Legit and Rex Seshunz – Born Inside A Dream

Voto: 4

I Babylon Warchild provengono da un sottobosco assai fitto, all’interno del quale è difficile scorgerli senza l’utilizzo di un adeguato strumento ottico, pena il rischio di perderne le tracce nella vastità dell’offerta underground. Li si può scovare più a nord rispetto al solito, in un solido avamposto canadese attraverso il quale avevamo avuto il piacere di conoscerli ben quindici anni fa grazie a un omonimo esordio convincente, che andava a dettagliare la realtà di una formazione distinta dal proprio saper spaziare tra l’utilizzo di strutture classiche e il ricorso a piccole sezioni suonate dal vivo, unite a una più che competente impostazione lirica. Ne deriva che la carriera del quartetto – a volte quintetto – di Toronto possa apparire rilevante più a livello locale, per quanto sia stata segmentata tra l’esperienza pura di gruppo e le diramazioni scaturite dai singoli appartenenti, avventure in ambo i casi condotte all’insegna della completa autonomia gestionale, lontana di qualche galassia da etichette inopportune e con un chiaro marchio lasciato in quel sottosuolo ove sventola la bandiera che vede al suo centro la foglia d’acero rossa.

Una delle ramificazioni più interessanti della crew riguarda senz’altro Legit, prolifica porzione dell’impianto vocale dell’eterogenea formazione già titolare di una cospicua ma poco conosciuta discografia, della quale vale davvero la pena di approfondire la realizzazione più recente, “Born Inside A Dream“, costruita a quattro mani in compagnia del producer conterraneo Rex Seshunz, dando luogo a un manufatto di notevole qualità artistica. C’è infatti molto in grado di colpire nel segno rispetto alla solita combo tra liriche potenti e succulente porzioni sminuzzate in quattro quarti, dal momento che mc e beatmaker compiono il loro percorso – il secondo del binomio dopo “Only Built 4 Human Beings“, uscito del 2019 – all’unisono, facendo trapelare, l’uno dal microfono e l’altro dai consistenti sample deliziosamente sovrapposti agli scratch di Dj Uncle Fester e Dj Lando, una forte impressione di autenticità e creatività, confermando che il luogo di approdo, per chi ricerca questo specifico tipo di feeling, è esattamente quello desiderato.

Nulla, all’interno dei dodici brani in scaletta, è privo di un preciso intento, confluendo all’interno di uno schema attuativo che racchiude un Rap capace di provocare riflessione, fornendo un senso preciso a ciascuna barra che possa contenere una metafora da intuire, per poi avvicinarne il possibile significato all’ascolto successivo, illustrando nel frattempo la realtà circostante, le difficoltà sociali della comunità, il tutto annodato con fili più forti alle amicizie di una vita, esprimendo amore nei confronti di una Cultura che, per artisti come questi, ha sempre offerto una copertura sicura e confortevole, dando loro la possibilità di manifestarsi per ciò che effettivamente sono e intendono rappresentare. Legit dimostra di aver acquisito abilità ed esperienza da veterano della rima, il flow è omogeneo e compatto, la costruzione della strofa è attenta a impattare sul suono armonico delle rime, grazie alla minuziosa concentrazione nel posizionare i termini coincidenti in vari luoghi del verso, nonché all’abilità nel comporre allitterazioni che aumentano la musicalità espressa verbalmente. I beat composti da Rex rispondono a una tradizione classica, gradevolmente polverosa, la quale sprigiona un gusto strumentale immediatamente contagioso per merito di intuizioni centrate nel reperire materiale da destinare a loop efficaci nel loro tradursi in emozioni, con l’aggiunta di un metodo stilistico già in seno al gruppo, ovvero le occasionali parti di violino suonate da Stiltz che già avevano definito, a tempo debito, la direzione musicale dei Babylon Warchild.

