M-Dot – A Notebook With No Light
Nel segno di un’attività che non conosce riposo, l’uscita del nuovo disco di M-Dot, “A Notebook With No Light“, vede la luce quasi in contemporanea al diciottesimo (!) tour europeo dell’artista, marchiando a fuoco l’innato desiderio di emersione che, da quando abbiamo familiarizzato con la sua musica, abbiamo imparato a conoscere profondamente. L’esistenza di Michael Januario è volta alla perenne ricerca di un segno da lasciare, un sogno da realizzare compiendo la giusta lunghezza di un passo che tiene un’andatura costante, rivolta alla crescita personale e alla scrittura autoterapeutica, utile a svuotare quell’enorme contenitore mentale che di tanto in tanto rischia d’incepparsi. D’altronde, gli episodi passati della carriera del rapper di Boston non sono stati molto diversi da questo, di conseguenza sono altrettanto rappresentativi di un atteggiamento radicato nella promozione di valori autentici e dell’incoraggiamento alla lotta tanto contro sé quanto verso i detrattori, per togliere quei freni inibitori che spesso rappresentano un blocco verso il raggiungimento dei propri obiettivi, lavorando senza sosta, sempre a testa bassa e con un encomiabile senso di umiltà.
La pubblicazione del settimo album attiva un simbolismo del tutto centrato, se non altro perché, come spiegano le note rilasciate unitamente al disco, tale numero è corrispondente a risvegli spirituali, crescita della saggezza, ricerca della propria verità. M-Dot non ha smesso di spingere, credere, arrabbiarsi per gl’ingiustificati successi degli improvvisati e, soprattutto, tenere il motore artistico costantemente acceso: la differenza, semmai, è costituita dalla tipologia di pensieri che arrivano – a volte tormentano – e dal modo in cui si decide di affrontarli, attraverso una prospettiva più conscia delle esperienze vissute e più matura nel modo di giungere alle conclusioni. Il Rap, per chi oggigiorno tenta di farlo con un minimo di devozione e criterio, costituisce un esercizio difficile, frustrante, perché il talento conta sempre meno e la confusione regna sovrana. Ecco quindi che mettersi a disposizione per chi prova un simile genere di sentimenti, capire empaticamente lo stato d’animo di un’altra persona che vive le stesse difficoltà, offrire una mano secondo quanto acquisito nel proprio percorso, può essere esattamente l’aiuto che il rapper vuol tendere nei momenti più bui di chiunque abbia un vissuto simile.
Il progetto, costituito da quindici pezzi inclusivi di una traccia bonus, inverte nuovamente la formula produttiva a favore della pluralità di beatmaker, tra nuove collaborazioni sviluppate durante le incursioni nel vecchio continente, nominativi pressoché sconosciuti – ma assolutamente consoni allo scopo – che già hanno figurato in passato tra i crediti del bostoniano e giusto quel paio di figure che il pubblico underground non farà fatica alcuna a riconoscere. La disposizione della scaletta risulta fluida, M-Dot ha migliorato l’attenzione alla scrematura dei beat proponendo un risultato molto soddisfacente, nonostante si riscontri il saltuario passaggio di minor impatto. A volte si incappa in una strumentale non altrettanto gustosa rispetto alle migliori, altrove si registra una piccola ridondanza tematica nella stesura dei concetti e delle metafore, alcune delle quali già utilizzate nelle passate pubblicazioni; perizia e pulizia tecnica rimangono però di spessore, si uniscono a una visione generale della vita che sicuramente dimostra di aver compiuto progressi spirituali evidenti, introducendo preoccupazioni e riflessioni che solo l’avanzare temporale del proprio percorso possono permettere di raggiungere.
Curioso, da questo punto di vista, come “When I’m Gone” riesca a racchiudere in sé sia i pregi che i piccoli difetti dell’album: si tratta infatti di uno dei testi più elevati nel suo affrontare la paranoia derivante dalla provvisorietà dell’esperienza terrena, di come un domani si verrà ricordati, sopra un beat che Confidence modella come se dovesse inserirlo in “Beats, Rhymes And Life”; il mood generale del pezzo è indiscutibile, così come la sua profondità, peccato manchi la ciliegina sulla torta che il ritornello assolutamente rivedibile porta via a un millimetro dalla quadratura finale. Molto più riuscita, ad esempio, è la gestione di “Dying Days”: una delle strumentali più melodiche, il cantato di Lateb centra pienamente il bersaglio, l’ambientazione corredata da synth, oltre che mostrare versatilità nelle selezioni, risulta di quelle ideali affinché il protagonista tragga l’ispirazione giusta per estrarre rabbia e dolore, ricordando promesse mancate e momenti di solitudine.
