Lice (Aesop Rock and Homeboy Sandman) – Miami Lice: Season Four

Voto: 4 –

Il progetto Lice ha origine nel 2015, quando – from a mutual appreciation for each other as artists, spiega Rhymesayers – Aesop Rock ha proposto a Homeboy Sandman di prendere parte a un suo tour, esperienza che ha consentito al duo di stabilire un legame più stretto, un’amicizia vera e propria. I frutti di ciò, l’infestazione che ha portato anche alla scelta del curioso riferimento ai pidocchi, si sono subito tradotti in una terna di EP rilasciati a un anno l’uno dall’altro, tutti composti da cinque brani per altrettanti produttori e ideati in primis con l’obiettivo di finire nel merch dei loro live: “Lice”, “Lice Two: Still Buggin’” e “Triple Fat Lice”; a quasi nove anni da quest’ultimo, senza che la collaborazione si sia mai interrotta, “Miami Lice: Season Four” segna un’improvvisa recrudescenza dell’epidemia, per di più con un ingrossamento della tracklist.

Otto tracce per 27 minuti complessivi, nessun featuring e il solo Aesop Rock alle macchine: l’operazione, le cui dimensioni sono quelle di un odierno album, è esplicativa quanto basta dell’interazione che i due hanno definito nel corso del tempo, muovendo da approcci non del tutto identici – più mentale Ian, spesso terreno Angel – e che tuttavia trovano una solida convergenza grazie alla notevole scrittura di entrambi e, appunto, un gioco di contrasti che rende imprevedibile ogni passaggio da una strofa a quella dell’altro, a volte consequenziali nel solo spunto di partenza. Più simmetrica la distribuzione delle rispettive performance: gli spazi sono divisi quasi col righello in sei episodi, strutturati sia su scambi fitti che su lunghi fraseggi, mentre i rimanenti sono solisti, uno ciascuno. Infine il beatmaking, meno astratto se confrontato con quello di “Spirit World Field Guide”, “Integrated Tech Solutions” e “Black Hole Superette”, un Funk asciutto e minimale che ha vaghe analogie con quanto apprezzavamo addirittura durante l’esperienza in Def Jux del Nostro. A questo punto, può starci pure un track-by-track.

“Season Four” si apre sul ritmo sostenuto di “Who Sent You?”, efficace esemplificazione della verbosità che accomuna i due rapper, intenti – qui e poi – più a concatenare immagini che a sviluppare un tema preciso (<<and I’m very careful ‘round big spenders/when I’m in a barrel, with suspenders/big galoot, I don’t win or lose/I’m in a different game, I won’t list the rules>>). Qualche nota di basso, un giro di batteria, l’onomatopea (forse) del titolo: per “Uh-Oh” vale il medesimo discorso, con una percentuale di sarcasmo in più (<<in school I never got detention/I left teachers way too traumatized to take another second/it’s not that I was naughty, I just asked too many questions/like, what took so long to change it to Commanders from the Redskins?>>) e un passaggio di testimone ripetuto ogni otto barre. “Moving Day” è il solo di Aes, il cui sguardo visionario viene acceso come sempre da un dettaglio non per forza significativo (<<some kind of crazed hound/barking up the right tree and free to wait the prey out>>), seguito da “Burnt Mauve”, autocelebrativa alla maniera dei Lice, ovvero sfoggiando un vocabolario ricchissimo nel costante rimpallo di rime sopra quattro misure.

Giro di boa ed è la volta di puntare i riflettori su Homeboy Sandman, che sul tono pacato di “The 1” parla di sé in maniera molto divertente (<<you know, the bald rapper that doesn’t shave his head/the one that wasn’t rocking with mandates/the one that after shows be giving everybody handshakes/the one who don’t swear like a minister>>). Più battaglieri i versi di “Homework” (<<I was ahead of my time, just waited til’ y’all caught up with me/no impatience, I was comfortably, sharpening the cutlery>>), i quali ci conducono a un finale di particolare intensità: “The Burgers” è il vertice sia d’ironia che di paranoia del disco, un lungo elenco sugli improbabili ingredienti presenti negli hamburger (<<what do you think is in the burgers?/Swiss cheese and sacrificial virgins/twisted limbs from triple murders/that’s information, not a infomercial>>), “Evolution” è invece un momento più introspettivo che – ancora secondo le diverse inclinazioni nel modo di raccontarsi – cerca un punto mediano tra i <<good days and bad days>> del quotidiano.

Sebbene in linea coi minutaggi correnti, tenendo conto del suo carattere leggero, quasi da stand-up comedy, una manciata di aggiunte in scaletta non è che ci sarebbe dispiaciuta. Questo, in breve e perché siamo cresciuti con determinate abitudini, è l’unico appunto da rivolgere a “Miami Lice: Season Four”, ritorno più che appropriato da parte di una coppia di mc’s che, lontano da paraculate e facilonerie, continua a fare questa roba molto meglio di chi fa numeri grossi e macina successi.

Tracklist

Lice (Aesop Rock and Homeboy Sandman) – Miami Lice: Season Four (Rhymesayers Entertainment 2026)

  1. Who Sent You?
  2. Uh-Oh
  3. Moving Day
  4. Burnt Mauve
  5. The 1
  6. Homework
  7. The Burgers
  8. Evolution

Beatz

All tracks produced by Aesop Rock

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