KRS-One – I M A M C R U 1 2

Voto: 3/3,5

Mentre KRS-One disquisisce di Hip-Hop in una qualsiasi circostanza, lo si vede emanare un’energia che gli cresce dall’interno. Gli nasce un sorriso naturale, gli si accentua la brillantezza degli occhi, aumenta il gesticolare del suo corpaccione, come se stesse rivivendo un preciso inquadramento visivo di tutte le principali tappe della crescita di una Cultura che lui ha visto nascere, inglobandola dentro sé fino a radicarla completamente nell’anima. Per quanto distanti siano i tempi in cui la linea di basso di “Outta Here” scuoteva le fondazioni di vari fabbricati o di quando venivano presi a ceffoni i sucker mc’s sotto il tetto dei Boogie Down Productions, anche oggi vale lo stesso teorema di sempre: non può esserci Hip-Hop senza KRS-One.

Architetto, pioniere, icona; chiamiamolo un po’ come vogliamo, ma non certo brodo da riscaldare. Ancora oggi, in un’epoca nella quale dei big degli anni ottanta non c’è più traccia, Lawrence Krishna Parker è ancora in giro a predicare Hip-Hop in qualsiasi forma: scritta, orale, grafica, filosofica. Si può discutere all’infinità della natura controversa delle ideologie e delle prese di posizione manifestate in passato (su tutte, la questione concernente Afrika Bambaataa), così come c’è da ammettere che la seconda metà della sua carriera sia stata penalizzata dalla pochezza realizzativa (pare ammetterlo pure lui, su “The Beginning”: <<ten of my first twenty albums are all collectible>>), ma non è cambiata l’aura mistica che si porta appresso, così come non lo è l’attenzione da prestare al suo messaggio, l’enorme rispetto per la sua immensa e indiscutibile bravura, l’autenticità del suo essere poeta di strada.

Kris avrà anche perso terreno all’interno di una Cultura catturata da troppi mutamenti per rimanere ancorata a valori oggi vetusti, tuttavia, anziché fantasticare dalla comodità di una poltrona sul come batterebbe qualsiasi baldanzoso illetterato che ai suoi tempi sarebbe stato brutalmente messo all’angolo per motivi di evidente copiatura, ha sempre agito in prima persona esibendo l’arte del confronto al microfono in palcoscenici tanto reali quanto virtuali, facendosi cerimoniere dell’arte che ha salvato lui e tanti altri ragazzi cresciuti nel disagio e nella povertà. Per questo, nonostante le prevedibili critiche piovute addosso a questo “I M A M C R U 1 2” (o, se preferite, “I Am A Mc, Are You One Too”), il più recente dei sedici episodi costituenti quell’atto solista così così, le sole credenziali artistiche sono risultate un mezzo più che convincente nell’accendere la miccia della curiosità, rivelando un album che non corregge i grossolani difetti del recente passato, ma riassume al meglio visione e intenzioni di un uomo che ha lodevolmente perseverato nel suo percorso conservativo della storia e delle origini di una materia in cui egli stesso si è laureato più volte.

Ne consegue il solito e oramai ridondante disequilibrio tra lo spessore cementizio della consistenza lirica e una regia produttiva lasciata alla mediocrità. Per carità, si può anche arrivare a comprendere che i fondi per bussare alla porta di Dj Premier e Diamond D non siano introducibili nel budget previsto dall’indipendenza dell’operazione, ma è difficile credere che tra i tanti talenti emergenti nel sottobosco americano o europeo non ci sia un folto gruppetto che non siglerebbe documenti posticci per mettersi al servizio di una simile autorità Hip-Hop. Ci si ritrova dunque a dover letteralmente sopportare una produzione amatoriale, affidata per la maggior percentuale a un SUN-One chiaramente al di sotto della sufficienza e così tanto scarnificata da sembrare addirittura incompleta su parecchi dei quattordici pezzi offerti, gettando i presupposti per l’ennesima occasione in cui Kris si trovi (auto)costretto a tenere in piedi il palco esclusivamente grazie alle sue innate capacità d’improvvisazione lirica. Un peccato, vista l’eccellente dimostrazione di forma, ancor più stucchevole quando ci si accorge che The Blastmaster ha già spento cinquantasette candeline.