La varietà argomentativa è soddisfacente e intricata da sviscerare ai primi ascolti, a conferma del fatto che pensieri profondi possano nascere anche vestendo felpa e snapback o a seguito di una gita presso il proprio luogo preferito dove agitare la bomboletta e dare sfogo alla propria arte: se c’è uno scopo specifico nel quale “Born Inside A Dream” persegue con coerenza, è proprio nel mantenimento di un’identità priva di mediazioni, nella necessità di rimanere veri anche dinanzi agli ostacoli, trovando in questi un’occasione per costruirsi secondo il proprio desiderio, anziché farsi sopraffare dagli eventi. Già a partire da “Dreamz On Reset”, tranquilla nel suo incedere tra gli archi, si viene a conoscere il concept dell’operazione, atto a comprendere come non sia necessario sognare chissà quali traguardi, realizzando che in fondo la propria vita è già perfetta così com’è, felici di una sincera libertà espressiva che a volte, come in “Water’s Course”, chiama a raccolta le forze della natura per esprimere sincerità d’intenti di fronte a un mondo sempre più automatizzato, ancora su una buona combinazione tra motivetto accattivante e batteria squisita. L’epica a tratti burrascosa configurata tra i doppi significati di “Pillz & Powder” alimenta una polemica rivolta alla poca importanza rivolta all’esistenza umana, mentre in “Do The Math”, ottima combo tra sezioni di chitarra e archi con un’enfatica pausa della sezione ritmica, Legit mette assieme la sua strofa più intensa assieme a Solomon Childs e Jinnahcide, raccontando quel darsi da fare magari poco decoroso, servito però per dare sostentamento alla famiglia, passando tra sofferenze e prospettive da catturare con fatica, provocando una commistione tra liriche e beat che svetta su tutte le rimanenti.

Altri ospiti si susseguono nel nome della condivisione della provenienza dallo stesso circuito, senza mai sovrastare la validissima prova complessiva del protagonista ma donando diversivi stilistici. “The Drought”, bella ruvida grazie anche all’azzeccato sample di corde, alloggia un altro noto figliuol prodigo del grande nord ghiacciato, Daniel Son, rafforzando quella sensazione di legame territoriale ed esibizione di puro talento accostabile pure a “Set It Free”, quasi onirica nel suo cavalcare delicatamente chitarra e piano su un velluto da club intimo, ove il microfono passa dalle mani di Unknown Mizery completando la chiusura del cerchio che riconduce costantemente ai Warchild. Le tipiche osservazioni sociali/governative già espresse dal gruppo vengono altresì ricollocate su pezzi particolarmente intensi come “Soul Fly”, dove tra uno xilofono e un organo elettrico emergono ulteriori elementi figurativi, saldando un filo che lega la comune formazione culturale partendo da un passato oramai remoto, come suggerito dall’incalzante “Back In The Days”, nonché promuovendo un senso di supporto reciproco che “Hold The Light” riesce a trasmettere in maniera esemplare. Le velleità competitive, infine, vengono lasciate scorrere senza pietà sulla polvere dei vecchi solchi campionati in “Cauterize”, attraverso il maggior numero possibile di danni inflitti all’avversario; non contento, Legit smaschera gli impostori della rima in una “Raising The Culture Pt. 3” fortemente caratterizzata da un’atmosfera wu-tangesque – e già questo basterebbe a renderla affascinante.

C’è congruo spazio per divertirsi e riflettere nell’affrontare l’esperienza regalata da “Born Inside A Dream”, vista la sua natura ponderata, sprigionata con accurata dialettica e forti sentimenti, nonché per il suo deciso orientamento verso un Hip-Hop di stampo conservativo, elevato da liriche concettualmente complesse e racchiudendo una serie di caratteristiche che riconducono all’artform più pura. Un disco da ascoltare e gustare a ripetizione, di quelli che fanno sentire forte che, anche solo da fruitori, si sta appartenendo a qualcosa che si è fieri di rappresentare.

Tracklist

Legit and Rex Seshunz – Born Inside A Dream (No label 2025)

  1. Born Inside A Dream (Intro)
  2. Dreamz On Reset
  3. Soul Fly
  4. Cauterize [Feat. Theo 3]
  5. Raising The Culture Pt. 3
  6. Water’s Course
  7. The Drought [Feat. Daniel Son and Gene One]
  8. Pillz & Powder
  9. Back In The Days
  10. Do The Math [Feat. Solomon Childs and Jinnahcide]
  11. Hold The Light
  12. Set It Free [Feat, KDB and Unknown Mizery]

Beatz

All tracks produced by Rex Seshunz

Scratch

All scratches by Dj Uncle Fester except on tracks #7 and #9 by Dj Lando

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