Nas – The Lost Tapes
No cameos, no hype, no bullshit. Senza usare mezzi termini, ecco lo slogan di Nas per questo gioiellino. Lo intitola “The Lost Tapes” ma, a parte la copertina, non ha proprio niente a che fare con un banale tape: non ve lo verranno a proporre per strada a un modico prezzo, non include né intro, né pezzi da club, né outro, bensì musica per orecchi raffinati e pronti ad ascoltare questo stellare mc del cui talento non vi sono dubbi. L’atipicità del disco sta nel fatto che tutti i pezzi furono registrati un po’ per “I Am” e un po’ per “Stillmatic”, ma non vennero inseriti in nessuno dei due pur essendo facilmente reperibili in internet; lo dichiara lo stesso artista in un’intervista: <<these songs are famous for never having been officially released>>.
La prima traccia è “Doo Rags”, dove Nas fa quello che gli riesce meglio e cioè ricordare la sua infanzia nel ghetto, senza però arrivare al suo benestare attuale come farebbero tanti altri mc: vuole solo raccontarci gli anni ottanta dal suo punto di vista, mentre la voce scivola dolcemente sulle note del pianoforte in loop. L’esatto opposto lo ritroviamo in “Blaze A 50”, dove ci vengono raccontati degli aneddoti di infedeltà, tradimenti, assassini tra persone ricche, il tutto quasi senza respirare, cantato con rabbia, senza interruzioni, senza ritornelli, senza tanti giri di parole: lascia senza fiato, Nas ha una capacità grandiosa nello storytelling, vuole che l’ascoltatore sperimenti, senta, viva tutto quello che ci narra… E ci riesce.
Brano oltremodo degno di nota è “Black Zombies”, in cui Nas rende cronaca di molti problemi sociali che colpiscono la sua comunità, dà contro ai mass media senza pensarci troppo, implicitamente ci fa intuire un certo studio delle teorie di Malcolm X facendolo con intelligenza e incita alla ribellione contro l’afroamericano stereotipato (<<all we are is dope dealers, and gangstas and hoes?>>) che si vorrebbe mostrare al mondo. Il beat di Hill è ben equilibrato, non è banale ma nemmeno troppo grasso e non distoglie l’attenzione dalle liriche.
Ci sono forse due pezzi che stonano un po’ col resto di “The Lost Tapes” e si tratta di “No Idea’s Original” ed “Everybody’s crazy”: nel primo c’è un sample preso da una canzone di Barry White che rende la base abbastanza carina, ma voce e beat non vanno esattamente a nozze; nel secondo, tecnicamente le liriche sono perfette, ma c’è qualcosa nel flow che non convince. E poi c’è ancora una traccia nascosta, “Fetus”, in cui Nas ci fa sbirciare nell’ombelico di Ann Jones nel 1973 e… Non si può spiegare, bisogna ascoltare ogni singola parola.
E non intendo solo di “Fetus”, ma di tutto l’album, da <<pushin drop-tops…>> a <<…motherfuckers>>. E se avete fatto lo stesso con “Illmatic”, capirete cosa intendo.
Tracklist
Nas – The Lost Tapes (Ill Will/Columbia Records 2002)
- Doo Rags
- My Way
- U Gotta Love It
- Nothing Lasts Forever
- No Idea’s Original
- Blaze A 50
- Everybody’s Crazy
- Purple
- Drunk By Myself
- Black Zombies
- Poppa Was A Playa
- Fetus (Hidden Track)
Beatz
- Precision: 1
- The Alchemist: 2, 5
- L.E.S.: 3, 4, 6
- Rockwilder: 7
- Hill: 8, 10
- Alvin West: 9
- D-Dot: 11
- Trackmasters: 12
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