Quando invece il sound intende farsi più duro lo fa senza mediazioni, attraverso la deliziosa ipnosi fornita da “Good To Me”, ove le differenti porzioni di sample coesistono alla perfezione dando una precisa logica al pezzo, le liriche evolvono con facilità raccontando le proprie difficoltà e creando intimità e consapevolezza, uno dei momenti più alti del lavoro. Per quanto “More Than You Know” sia impostata in maniera completamente diversa nella tematica, ritornando alla pura invettiva contro l’incapacità di rappare, l’effetto etereo e l’ottimo flip dei vari campioni fornisce un’idea quasi mistica, permettendo di passar sopra alla basicità dell’operato lirico di Big Shug; “All The Same” è invece pura potenza ed energia su una rocciosa batteria e una tromba minimale, una mina che M-Dot e Kore arricchiscono con chiusure a effetto. “Shine On”, nella quale soffia il vento di “egO anD The eneMy“, riesce a ricordare l’originale senza riciclarla del tutto, con la costante del contributo di Meth, assieme al quale M-Dot prende il vestiario da combattimento e delizia attraverso barre rapide e incisive, muovendosi in sintonia con l’illustre ospite.
Sofferenza e dolore presenziano tra gli argomenti più citati, come di consuetudine, e senza dubbio il loro ascolto risulta più fresco nella parte iniziale del disco che non in quella centrale. Il sottofondo malinconico e dolceamaro di “Hold On” racchiude una revisione del vissuto non sempre lodevole del rapper, la sua trasformazione in una persona decisa e motivata, le domande retoriche rivolte a un passato che torna quale spettro ma grazie al quale si è formato l’artista odierno. “Not The Same Light” pone la questione su una prospettiva più tranquilla, conscia delle difficoltà superate, una sfida provocatoria nel migliorarsi, il buon taglia e cuci dei campioni avrebbe però fatto desiderare una strofa in più. Violini, tromba e archi fanno di “Sky Reign” uno dei passaggi più intensi, ciascuno dei protagonisti riflette sulle ferite della vita, Profit in particolare svolge un lavoro di qualità simile all’attore principale su un’armoniosa produzione di 38 Spesh. “Stones”, un deciso progresso nell’autoproduzione, vede invece un ritorno forse troppo insistito su certe tematiche – occhio alla prestazione di Isaiah Irakhiev, assolutamente degna di nota – lasciando il passo a qualche breve momento di stasi che, in ogni caso, non pesa sul risultato complessivo.
Si registra, infine, qualche scelta inconsueta, come il Funk anni settanta di “Different Price”, che leva momentaneamente il tasso di durezza produttiva notoriamente scelto dal rapper, qui coadiuvato da un ElCamino non troppo lontano dai soliti versi di lealtà e quant’altro, nonché una Che Noir lesta a rubare la scena, muovendosi come sempre con intelligenza ed eleganza ritmica nel parlare del proprio orgoglio self-made. Se quest’episodio e altri più normali come “Right Now” o “LifeDown” rappresentano i momenti leggermente meno efficaci del percorso, c’è poco di cui preoccuparsi, dato che la solarità indistruttibile di “I Know” e la voglia di non mollare di “Daydreaming” rimettono subito le cose al loro posto.
“A Notebook With No Light” si attesta in definitiva quale ennesima riprova della costanza e devozione di M-Dot per questa Cultura. Pur pagando dazio nella ricorsività di alcuni argomenti e di qualche passaggio strumentale minore, l’album poggia su produzioni estremamente solide e si dimostra viscerale, maturo, capace di offrire un riparo a chiunque cerchi nella scrittura Hip-Hop uno strumento di riscatto e riflessione personale.
Tracklist
M-Dot – A Notebook With No Light (Soulchain Records 2026)
- Hold On
- Not The Same Light
- Sky Reign [Feat. Co-Defendants (Benefit and Profit)]
- Shine On [Feat. Method Man]
- Right Now [Feat. The Incredible Chuck]
- Dying Days [Feat. Lateb]
- Stones [Feat. Isaiah Irahkiev]
- Different Price [Feat. ElCamino and Che Noir]
- When I’m Gone
- Good To Me
- More Than You Know [Feat. Big Shug]
- All The Same [Feat. Kore]
- LifeDown [Feat. Desco]
- I Know
- Daydreaming (Bonus Track) [Feat. Kore and Byna]
Beatz
- Pilze Beats: 1
- CLOAQxDAGGER: 2
- 38 Spesh: 3
- Soulplusmind: 4
- Kore: 5
- Timek: 6
- M-Dot: 7
- Dj Mirage: 8
- Confidence: 9
- Flip:10
- DSTRUCT: 11
- Rawmatik: 12
- Ben Jur: 13
- Chill-ill: 14
- Johnny Cashle$$: 15
Scratch
- Dj Jean Maron: 12
- Dj Decepta: 14
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