Pete Rock – Soul Survivor II

Voto: 4/4,5

Girovagavo, come ogni tanto mi capita di fare, tra le nostre recensioni, più che altro per imbattermi in quelle che ho mancato di leggere o per approfondirne altre lette in tutta fretta e molto tempo fa. Arrivato alla g, ritorno sulle vecchie cose dei Gang Starr e, non so com’è, ma ogni volta che penso a Premier subito mi piomba in mente Pete Rock; facile, sono i due migliori produttori Hip-Hop di sempre e no, non esagero, smentitemi se riuscite, quindi la connessione è più che legittima. E allora vado anche alla p di Pete Rock, passando dalle collaborazioni con C.L. Smooth, da “Soul Survivor” e quindi fino a “Soul Survivor II”… No, un momento, “SSII” non è stato recensito! Bene, ci penso io.

Tralasciando ogni informazione sul superproducer newyorkese, che già dovreste conoscere a menadito, mi piace porre l’attenzione su quest’album paragonandolo (lo so, non si fa) al primo capitolo del progetto, non per annichilirlo o smontarlo, ma per sottolineare come, a mio parere, i due siano fondamentalmente diversi, ma non per questo qualitativamente così distanti. A colpire è anzitutto la tracklist e i grandi nomi che si alternano tra loro dividendosi il microfono; è evidente che sul primo capitolo Mr. Phillips abbia decisamente puntato su un arsenale anticarro, affidandosi alle rime di mostri sacri della scena dai quali è quasi scontato aspettarsi grandi cose – e così è stato. “Soul Survivor II” prende una piega diversa e il produttore decide, magari attirandosi le occhiatacce di alcuni fan più rigidi, di coinvolgere anche rapper meno conosciuti o che comunque, all’epoca, non rivestivano ruoli di prima fila. Certo, Pharoahe Monch, C.L. Smooth, GZA e RZA non sono degli sconosciuti, ma Kardinal Offishall, Little Brother, Postaboy, Krumbsnatcha e Skillz non erano i primi della lista che vi sarebbero venuti in mente pensando a un disco di Pete Rock, il quale invece riesce a produrre il beat perfetto per tutti i suoi ospiti, facendo ben figurare chiunque. E chi lo sa, magari ci sarebbe riuscito anche con qualcuno dei nostri.

Così, Kardinal Offishal, forse conosciuto per uno stile più reggaeggiante e festaiolo, si trova a suo agio su una base dal ritmo pimpante, dai bassi pieni e costruita con il suono di uno strumento a corde pizzicato, mentre i Postaboy non perdono la loro vena da club grazie a una base (ebbene sì) perfetta per tutti i dancefloor del globo – ma non immaginatevi synth spinti o clap ripetuti fino allo sfinimento: Pete mette assieme campanelli, cassa possente e una battuta molto coinvolgente che non smette di far muovere la testa e sballottare le chiappe. Lo stesso discorso può essere applicato a tutte le tracce dell’album e mi soffermo in special modo su “Head Rush”, dove RZA e GZA si trovano a pennello grazie a un beat dalle vaghe rimembranze Wu, quindi su “Warzone”, che grazie al continuo variare delle ritmiche e dei campioni ricrea un mood da battaglia perfetto per i ribelli Dead Prez, infine su “Da Villa”, traccia nostalgica e che sugli ottoni e il rullante potente trova gli Slum Village in gran forma.

Proprio quest’ultima traccia mi dà lo spunto per dire che, a differenza del primo capitolo della saga, “SSII” rappresenta ciò che davvero il nostro Pete ama, dal punto di vista musicale: se nel volume precedente molti suoni erano selezionati per meglio abbinarsi alle caratteristiche e alle personalità degli ospiti, qui sembra proprio che il beatmaker abbia deciso di proporre un album fatto e finito per il proprio stile e gusto. Ecco allora che a farla da padrone sono sample Soul che si snodano in archi dolci, strumenti pizzicati, tagli di trombe e sax dal sapore vintage, sino ai campioni vocali e alle batterie semplici ma perentorie. Pulizia e precisione allo stato puro, così come solo lui è in grado di fare, tanto da avvicinarsi un po’ più alle scelte stilistiche dei primi prodotti in coppia con Smooth. E forse è proprio per questa ragione che inizialmente ho faticato ad assimilare “SSII”, perché mi aspettavo qualcosa di troppo vicino a “Soul Survivor”; ma il tempo e il numero di ascolti mi hanno riportato sulla retta via indicatami con precisione dal grandissimo Peter Phillips.

Tracklist

Pete Rock – Soul Survivor II (Rapster Records 2004)

  1. Truth Is [Feat. Black Ice]
  2. We Good [Feat. Kardinal Offishall]
  3. Just Do It [Feat. Pharoahe Monch]
  4. Give It To Ya [Feat. Little Brother]
  5. It’s The Postaboy [Feat. Postaboy]
  6. It’s A Love Thing [Feat. C.L. Smooth and Denosh]
  7. One MC One DJ [Feat. Skillz]
  8. Beef [Feat. Krumbsnatcha]
  9. No Tears [Feat. Leela James]
  10. Head Rush [Feat. RZA and GZA]
  11. Fly Till I Die [Feat. Talib Kweli and C.L. Smooth]
  12. Warzone [Feat. Dead Prez]
  13. Da Villa [Feat. Slum Village]
  14. Niggaz Know [Feat. J Dilla]
  15. Appreciate [Feat. C.L. Smooth]

Beatz

  • Pete Rock: 1, 2, 4, 5, 7, 9, 13, 14
  • Pete Rock with the co-production by Charles “Stitch” Wilson III: 3
  • Pete Rock with the co-production by Jamey Staub: 6, 8, 10, 11, 12, 15
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Cazza

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