012)

  1. The Evil Empire Of…
  2. Don’t Give Up The Fight [Feat. Ziggy Marley]
  3. 1 (PEace)
  4. 2 (ResPEct)/Spit Your Mind (Part I)
  5. Beyond Trayvon
  6. …Everything [Feat. Gerald Albright and Sheila Brody]
  7. 31 Flavors [Feat. Rampage]/Spit Your Mind (Part II)
  8. Riotstarted! [Feat. Henry Rollins and Tom Morello]
  9. Notice (Know This)
  10. ICEbreaker [Feat. The Impossebulls, Kyle Jason, Sekreto, True Math As Sgt. Hawke]
  11. Fame/Spit Your Mind (Part III)
  12. Broke Diva
  13. Say It Like It Really Is/Spit Your Mind (Part IV)

Beatz

  • Dj Pain 1 and Divided Souls Entertainment: 1
  • Gary G-Wiz: 2, 6, 8, 9
  • Dj Johnny ‘Juice’ Rosado: 3
  • Davy DMX with the co-production by Professor Griff and C-Doc: 4
  • Professor Griff with the co-production by C-Doc: 5
  • Felony Muzik with the co-production by C-Doc, Professor Griff and Flavor Flav: 7
  • C-Doc: 10
  • Chuckie Madness with the co-production by C-Doc, Professor Griff and Flavor Flav: 11
  • Sammy Kin: 12
  • Dj Johnny ‘Juice’ Rosado with the co-production by C-Doc and Professor Griff: 13

Scratch

  • Dj Lord: 1
  • Dj Johnny Juice: 3
  • Davy DMX: 4
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