Marco Polo – PA 2: The Director’s Cut

Voto: 4

Sono passati ben sei (!) anni dalla pubblicazione di “Port Authority”, raccolta di debutto firmata da quello che allora era un produttore emergente di ottime capacità e oggi risulta essere uno dei punti di riferimento di quella porzione di scena che ama i suoni classici della costa est, un architetto di beat capace di prendere la torcia da colossi come Premier – che ha ispirato Marco e numerosi suoi colleghi – e fare di quello stile un fondamento su cui sviluppare la propria personalità artistica. Non che il producer canadese trapiantato a New York ci abbia lasciato senza alcunché durante questa lunga attesa, d’altra parte, maniaco della perfezione com’è lui, per ogni progetto comprendiamo sia richiesto l’ammontare di tempo che ci vuole, fatto sta che a testimonianza del seguito che Marco Bruno si è creato negli anni il secondo volume di “Port Authority” è stato, di fatto, uno dei due/tre dischi più attesi di questo duemilatredici.

Ma l’attesa era un male necessario perché, come ogni suo prodotto, “PA 2” è stato lavorato con minuzia e lasciato a stagionare giù nel basement per poi vedere la luce una volta raggiunto il grado di qualità desiderato. I risultati? Per la maggior parte rispecchiano le vertiginose aspettative fornendo una nuova infornata di classici istantanei, c’è altresì una soddisfacente quantità di materiale che si colloca con decisione sopra la media e infine un gruppetto di tracce che avrebbero potuto anche non presenziare, tanta è la differenza di qualità rispetto al resto delle proposte – e la parziale mancanza di scrematura di qualche episodio è alla fine il solo neo imputabile all’album.

Considerazione che diventa evidente quando si analizza una prima parte in cui i pezzi da head nodding compulsivo si susseguono con rapidità mortifera, mentre la seconda frazione non riesce a trasmettere la stessa intensità, se non saltuariamente. Già la partenza è fulminante, abbiamo l’onore di risentire gli Organized Konfusion riuniti e Pharoahe Monch non lo tiene nessuno, lancia strali di rime multisillabiche da sfasciare un reggimento sopra un batteria secca dove si intersecano sporchi sample di piano e trombe; pochi terzetti sarebbero poi stati più adatti di Slaine, Ill Bill e Celph Titled per sviluppare strofe sul concetto di “Savages”, dove sarcasmo, crudezza e propensione alla sfida si mescolano idoneamente a uno dei tre beat migliori dell’album; ma anche le signorine sanno menare le mani, lo dimostra Rah Digga poco dopo, i suoi non sono calci nei denti, vanno dritti nel sedere, i suoi versi sono traboccanti di energia e tecnica, mostrando peraltro un ottimo esempio di epistrofe nella seconda strofa.

“Astonishing” lo è di nome e di fatto, fa girare la testa. La scelta dei campionamenti è magistrale e due dei migliori performer del “PA” originale, Large Pro e O.C., qui ritornano nella stessa traccia per un quartetto da urlo completato da Inspectah Deck, che in dischi non suoi fa sempre figuroni, e Tragedy, cui viene assegnata la strofa di chiusura (e che chiusura!): la situazione odora di singolone a chilometri di distanza e chiama a gran voce un video che speriamo si decida prima o poi di realizzare, altrimenti andremo a raccogliere le firme. Tale eccellenza di esecuzione ritorna d’attualità nel finale, che vede un emozionante omaggio a Guru scritto da Talib Kweli in maniera eccellente, da godersi linea dopo linea, mentre la chiusura è a dir poco pazzesca, con Masta Ace, A.G. e Posdnuos che sembrano attorniati da un’aura magica (sarà il sample?), tutti e tre lasciano giù barre da sentire in loop.

Nel mezzo di questo spessore si trovano pezzi in ogni caso molto gradevoli come “West Coast Love”, accoppiata targata Compton formata da due pezzi grossi come Eiht e King Tee; Marco dimostra di saper pestare duro anche usufruendo di un coro R’n’B (“Wrong Girl”); Last Emperor e la sua impersonificazione dell’mc cybernetico è sicuramente consona alla natura orchestrale del beat (“6 Trill”); e una citazione di merito va data pure a Breeze Brewin (Juggaknots), che tocca un argomento sensibile come quello del rapporto genitori/figli, e ai Doppelgangaz, che raccontano di miseria e vagabondaggio su una base dal sapore psichedelico. Dopo la “Intermission” parlata di Rapaport, della cui presenza si poteva sinceramente fare a meno visto che infesta l’album coi suoi what? Large Pro is on this album? Man! e via discorrendo, iniziano tuttavia i cali di tensione: Malcolm e Martin non fanno un granché per farsi notare e li si passa via di fretta, i Gangrene non spiccano per abilità liriche e sono per giunta penalizzati da un beat mediocre, “Sucka Free” sarà pure una glorificazione della rima ignorante, ma le performance di Stax e Poet sono davvero di basso livello.

Il punto di discussione di “PA 2” sta tutto qui e, pur rispettando la grande etica lavorativa di Marco Polo, viene da pensare che non servano ottanta minuti di musica per dimostrare la propria creatività – a meno che non siano tutti della stessa qualità. Nonostante ciò, è un altro gran disco di uno dei produttori che sta fortemente segnando quest’epoca, perciò l’acquisto a scatola chiusa è d’obbligo.

Tracklist

Marco Polo – PA 2: The Director’s Cut (Soulspazm Records 2013)

  1. 3-O-Clock [Feat. Organized Konfusion]
  2. Savages [Feat. Slaine, Celph Titled and ll Bill]
  3. Earrings Off [Feat. Rah Digga]
  4. Can’t Get Enough [Feat. Big Twins, Nature and F.T.]
  5. Astonishing [Feat. Large Professor, Inspectah Deck, O.C. and Tragedy Khadafi]
  6. 6 Trill [Feat. The Last Emperor]
  7. West Coast Love [Feat. MC Eiht and King Tee]
  8. Wrong Girl [Feat. Reach and Reggie B.]
  9. Drunken Sleuth [Feat. Invincible]
  10. Intermission [Feat. Michael Rapaport]
  11. Emergency Man [Feat. Malcolm and Martin]
  12. Strange Brew [Feat. Gangrene]
  13. What They Say [Feat. Kardinal Offishall, Lil Fame and Styles P]
  14. Parental Discretion [Feat. Breeze Brewin]
  15. Underdogs [Feat. Supastition and Shylow]
  16. R U Gonna Eat That [Feat. The Doppelgangaz]
  17. Sucka Free [Feat. Blaq Poet, Hannibal Stax and Panchi]
  18. G.U.R.U. [Feat. Talib Kweli]
  19. Glory (Finish Hard) [Feat. Masta Ace, A.G., Posdnuos and Dion Jenkins]

Beatz

All tracks produced by Marco Polo

Scratch

  • Dj Linx: 1
  • Dj Revolution: 2, 5, 7, 11
  • Shylow: 3, 6, 13, 15
  • Dj Romes: 12
  • Dj Premier: 18
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