Masta Ace – The Falling Season

Voto: 4

Masta Ace - The Falling SeasonCorreva l’anno 1988 quando Duval Clear, in arte Masta Ace, veniva posto per la prima volta sulla mappa dell’Hip-Hop newyorkese per mano dell’allora onnipotente Marley Marl. Da allora, precisamente da quell’apparizione sulla leggendaria “The Simphony”, è trascorsa parecchia acqua sotto i ponti che contornano la Grande Mela, tanta storia è stata scritta e molti esponenti di punta di un periodo qualitativamente fantastico non sono riusciti a mantenere attivo il loro nome all’interno della scena. Masta Ace, al contrario, a quasi cinquant’anni d’età è un rarissimo esempio di artista iconico tanto in gioventù quanto nell’attualità e il suo ritorno in studio di registrazione è rappresentato da un nuovo concept album autobiografico che racconta il periodo trascorso alle scuole superiori.

Originalità della tematica svolta e una prestazione di alto livello tecnico e concettuale rappresentano i netti punti di forza dell’ennesimo picco qualitativo di una discografia di eccezionale consistenza, ascoltare “The Falling Season” significa ritrovarsi a sfogliare un libro suddiviso in piccoli capitoli, nel quale l’ordine cronologico degli eventi è coerentemente rispettato racchiudendo gli eventi principali e le loro ramificazioni collaterali all’interno del quadriennio della high school. I pezzi che compongono la scaletta offrono tantissimi spunti di riflessione, facendo immedesimare l’ascoltatore nei panni di un ragazzino spaesato, intimidito dalla situazione e che cerca di farsi forza con un’apparenza sfrontata, la quale in realtà serve solo da meccanismo di difesa, sottolineando così la necessità di una crescita affrettata e delineando brillantemente un’ambientazione circostante pericolosa e mentalmente stressante, spostando l’attenzione secondo necessità sui vari personaggi che danno vita a questa interessante storia.

Pezzi come “3000 Avenue X” mettono in scena sin dalle prime battute del disco la consueta e magistrale capacità di Ace nell’assemblare una strofa ricolma di rime multisillabiche, assonanze sparse ovunque e tecniche di spezzamento delle parole per renderle assimilabili a livello sonoro senza perderne il significato, come pure evidenziano delle capacità descrittive che, con il passare del tempo, sono rimaste di gran lunga superiori alla media. Per capire meglio ciò, basti pensare alla minuziosità dei dettagli che esplicano il frettoloso processo di selezione della scuola, il quale oltre a raccontare un preciso episodio vi abbina i connotati culturali e razziali della vicenda: <<Yeah, my mom’s saying “no way you going to Jefferson/that’s a school where kids be sneaking their weapons in”/around here, Jeff is where they gon’ put ya/or Maxwell but they ain’t even got football/10 more points and I would have gotten into Brooklyn Tech/oh well, what other schools are we looking at?/It’s Midwood and South Shore and Edison/they all full, so no way they gon’ let us in/Fort Hamilton High School is dumb far/that’s like two trains and a bus or one car>>. Mettiamoci un ottimo beat che campiona delle voci in coro che funzionano alla grande e una prima strofa affidata a sorpresa a Your Old Droog, lodevole nello svolgere il suo compito con abilità, e l’avventura si apre nel migliore dei modi.

Il bivio mentale di Masta Ace è il medesimo che tanti ragazzini afroamericani devono affrontare tutti i giorni, un concetto che viene spiegato molto bene nella parte centrale dell’album, dove intervengono molti simbolismi ed efficaci cambi di regia. “Young Black Intelligent (Y.B.I.)” è un pezzo spettacolare dove emergono tutte le insicurezze di una matricola che cerca di inserirsi in un ambiente ostile e pone efficacemente in contrasto la tentazione di percorrere violente scorciatoie con l’intenzione di seguire le regole per ottenere la possibilità di vivere un’esistenza tranquilla ed istruirsi, la più grande delle vittorie per un ragazzino del ghetto cresciuto da un solo genitore. La capacità di esprimersi per metafore è macroscopica in “Mr. Bus Driver”, traccia musicalmente vivace ed accattivante, raccontando l’osservazione degli ambienti presenti nel percorso tra casa e scuola, le situazioni di degrado e le persone disperate viste dal finestrino, individuando poi nel guidatore la persona chiave per la sopravvivenza e trasformandolo improvvisamente nel soggetto del tema. Il bus è il concetto portante anche della figurativa “Labyrinth”, la quale raffigura un percorso irto di pericoli che il testo paragona abilmente a un gioco, nonché di “Bang Bang”, che attraverso l’utilizzo di Cormega a recitare la parte del cattivo racconta i frequenti passaggi sul mezzo di criminali pronti a tutto pur di guadagnarsi illegalmente da vivere.

