Mick Jenkins and greenSLLIME – A Black Ass Kung-Fu Flick

Voto: 3,5/4 – –

Ecco com’è andata: ascoltavo da diversi giorni “Wavo Forever” di Hus Kingpin e stavo per ricavarne un’idea di recensione, la quale si sarebbe tradotta in una sostanziale bocciatura non della scaletta in sé, comprendente brani in media anche validi, ma di un progetto nato a partire da materiale edito, carente sotto il profilo dell’omogeneità e raggruppato secondo un solo criterio, ovvero la partecipazione di membri del Wu-Tang Clan (il collettivo nel suo insieme) sia alle macchine che al microfono. L’ispirazione, forse perché in concreto non è che ci fosse molto altro da dire, era però modesta, tanto che, una volta incrociata sul web l’evocativa cover di “A Black Ass Kung-Fu Flick”, ho ritenuto opportuno abbandonare il tentativo e svoltare in favore di quest’ultimo. L’album è realizzato in duo da Mick Jenkins e greenSLLIME, entrambi originari di Chicago: il primo, attivo da una quindicina d’anni, è già comparso nei nostri radar affiancando Statik Selektah, Black Milk, Your Old Droog e Wax Tailor, il secondo, che ha una discografia meno fitta, non lo conoscevamo; qui si dividono le strofe, con quest’ultimo che gestisce pure gran parte dei suoni.

Cominciamo dal primo estratto video, “Tai Chi”. Il sample Jazz ha un’impostazione molto classica, pianoforte, contrabbasso e piattini, il taglio è tuttavia sghembo, innescando quasi un moto ondulatorio che viene subito domato da greenSLLIME, flow preciso e scrittura più ricca di immagini (<<they said I had a old soul, acting like I been here before/but there ain’t nothing like the first time you seen snow/raining in my room, there’s holes in my roof >>), il beat cresce con cassa e rullante e subentra Mick Jenkins (è quello più grosso, le note alte della voce sono aspre), che tende a spezzare le barre in proposizioni meno lineari. Questo per introdurre alcune caratteristiche che ritroveremo nel corso dei venticinque minuti totali, poco ascrivibili a un particolare sottogenere e apprezzabili proprio perché, scansando una certa formulaicità, posseggono quel tocco di originalità che nell’underground tende sempre più spesso a vacillare: “White Belts” (così sul retro del vinile, mentre il titolo riportato su Even, unica piattaforma impiegata per la distribuzione, è “White Belts In The Way”) ricorre a una strumentale drumless, ma senza cascare in quel mood soporifero che aleggia in una sfilza di uscite odierne, “Creamed Corn” si addentra in scenari complicati giocando un po’ di sponda quando, invece della solita atmosfera tesa, abbina al racconto un campione che vira verso l’allegria, con quei pa-pa-pa e uh-uh-uh che si alternano al giretto melodico – per dirne un paio.

Il riferimento alla blaxploitation e al kung-fu, parecchio marcato nel concept grafico, non va preso troppo alla lettera. E’ sicuramente riconoscibile un tratto cinematografico, narrativo, utilizzato per stemperare e rendere meno asfittico il resoconto di una Windy City che è la vera costante del disco: nelle descrizioni dettagliate di “Vincennes”, su un bel giro Funk privo di batteria, nel clima cupo e minaccioso di “Iron Lungs”, cui contribuisce Conductor Williams (di nuovo, l’edizione fisica è un filo approssimativa nell’elencazione dei crediti), e in “Jungle”, che cita l’incipit di “The Message”, le scene si svolgono su un set perimetrato da precise indicazioni geografiche (vie, luoghi), rafforzando l’idea che storie e personaggi non siano di pura finzione – tant’è che qualche passaggio potrebbe risultare ostico, almeno sul versante della fruibilità di ciascun richiamo. Non siamo, insomma, dalle parti dei Mobb Deep, né il registro è quello più estremo e grottesco di molto Gangsta Rap; l’impressione è che, con le rispettive singolarità stilistiche, Mick Jenkins e greenSLLIME diano sfogo a una vena tematica abbastanza libera, non pretendendo di ergersi a portavoce dei disagi e delle difficoltà – comunque presenti nei loro testi – di un’intera comunità.

Anche per questa ragione, “A Black Ass…” può essere gustato semplicemente a partire da una solida resa riscontrabile in ogni componente dell’interazione; e il pensiero non può che correre a “Basically”, traccia dal piglio hardcore che meriterebbe quel pizzico di visibilità tale da innescare un fruttuoso passaparola in ambito underground: la produzione, energica e minimale, ha un’irresistibile andatura ubriaca, una piccola hit nella quale l’esagerazione e l’intrattenimento (<<nine joints gone, smokin’ on the best tree/five Point Palm Exploding Heart Technique/I could whoop Jackie Chan and Jet Li/lil’ ass nigga hit you with the .40>>) sono il cardine di un pezzo che funziona da sé, non importa cos’abbia da dire (nulla!) se la potenza raggiunge livelli simili. Discorso spendibile altresì per l’introduttiva “Kaiju” e “Not Guilty”, a conferma di un approccio che va a segno con pari efficacia nella totalità di una tracklist abbastanza lineare, sebbene non sprovvista di sfumature.

Fate una prova: nella migliore delle ipotesi, vi verrà voglia di approfondire la conoscenza di Mick Jenkins e greenSLLIME; o magari è la peggiore, dato che di lavori recuperabili ce n’è più di qualcuno. Nessuno indispensabile, sia chiaro, ma di questi tempi – magri – possiamo accontentarci.

Tracklist

Mick Jenkins and greenSLLIME – A Black Ass Kung-Fu Flick (No label 2026)

  1. Kaiju
  2. White Belts
  3. Tai Chi
  4. Creamed Corn
  5. Iron Lungs
  6. Jungle
  7. Basically
  8. Not Guilty
  9. Vincennes
  10. STFU

Beatz

  • greenSLLIME: 1, 2, 4, 6, 7, 8, 9, 10
  • BURM: 3
  • Conductor Williams: 5
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