Lord Finesse – From The Crates To The Files: The Lost Sessions

Voto: 5

Se dico storia, la maggior parte di voi sbuffa pensando a lavagne polverose e piene di date incomprensibili, illustrate con ferocia da prof. con la perenne sindrome premestruale e una spiccata tendenza a svegliare i dormienti con urla degne di un sergente dei marines. Cancellate tutto. Questa è la storia. La storia di un giovanotto del Bronx, tale Robert Hall, e di come questo giovanotto, con un microfono in una mano e un campionatore nell’altra, abbia passato gli ultimi quattordici anni della sua (e della nostra) vita.

Nel 1990 Lord Finesse è una leggenda di strada: questo ragazzetto di soli 19 anni ha infatti già schiantato qualche centinaio di open mic night nella Grande Mela e ha fatto drizzare le orecchie di una piccola ma cazzuta etichetta, la Wild Pitch. Con la collaborazione di un pugno di amici (che stavano giusto imparando il mestiere di leggenda vivente dell’Hip-Hop) registra il suo album d’esordio, quel gioiello senza tempo che è “Funky Technician”. I suoi amici in questione, quelli che gli forniscono tappeti sonori per le evoluzioni ritmiche, metriche e metaforiche che la maggior parte dei rapper sogna di notte, sono il nocciolo della crew D.I.T.C.: Diamond, Showbiz e Dj Premier (per chi non lo sapesse ne è membro onorario da sempre). Il successo di vendite modesto e il fallimento dell’etichetta non fermano il Lord, che un paio d’anni dopo sgancia “Return Of The Funkyman”, un album che non è all’altezza del primo ma comunque ha i suoi meriti e tiene alto il nome di Bob e della sua compagine.

Avanziamo velocemente fino al 1996, anno in cui pubblica “The Awakening”: personalmente, lo reputo il meglio del meglio del meglio, ma ancora una volta il pubblico lo glissa con nonchalance, lasciando a noi appassionati il compito di diffonderlo dallo stereo delle macchine per la delizia del vicinato (?!). Nel frattempo, gli amici sono cresciuti – sia come artisti che anagraficamente – e ognuno di loro ha preso la sua strada, tenendo i piedi saldi a casa… The part of Boogie Down Bronx where the cabs don’t stop at… e tenendo in vita la Diggin’ In The Crates Crew. Ora Lord Finesse non è più un ragazzino e, stufo di giocare nella serie B per tutti i motivi del mondo tranne la sua bravura, si getta anema & core nell’autoproduzione. Infatti Fat Beats distribuisce soltanto il CD in questione, lasciandone al Lord la licenza: e questo è il primo motivo per comprare questo disco. Finalmente diamo un po’ di cash anzitutto all’autore e non a tutto l’entourage di puttane e papponi delle case discografiche.

E poi i newcomers avranno di che impegnarsi a sbrogliare i punti interrogativi ed esclamativi che gli cresceranno in testa sentendo tracce come, chessò, “Yes You May (Remix)” (tanto per far un veloce confronto: <<I only roll with originators/chicks stick to my dick like magnets on refridgerators>> e <<I’ll bend a rapper like a fender, I’m slender, but far from tender/killing niggas like a Klan member>> portano la firma del mai troppo compianto Big L, mentre <<I spin into action like a whirlpool/get wilder than a rapist in a Catholic all-girls school>> e <<’cause I’m scoring mine, never kicking boring rhymes/I’m living larger than my dick in the morning time>> quella del Signor Finezza, fate voi…), o a tentare di capire pezzi come “Return Of The Funky Man (Remix)”, undici anni sul groppone e ancora muove il culo anche ai tetraplegici, fino a sciropparsi (in compagnia dei vecchi fan) due grassi inediti: “Pull Ya Card” (con lo stesso campione di “Non ci sto” del Colle der Fomento) e “Rules We Live By”, dove Fat Joe riscatta parzialmente le pessime vibre degli ultimi due dischi e ruggisce in pieno stile Crates una strofa che è un gioiellino e Armagedeon non sfigura di fianco ai pesi massimi.

Quattordici pezzi, nove dei quali mai stampati su CD e difficilmente reperibili nei meandri oscuri di Internet, per un’ora di ascolto che ci rende (o dà, a seconda dei casi) un’ottima panoramica di questo personaggio troppo spesso sottovalutato, incartata in un booklet minimale e stiloso come due (poi mi dovete spiegare la foto con Ice T…) e garantita dalla suddetta D.I.T.C. Crew. Si fanno filippiche assurde sul sostenere l’Hip-Hop, comprare i prodotti, la masterizzazione, le etichette, la S.I.A.E. e stronzate varie… Io compro Lord Finesse; e chi s’è visto s’è visto.

Tracklist

Lord Finesse – From The Crates To The Files: The Lost Sessions (Fat Beats 2003)

  1. Intro
  2. Return Of The Funky Man (Remix)
  3. Isn’t He Something
  4. Isn’t He Something (Extra P Session Mix)
  5. Show ‘Em How We Do Things [Feat. Shelrumble and Harry-O]
  6. Yes You May (Remix) [Feat. Big L]
  7. You Know What I’m About (Original Version) [Feat. Big L]
  8. You Know What I’m About
  9. Check Me Out Baby Pah [Feat. Page The Hand Grenade]
  10. S.K.I.T.S.
  11. S.K.I.T.S. (Remix)
  12. Check The Method
  13. Pull Ya Card
  14. Rules We Live By [Feat. Fat Joe and Armagedeon]

Beatz

  • Lord Finesse: 1, 5, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14
  • Showbiz and Lord Finesse: 2
  • Diamond: 3
  • Large Professor: 4
  • Todd Ray: 6, 7
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