Nel mezzo di momenti tenebrosi che spostano l’attenzione a qualche particolare figura osservata dal protagonista facendo emergere una storia secondaria pertinente alla principale (“Mother’s Regret”) e nel pieno della brutale perdita dell’innocenza (“Say Goodbye”, in coppia con un ottimo Wordsworth), c’è spazio pure per qualche tematica più leggera, dov’è possibile ritrovare Masta Ace dilettarsi nell’affrontare un battle Rap molto divertente contro Torae e una scuola rivale (la ben congegnata “High School Shit”), oppure testi concettualmente elevati nei quali la lezione di matematica diventa il pretesto per prendere i numeri e usarli per immaginare una sfavillante carriera nell’Hip-Hop (“Math Class”), come pure un piccolo omaggio alla old school degli anni ottanta (“Total Recall”). E, dato che di adolescenza parliamo, è logico trovare anche una tempesta ormonale che Ace riassume in maniera a dir poco esilarante: <<she’s the captain in the cheerleading team/got more hips and wave more ass than the rest of ’em/damn! It’s like she busting out of uniform/she got me walking ’round the school with the unicorn>> (“Juanita Estefan”).

La parte finale è molto emozionante e rappresenta una giusta celebrazione di tutti gli ostacoli superati per ottenere i traguardi desiderati, il diploma e la sopravvivenza. “Nana” è un ricordo familiare dolcissimo di chi oggi non c’è più ma che all’epoca ha offerto l’unico punto di riferimento sicuro, “Glorification” porta con sé molteplici significati onorando il ragazzino di colore che ha sovvertito i pronostici trovando una via d’uscita dalla strada attraverso l’apprendimento, fino a giungere all’eccellente “Story Of Me”, sunto di una carriera mai prona alle tentazioni dell’industria (<<I could have said Whoop there it is>>), è il manifesto dell’integrità artistica, di una vita non semplice ma vincente, la dimostrazione definitiva che il lavoro duro paga sempre, anche in quei tanti momenti in cui viene da pensare il contrario. E, mentre la forte intensità del pezzo appena menzionato si ferma qualche secondo per lasciare spazio a un canto, il momento diventa addirittura poetico, parole come <<I looked around and then came the yellow tape/I decided to sit on chrome and accelerate/and after that, I knew they wanted me gone and singing a swan song but I decided to let ’em wait>> scorrono come se fossero dei titoli di coda, accompagnando verso la conclusione un disco interamente prodotto da KIC Beats, già coinvolto per il più recente dei progetti eMC e che offre un suono opportunamente unitario per un album i cui pezzi sono tutti concettualmente legati tra loro.

Il sound è complessivamente ben studiato ed orchestrato, gran parte dei brani possiedono ritornelli cantati in modo molto gradevole ed armonioso (un’eccezione? L’indigesto Pearl Gates…), usufruendo di una giusta commistione tra sintetizzatori e campioni, creando un insieme di beat che c’entra con successo l’obiettivo di accompagnare le dense emozioni evocate da alcuni testi, dando vita a pezzi talvolta magnifici (“Nana”, “Young Black Intelligent”, “Mother’s Regret”) e facendo presto dimenticare giusto un paio di momenti così così, che ricalcano troppo fedelmente soluzioni già utilizzate nel recente passato (“Bang Bang” sembra uno scarto di “The Tonite Show”) o che sarebbe stato meglio non proporre neppure (il beat di “Juanita Estefan” è tranquillamente cestinabile, facendo scolorire l’omaggio a “Bonita Applebum”).

“The Falling Season” è un disco molto profondo, di cui ci si appassiona facilmente, un’opera che fa vibrare le corde più sottili, che stimola l’immaginazione offrendo una sceneggiatura curata con una maestria degna di un mc straordinario, il quale dopo aver quasi centrato il filone dorato (<<I almost got the nineties by the throat>>, ammette, senza però rimpiangere nulla) rimane una delle stelle più grandi e luminose di quel grande firmamento chiamato Hip-Hop.

Tracklist

Masta Ace – The Falling Season (M3/HHV.de 2016)

  1. Summer’s End (Skit)
  2. 3000 Avenue X [Feat. Your Old Droog]
  3. Welcome To The Bay (Skit)
  4. Young Black Intelligent (Y.B.I.) [Feat. Pav Bundy, Hypnotic Brass Ensemble and Chuck D]
  5. Me & AG [Feat. A.G.]
  6. Team Tryouts (Skit)
  7. Labyrinth (Frankie Beverly) [Feat. LT]
  8. Mr Bus Driver [Feat. Nikky Bourbon]
  9. Mothers Regret [Feat. Queen Herawin]
  10. Math Class (Skit)
  11. Mathematics
  12. Coach’s Speech (Skit)
  13. Say Goodbye [Feat. Wordsworth and Pav Bundy]
  14. Bang Bang [Feat. Cormega and Beej Gordy Brooks]
  15. Hall Pass (Skit)
  16. Juanita Estefan [Feat. Stricklin]
  17. Battle Talk (Skit)
  18. High School Shit [Feat. Torae]
  19. Nana [Feat. Deion]
  20. Total Recall [Feat. World Famous Supreme Team]
  21. Outroduction (Skit)
  22. Coronation
  23. Story Of Me [Feat. Pearl Gates and Denez Prigent]
  24. Outtakes

Beatz

All tracks produced by KIC Beats

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