Pharoahe Monch – W.A.R. (We Are Renegades)

Voto: 3,5/4 –

Tra “Internal Affairs” e “Desire” trascorrono otto anni, tra quest’ultimo e “W.A.R.” ne sono bastati solo quattro; non c’è che dire, il faraone ha dimezzato nettamente le proprie tempistiche e di questo passo nel duemilatredici potrebbe essere la volta del suo quarto disco solista… Battute a parte, quando Troy Donald Jamerson (trentanove anni il prossimo ottobre) entra in uno studio di registrazione, l’Hip-Hop è in trepidazione: del passato negli Organized Konfusion non occorre dire molto, perché è già storia; rispetto alla successiva carriera senza Prince Po, invece, resta l’impressione che i pareri non siano sempre così concordi. In particolare, proprio come per “Desire”, da “We Are Renegades” mi ritengo mediamente più soddisfatto rispetto a una fetta consistente di recensioni apparse in rete a ridosso della sua pubblicazione; non che sia un disco perfetto nel senso più stretto del termine, sia chiaro, tuttavia di ascolto in ascolto se ne possono cogliere senza difficoltà intelligenza, originalità (in dosi adeguate) e, tranne poche eccezioni, solidità musicale. Vediamo nel dettaglio ciascun punto.

Sulle tecniche multisillabiche di Pharoahe Monch si è scritto (e ricalcato) in abbondanza, ciò che nel corso degli anni è in parte cambiato attiene all’utilizzo fattone dall’mc, in passato più orientato alla battaglia lirica e all’estremismo metrico (lasciatemi passare l’espressione), oggi maggiormente attento alla totalità dell’interpretazione e a tematiche di carattere politico e/o sociale. Diciamo che abbiamo di fronte un Hip-Hop dichiaratamente adulto, che riesce a far convivere analisi interne alla scena stessa (i due minuti ininterrotti di “Evolve”: <<pardon if it sounds a little wheezy, not Wayne, motharfuckas, I got asthma it’s not easy>>) e scambi di microfono da manuale (“Assassins”, felice collaborazione al fianco di Jean Grae e Royce Da 5’9″) con la rabbia e la ferocia della titletrack (Immortal Technique accende la miccia nel refrain: <<we are renegades, this means W.A.R., sixteenth bust to break unjust laws, overthrow regimes in the name of the cause, renegades, never slaves, this means W.A.R., one hundred percent, uncut raw, fuck limited freedom, nigga we want more, the machine is corrupted, down to the core, rebel army motherfucker, this means W.A.R.>>; il faraone rincara: <<I got a middle finger for mass media, mute the news, ’cause when the gun draws, you see familiar views, which gives me the right to break the rules, say fuck radio if the people can’t pick and choose>>) o le contraddizioni denunciate in “Clap (One Day)“.

Si tratta di una formula abbastanza rodata, è vero, ma non sempre altrettanto efficace. La differenza è data da un’esposizione molto lineare, che scansa le solite allusioni a paranoie e cospirazioni la cui tangibilità è spesso discutibile, come dal ricorso a soluzioni tutt’altro che ovvie. Mi viene subito da pensare ai due assoli di chitarra presenti in “W.A.R.” e “The Grand Illusion (Circa 1973)”, insolitamente ben inseriti in un disco Hip-Hop, o alla bella chiusura a cappella su “Clap”, peculiarità stilistiche di una produzione maestosa pur se, come si diceva, non sempre di adeguata incisività. Mentre “Internal Affairs” faceva chiaro riferimento al minimalismo della Rawkus (o comunque di quella fase lì) e “Desire” strizzava l’occhio alla Detroit di Black Milk, “W.A.R.” ha invece un sound più vario: senza grandi sbavature il collaudato boom bap di Exile, Marco Polo (fa suonare da Dio ogni batteria), Mike Loe e Fatin Horton, M-Phazes si aggiudica quattro apparizioni e nel caso di “Clap” è da applausi; meno intriganti gli interventi di Sam I Am (“Haile Selassie Karate” è un po’ troppo madlibiana), Lion’s Share Music Group e, sorpresa, un Diamond D a corto di idee. Discorso a sé per Eric Krasno e Adam Deitch, che per “The Grand Illusion” ripescano nuovamente i King Crimson, ma tutto sommato lo fanno con eleganza e fantasia.

Ancora una volta, precisamente la terza, non possiamo parlare di un capolavoro; ancora una volta, però, consiglio di non pronunciarsi al secondo o terzo ascolto. Una valutazione seria e prudente, ferma restando la soggettività dei gusti, Pharoahe Monch la merita tutta. Anzi, la esige.

Tracklist

Pharoahe Monch – W.A.R. (We Are Renegades) (W.A.R. Media/Duck Down Music 2011)

  1. The Warning [Feat. Idris Elba]
  2. Calculated Amalgamation
  3. Evolve
  4. W.A.R. [Feat. Immortal Technique and Vernon Reid]
  5. Clap (One Day) [Feat. Showtyme and Dj Boogie Blind]
  6. Black Hand Side [Feat. Styles P and Phonte]
  7. Let My People Go
  8. Shine [Feat. Mela Machinko]
  9. Haile Selassie Karate [Feat. Mr. Porter]
  10. The Hitman
  11. Assassins [Feat. Jean Grae and Royce Da 5’9″]
  12. The Grand Illusion (Circa 1973) [Feat. Citizen Cope]
  13. Still Standing [Feat. Jill Scott]

Beatz

  • Pharoahe Monch: 1
  • Lion’s Share Music Group: 2
  • Exile: 3
  • Marco Polo: 4
  • M-Phazes: 5, 10, 11, 13
  • Mike Loe: 6
  • Fatin “10” Horton: 7
  • Diamond D: 8
  • Sam I Am: 9
  • Adam Deitch and Eric Krasno: 12
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