Onyx – Onyx 4 Life

Voto: 4 –

Il Rap non sarà mai l’opera. Non si commetta però il grande errore di pensare che la voce per un maestro di cerimonia sia unicamente un mero accessorio attraverso il quale inchiostrare un beat con le proprie strofe. La voce conta; è marchio e firma. E la storia recente ci sta insegnando, facendo ricorso al metodo più brutale tra quelli previsti nel suo vademecum, quanto questa sia importante. Shock G, DMX, Prodigy, Nipsey Hussle, Phife Dawg, Sean Price, Heavy D, Guru… In comune hanno il fatto che non abbiamo più modo di ascoltare le loro voci, se non premendo play sulle loro vecchie incisioni. Alcune si erano già assopite per conto proprio, altre erano state messe in disparte dalle dinamiche di una macchina infernale che mastica e sputa i suoi miti senza tanti complimenti (incensandoli puntualmente solo quando non hanno oramai più modo di ascoltare elogi e lodi). Tutte, però, hanno lasciato il segno e tutte si sono spente troppo presto.

Al netto dei nuovi filoni stilistici, se c’è una cosa che si può davvero rimproverare all’Hip-Hop del nuovo millennio è la rarefazione di quelle texture vocali iconiche di cui i tanto amati anni novanta erano invece tappezzati. Quelle voci da cui potevi prendere in prestito anche solo un paio di parole, per poi graffiarle sul vinile e far ruotare le teste con la naturalezza di un Nas che ti percula sul sample di Apache. Avete presente, no? E Sticky Fingaz e Fredro Starr rientrano con pieno merito nella categoria.

Quella degli Onyx è una parabola anomala; che si è sgonfiata (paradossalmente) proprio quando il loro uomo immagine ha dato alle stampe quella chicca spesso dimenticata che è “Black Trash”. Durante il cambio di millennio, le bal-hedz del Queens non hanno saputo trovare una propria collocazione. Forse per loro l’ecosistema si era fatto troppo sgargiante e luminoso; e così, come per tanti altri patrizi di quell’epoca, le loro tinte color dell’asfalto hanno rapidamente virato verso il seppia di una vecchia foto sbiadita. Perlomeno fino a quando il sodalizio con gli Snowgoons non ha fatto suonare la sveglia (e mai titolo fu più azzeccato di quel “#Wakedafucup). Qualche anno dopo, eccoci arrivati a Onyx 4 Life; e la sostanza, lo diciamo con grande soddisfazione, non è cambiata.

Questi bravi ragazzi, che oramai ragazzi più non sono, bazzicano la scena da una vita e sono tutt’oggi integralisti nella loro filosofia. Loro non ammiccano mai alle nuove tendenze; piuttosto gli fanno un occhio nero. Anche due, all’occorrenza. E la quarantina di minuti che ci propongono è da impacchi di ghiaccio sugli occhi tanto quanto lo erano i ringhi primordiali di “Throw Ya Gunz”; perché buona parte di questa roba, più che suonare come i nineties, pare proprio essere uscita da quel decennio. E, per quanto ne sappiamo, magari qualche pezzo è davvero saltato fuori dopo aver accumulato polvere in un cassetto dimenticato. La prova del nove sta nell’effetto shuffle: puoi prendere una manciata di brani, buttare tutto in una playlist con altrettante pescate da “All We Got Iz Us” e “Shut ‘Em Down”, shakerare per benino e ne verrà fuori una miscela gustosa, dal retrogusto stagionato e del tutto priva di grumi. E sono sincero: non me l’aspettavo proprio.

Non mi aspettavo che ascoltando la bieca “We Take” mi sarei ritrovato a sentir fluire nelle vene quel rilascio di fomento e adrenalina che si innescava quando Fredro attaccava con <<I’m America’s nightmare, young, black and just don’t give a fuck>>, facendo il verso a O-Dog in “Last Dayz”. Non mi aspettavo che nel 2021 si potesse mettere in scena una sorta di “The Worst” parte seconda genuina e credibile come invece è stato fatto convocando Cappadonna, il decimo generale, nell’ipertrofica “Ha Ha Ha” (dove Sticky se ne esce con quella <<take niggaz out like a fucking clean version>> che ha già il posto fisso nella top 5 delle punchline di quest’anno). Più in generale – e qui ci scappa anche il grande kudos a Dj Audas per il sapiente smanettare dietro le macchine – non mi aspettavo che avrei respirato le tipiche atmosfere alla something-bad-is-going-to-happen che vengono invece esalate da “South Side”, “The Whole World” e “Hard Shit”. Il tutto senza avvertire nell’aria il minimo tanfo di naftalina. Una figata!

E così, di riflesso, “Onyx 4 Life” ossequia un’altra grande tradizione perduta che un tempo costituiva invece la norma: la fiducia nell’acquisto a scatola chiusa. Quella che – non ce ne vogliano i più giovani, cresciuti tra gli scaffali digitali di iTunes e l’all you can eat di Spotify, tutto a portata di polpastrello – ti faceva montare sull’autobus il sabato pomeriggio, coi soldi in tasca, diretto verso il tuo negozio di dischi di fiducia, sapendo già che non avresti rimediato una fregatura. Anche questa è una bella sensazione. E in un momento storico in cui l’Hip-Hop sta perdendo la sua voce è più che mai vitale preservare quelle che ancora, dopo decenni, hanno qualcosa da dire.

Tracklist

Onyx – Onyx 4 Life (X-Ray Records 2021)

  1. The Whole World
  2. Ahh Year [Feat. Mad Lion]
  3. Ha Ha Ha [Feat. Cappadonna]
  4. We Take
  5. South Side [Feat. Panama Pl]
  6. Snitches Get Stitches
  7. We Got Chu [Feat. Planet Asia]
  8. Hold It Down
  9. Boom Bash
  10. Hard Shit [Feat. Sickflo and Snak The Ripper]
  11. Afficial Nast
  12. Demon Time
  13. Coming Outside

Beatz

All tracks produced by Dj Audas and Onyx

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