M-Dot – Dining In Dystopia

Voto: 3,5

L’essenza diffusa da M-Dot è inconfutabilmente legata alla figura del lavoratore instancabile, sorretta da una fede incrollabile nelle proprie abilità e un’osservazione prospettica che va ben oltre gli ostacoli che puntualmente si pongono di fronte a chi decide di non vendersi ai trend del momento. Se è vero il teorema secondo il quale i rapper di maggior talento sono sovente irraggiungibili dal grande pubblico, il trentottenne Michael Januario corrisponde perfettamente all’identikit; ma non per questo se n’è mai lamentato, preferendo assumere un atteggiamento ferreo e disciplinato, conscio della necessità di dover centrare i suoi obiettivi nonostante l’esiguo numero di fiches che, rispetto ad altri, si è trovato ad avere a disposizione all’inizio del gioco. Alla fine, l’importante è che il pubblico sia quello giusto, poi se è anche numeroso…tanto di guadagnato.

Il talento non s’insegna e ce l’aveva già dimostrato ai tempi di “egO anD The eneMy“, lavoro che cinque anni fa andava a circoscriverne l’ampiezza tecnica sviluppata nel persistente esercizio dell’mcing, poi si sa, attrarre l’attenzione delle major porta sempre con sé i relativi pericoli della nota enciclica 4.080 emanata da Sua Santità Q-Tip in tempi non sospetti ed è quindi meglio tenere un profilo più basso invece che vedersi sottrarre l’indipendenza creativa, a maggior ragione se si è ugualmente convinti di poter arrivare dove si sogna, sicuri che all’impresa sarà dedicata ogni singola goccia di sudore.

Dining In Dystopia” trasuda grind da ogni suo poro: non a caso, molte delle strofe sono rivolte a quel non mollare mai saldamente entrato nell’immagine che il personaggio ha edificato attorno alla sua figura artistica, manifestando tra queste copiose e fluenti barre tutta la voglia di riscatto accumulata negli anni trascorsi a guardare tutti dal basso senza lo straccio di una certezza, affrontando sacrifici, assenze pesanti, momenti bui e stress, ma cercando con ogni forza rimasta di segnare indelebilmente col proprio marchio quell’Hip-Hop fonte di vita, speranza e passione. Nell’attuare lo scopo, M-Dot apre spesso alle sue esperienze ed emozioni personali, proseguendo al contempo in quello specifico percorso di co-sign già intrapreso nei capitoli precedenti, cercando di affiancarsi al maggior numero possibile di leggende del Rap in cerca di un’attestazione di validità esterna sempre positiva per il buon esito nella costruzione della propria fama, in particolar modo meritata se a tutto ciò si aggiunge l’esistenza di un talento genuino.

La qualità dell’arsenale lirico del rapper proveniente dalle vicinanze di Boston è infatti determinante per mantenere i giusti equilibri nei confronti di una produzione non sempre soddisfacente, una selezione di beat in media poco impressionante, considerazione che non vuol certo sminuire il livello complessivo del lavoro, bensì semplicemente marcare un istinto selettivo che in passato aveva puntato ben più in alto, oltre al congetturare liberamente su un budget realizzativo che non possiamo ovviamente conoscere nel dettaglio.

Ciò non significa che “Blood Sweat & Tears” non sia un buon brano, anzi c’è da divertire l’udito con i fitti giochi di assonanze e le duplici rime che pervadono quasi ogni riga del block notes, manca tuttavia la forza musicale per pareggiare l’intensità lirica, evidenziando una problematica che si estende a quasi tutta la prima frazione dell’album. Porzione che va quindi a comprendere pure il buon – e nulla più – loop di piano su cui è collocata “Price Of Love”, che affronta a muso duro l’onestà morale degli arricchiti improvvisati del microfono, considerazione atta a racchiudere nel discorso anche il remix di “Another Day”, particolarmente interessante nel suo sviscerare le emozioni adrenaliniche e malinconiche provate in tour, lontano da affetti e casa, in cerca del bilanciamento perfetto tra presenza famigliare e ambizione personale, adornata da un loop carino che però fatica a lasciare davvero il segno.

