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O.C. – Bon Appetit

Voto: 1,5

Signore e signori, è con estremo dispiacere che mi appresto a parlare molto male di un album di O.C., dunque se la cosa vi turba siete invitati a non proseguire nella lettura. Rewind: 1994, era l’anno dell’esordio di Omar Credle, giovane mc di Brooklyn che, con l’aiuto di tale Buckwild, produttore del Bronx, metteva in piedi quel capolavoro senza tempo che è conosciuto come “Word…Life”. Tra sfighe varie & eventuali (tanto per cambiare, gli è fallita l’etichetta, la gioiosa Wild Pitch, che ha messo fuori il primo di Lord Finesse e il primo dei Gang Starr: ma come si fa a fallire con un roster del genere?!), il buon Omar prende tempo per riflettere e mettere in scena il suo secondo album, quello che solitamente è il banco di prova. Le aspettative erano altissime e “Jewelz” (1997) vince e convince. Nel frattempo, il nostro aveva continuato a incidere singoli con la D.I.T.C. e a esporsi in alcuni featuring in cui il suo talento splendeva più che mai (“Respect Mine” sull’album di Pete Rock, tanto per dirne uno).

Allora quando, nel 2001, ti capita in mano un bel vinile targato O.C. preceduto da un singolo simpatico come “Bonafied”, quando lo giri e vedi che le produzioni sono quasi tutte di Buckwild, quando sulla copertina non trovi puttane, champagne, spiagge e via dicendo, immagini di essere a posto. Metti su ‘sto dischetto e senti un intro della Madonna in cui sembra di essere finiti, chessò, tipo in “Shaft” – e dici cazzo, sì; poi però parte il primo pezzo: doccia fredda. Una base che non ha nerbo, l’ospite (tale A Bless) fa tutto tranne che benedire, copia O.C. con la carta carbone e, nonostante ci sia qualcosa d’interessante nella chiusure delle rime, la voglia di skippare è a livelli pericolosi. La situazione è da prognosi riservata anche in “Dr. Know”, brano prodotto da Lord Finesse sotto acido pesantissimo, con una mano sola e le orecchie tappate (sennò non si spiega), interpretato in maniera sterile da O, per di più con una voce filtrata che sembra quella degli annunci negli aeroporti: seconda doccia fredda, ci si comincia a preoccupare. In ordine sparso, sono secchiate d’acqua anche gli interventi dei Ghetto Dwellaz (facciamo una raccolta di firme per farli smettere di rappare?) e altri ospiti sconosciuti che di sicuro non saranno ricordati per il contributo dato in questa sede. Mamma mia, Caporetto in confronto era niente!

E ora voi utenti del buon vecchio RapManiacZ non potrete evitare di chiedervelo: ma si salva qualcosa? Eccazzo… Ragazzi, è sempre O.C., non è mica dj Flash! Premettendo che lui rimane una roccia (e si sente nei pezzi più concettuali, tipo “Paradise”, in cui ci sono gli echi più forti dell’Omar dei bei tempi) e che Buckwild ogni tanto si ricorda di essere Buckwild, basta fare il numero di telefono di A.G. e il risultato è “Weed & Drinks”, un pezzo che definire devastante è poco, in cui A&O si lasciano andare ad amenità varie sul tema (A.G. parla del suo amico fumo: <<and I should stop but at this point it’s too late>>; O.C. caldeggia invece l’alcool: <<take a sip A, that weed>>; e finiscono d’amore e d’accordo con un bel: <<O.C. and A.G., yo, we’re drinkin’ and smoking>>); oppure “Utmost” e “Psalm 23”, nelle quali su una base tagliente e intensa il Nostro si lascia andare a un ricordo di Big L in sedici barre davvero micidiali.

In conclusione, il disco non è brutto in generale, ma è un brutto album di O.C. (che è peggio): dopo aver viziato i palati dei consumatori con una ricetta classica (rime, metafore, chiusure, arroganza, stile, contenuti, tutto supportato da beat per cui ogni mc darebbe un braccio), non può mancare l’ingrediente principale a cui ci aveva abituato, la compattezza, la coscienza cioè che quattordici pezzi di O.C. erano quattordici pezzi da urlo. Insomma, hai voglia di augurarci buon appetito, ma se poi ci servi un pranzo in cui la pasta è scotta, la carne è una suola di scarpa e il vino è un Tavernello da pochi centesimi, va tutto di traverso. Alla luce dei risultati fin qui raggiunti e del fatto che, a parte i soliti noti, una cazzata nella vita la commettono tutti, attendo con rinnovata fiducia il prossimo disco: Omar, per favore, non mi deludere. Ti ringrazio anticipatamente, tuo Lorenzo.

Tracklist

O.C. – Bon Appetit (JCOR Entertainment 2001)

  1. Intro
  2. Back To Cali [Feat. A Bless]
  3. Soul To Keep
  4. Dr. Know
  5. Bounce Mission
  6. Bon Appetit [Feat. TL and Uni]
  7. Doin, Dirt
  8. Get It Dirty [Feat. D Flow and Party Arty]
  9. Utmost
  10. Respect Tha Drop
  11. Weed & Drinks [Feat. A.G.]
  12. Paradise
  13. Psalm 23
  14. Bonafied (CD Bonus Track) [Feat. Jay-Z]

Beatz

  • Buckwild: 2, 3, 6, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14
  • Lord Finesse: 4
  • Ahmed: 5, 7
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