Nas & Damian Marley – Distant Relatives

Voto: 5

All’interno del booklet campeggia la seguente frase: a people without the knowledge of their past history, origin and culture is like a tree without roots. Direi che è sufficiente per poter inquadrare l’idea dei due artisti e accompagnare l’ascoltatore verso un viaggio storico, spirituale e mistico nelle loro origini, nella cultura della vecchia madre terra, la culla dell’umanità: l’Africa. Certo, a un primo impatto si potrebbe pensare che riunire in un unico lavoro il miglior rapper di tutti i tempi (per me è così) e il figlio minore, ma sicuramente più degno di raccoglierne l’eredità, di una leggenda come Bob Marley, sia garanzia di successo. Sbagliato. Troppo spesso progetti musicali come “Distant Relatives” hanno fallito nella più totale inespressività e soprattutto nella mancanza di unione d’intenti. Ed è appunto qui che Nasir e Damian vanno a segno, dove tutti gli altri hanno fallito; i due hanno qualcosa da raccontare, lungo il medesimo filo conduttore: le proprie origini.

Tra le innumerevoli pieghe dell’album è possibile scorgere un’infinità di storie, a partire dallo strazio causato dall’instabilità politica e sociale che coinvolge l’Africa (“Tribes At War”<<tribal war, we not want no more that, every man deserve to earn and every child deserve to learn>>), passando per le accuse a quei leader o presunti tali che hanno il compito di portare un popolo verso la libertà e la pace, senza sottovalutare che ognuno può essere leader per se stesso e per le scelte, libere, della propria vita (“Leaders”<<who do I follow? Who do I copy? Look into the mirror and it’s you, I see look at me everything new like it fresh from the factory, everything you do? Impact me/…/when I grow up I want to be like you exactly>>). Da ciò viene poi abilmente sviscerato il discorso sullo sfruttamento che le popolazioni africane sono costrette a subire, per la gloria e l’avidità di pochi (“Dispear”<<the master, the masses, one has power, the other one lacks it, guns are power controller by assets owned by financial forecasters, who are the masters? They are the gangsters>>).

Si potrebbero trovare spunti ovunque, ma lo spazio a disposizione sarebbe troppo poco per continuare l’analisi di ogni concetto (esposto in maniera impeccabile, conscia e argomentata da Nas e Jr. Gong); la scelta migliore per approfondire lo studio è ascoltare con attenzione ogni strofa dei due. Tecnicamente, data l’elevata classe in gioco, c’è poco da eccepire; per quanto riguarda le liriche e il cantato ci troviamo di fronte a due guru dei singoli generi e in pratica nulla va loro rimproverato. L’intera produzione musicale è poi dello stesso Damian Marley, con l’assistenza, in tre tracce, del fratello Stephen; ed è proprio questo l’aspetto che più mi ha positivamente sorpreso: ogni composizione eccelle per la perfetta commistione tra i generi dei due interpreti, creando una miscela equilibrata ed estremamente solida, che vede sullo stesso piano la convivenza tra batterie Reggae e Hip-Hop, riff di chitarra e campionamenti mirati, senza che una parte ecceda o soffochi l’altra.

E da qui scaturisce la grandezza dell’album: l’equilibrio, quasi i due avessero sempre lavorato insieme, come fossero fratelli o avessero origini comuni. Album dell’anno? Secondo me, certamente; ma soprattutto una pietra miliare destinata a restare nella storia del Rap, del Reggae e della musica in generale.

Tracklist

Nas & Damian Marley – Distant Relatives (Universal Republic/Def Jam Recordings 2010)

  1. As We Enter
  2. Tribes At War [Feat. K’Naan]
  3. Strong Will Continue
  4. Leaders [Feat. Stephen Marley]
  5. Friends
  6. Count Your Blessings
  7. Dispear
  8. Land Of Promise [Feat. Dennis Brown]
  9. In His Own Words [Feat. Stephen Marley]
  10. Nah Mean
  11. Patience
  12. My Generation [Feat. Lil Wayne and Joss Stone]
  13. Africa Must Wake Up [Feat. K’Naan]

Beatz

All tracks produced by Damian “Jr. Gong” Marley except tracks #4, #9 and #11 by Stephen Marley

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Cazza

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