M-Dot, come peraltro prevedibile, non deve affrontare particolari problemi competitivi nell’affiancarsi ai numerosi – forse troppi – ospiti che presenziano in scaletta, i quali sono leggende del Rap o soggetti di miste capacità legati alla crew EMS, cui viene offerto un generoso spazio, terminando con qualche nominativo conosciuto nell’underground. Ad esempio l’accoppiata con Kool G Rap, per quanto il Nostro sia avanti con gli anni, è senza dubbio riuscita dal punto di vista tecnico/tematico sviluppato in “Decadence”, traccia dove i due mc’s raccontano ognuno di una decade aurea del Rap senza cadere nel name dropping scontato, sebbene Revalation finisca poi per chiudere perdendo il filo logico del brano. Il protagonista svetta facilmente in compagnia di Esoteric dinanzi all’accozzaglia di partecipanti pensata per una “Thunder Slap” lacunosa, nella quale la produzione di C-Lance è semplicemente da schiaffi (e quindi adatta a uno degli ultimi due album degli A.O.T.P.), Celph Titled si avvinghia ai suoi soliti giochi di parole senza generare la necessità di tornare indietro ad ascoltarli e Big Shug ricorda, casomai ce ne fosse bisogno, di non essere nemmeno capace di costruire un ritornello in rima.

Il tasso lirico generale si desta invece con veemenza nella vera perla degli undici episodi proposti, “Reaganomics”, splenico composto offerto da B Leafs (che bello quell’utilizzo del basso a chiudere il tempo del loop!) sopra il quale evoluiscono l’immensa classe di Elzhi, l’indomabile vena polemica di Ras Kass e il calore vocale di Large Pro, un concentrato di pregio all’interno del quale l’attore principale mostra una stoffa di simile origine. Peccato sia solo il pezzo conclusivo del lotto e che per altri degni di nota si debba saltare qua e là alla ricerca dei picchi qualitativi rappresentati da “Neck Tie”, pervasa dalla personalità di Conway (dice sempre le stesse cose, ma sa come dirle e guai a chi fiata) e densa della strumentazione adeguatamente campionata da Whatson per un’atmosfera che si divide tra l’oscuro e l’onirico, oppure “Stop Watch”, valido duetto concettuale tra M-Dot e un Revalation stavolta promosso, eseguito con notevole dizione sopra un beat che stimola immediatamente testa e collo. Chiude la lista “Ricochet”, possente nella ritmica ideata ancora da Whatson, la quale dimostra la versatilità timbrica di un rapper che smette per un attimo di aggredire creando un tutt’uno con le pulsazioni dei quattro quarti.

Pienamente soddisfacente dal punto di vista lirico ma in parte rivedibile da quello produttivo, “Dining In Dystopia” si propone quale intermezzo tra un classico e quello che confidiamo essere il successivo (l’atteso “egO anD The eneMy 2”); una missione ampiamente alla portata di un mc che oggi, nonostante l’umiltà costantemente dimostrata, non necessita certo di affrancature di spessore per provare la sua consistenza.

Tracklist

M-Dot – Dining In Dystopia (Own Lane Music 2022)

  1. Blood, Sweat & Tears
  2. Price Of Love
  3. Decadence [Feat. Kool G Rap and Revalation]
  4. Another Day Remix
  5. Neck Tie [Feat. Conway The Machine and Nutso]
  6. Ricochet
  7. Thunder Slap [Feat. Celph Titled, Big Shug, Esoteric and DZ The Unknown]
  8. Schizoid [Feat. DZ The Unknown and Mayhem]
  9. Wrath Of The Titans [Feat. RJ Payne and The Tangiers]
  10. Stop Watch [Feat. Revalation]
  11. Reaganomics [Feat. Elzhi, Ras Kass and Large Pro]

Beatz

  • L.O.B: 1
  • Jon Glass: 2
  • The Mighty V.I.C.: 3
  • Pro Knows Music: 4
  • Whatson: 5, 6
  • C-Lance: 7, 8
  • M-Dot: 9
  • The Quarter Inch Kings: 10
  • B Leafs: 11

Scratch

  • Dj Decepta: 1, 8
  • Dj Access: 2, 6
  • Dj Jean Maron: 3
  • LP2: 5, 10
  • Dj Slipwax: 11
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