E’ difatti affascinante l’intatta abilità di KRS-One nel condurre immaginariamente lo spettatore di fronte alla soglia d’ingresso dei centodue appartamenti che compongono un noto condominio ubicato al 1520 di Sedgwick Ave, nel Bronx, raccontando emozioni vissute sulla propria pelle nell’assistere alla nascita del movimento con cenni che descrivono tanto l’atmosfera meteorologica dell’epoca, quanto la contemporanea trasformazione negativa della comunità afroamericana nella New York di quasi cinquant’anni fa, dominando il beat eccessivamente legnoso di “Raw Hip Hop”. La già menzionata “The Beginning”, tre minuti di instancabile Rap partorito da una mente che ragiona in rima gettando benzina sul fuoco del wordplay (<<the might cooks, I write books, the heavyweight champion/this song becomes a knockout with the right hook>>), propone invece una cassa impalpabile, troppo assente dalla programmazione ritmica. “Can You Dance”, il cui motivo sintetizzato è anche carino, denota tuttavia una sistematica povertà di idee nella composizione, mortificando un interessante ricordo dell’espressione fisica della Cultura viaggiando attraverso i balli più significativi che venivano eseguiti nei block party e nelle jam, per un testo non meramente citazionale ma coinvolgente senza essere nostalgico.

Non funziona molto nemmeno il giochino di riverberi che “Achieving The Levels” attua nel tentativo – fallito… – di ricreare alcune delle atmosfere più essenziali dei vecchi dischi di Kris, il quale si prodiga stendendo un’altra infinità di rime doppie e passi stuzzicanti per l’intelletto (<<I judge my pen when I sentence it/then imprison your mind with my penmanship, but here’s some better shit/get with me, you forgot? Let me jog your memory/I’m a poor righteous teacher and a public enemy>>), solo per subire una brusca e immotivata interruzione di un lavoro lirico che avremmo ascoltato per altri dieci minuti. “Innocent” dà invece un’idea di come SUN-One viaggi nella mediocrità pure da rapper, privo di un qualsiasi senso del ritmo, uno che dai cerchi di una volta sarebbe stato cacciato a pedate nel sedere rendendo ancora più incomprensibili le decisioni di Kris, qui preso a fare una serie di ragionamenti atti a scagionare da responsabilità la propria comunità assoggettata alla volontà dei vili. E che dire di “Knock Em Out”? Sarebbe riuscito a comporla anche un ragazzino alle prime armi, tanto tragicomica è la gestione dei vari livelli del loop, certamente antitetica rispetto alla solidità delle tre strofe su cui KRS volteggia passando celermente da un concetto all’altro ed esprimendo come sempre una notevole quantità di considerazioni e idee.

A salvare parzialmente la situazione accorrono episodi quali “Krazy”, che vale una cattedra universitaria in dizione, tenuta del fiato e gestione di un flow torrenziale, mentre The Teacha dimostra di non aver paura di mettersi alla prova su un beat gradevolmente moderno (l’elogio per Pascal ci sta tutto, anche per una “Club Rippa” che ricorda molto le cose migliori di “The Sneak Attack”), come pure quella titletrack che finalmente riesce a ricreare un minimalismo vincente, cercando di insegnare valori reali (<<keep your skills tight, the future is depending on you/never spit for only money or what they’re handing to you/spit for the people, try to predict what your man going to do/get hungry on them, look at rappers with a cannibal view>>). Per un più ampio utilizzo di attrezzature sonore è invece necessario giungere alla porzione conclusiva, ove le ambientazioni aggiungono piano, organo, trombe e la calda voce di GSimone, co-protagonista di una “Think Bigger” la cui bellezza del contenuto verrà difficilmente presa in considerazione (<<ain’t nobody hatin’ on you youngins how you do your do/but you too young to see how these corporations are usin’ you/culturally abusing you, pickin’ and choosin’ you/programmin’ your mind through the music lines you cruisin’ to/think about the future you, the higher you, the super you/or will the future you turn out to only be the stupid you?>>).

Paradossalmente migliore di altri dischi registrati in tempi recenti da KRS-One per l’assenza di fronzoli, partenze per la tangente e considerazioni incoerenti, “I M A M C R U 1 2” si riduce tuttavia a essere un’esperienza liricamente intensa ma ancora una volta carente nelle sonorità. Per chi vi è affezionato, o per chi desideri migliorare il proprio livello di Rap, l’ascolto è assolutamente consigliato; a patto di portare pazienza per la difficile digestione dei beat. Con la speranza che, prima o poi, salti fuori l’agenda con quei numeri di telefono che contano.

Tracklist

KRS-One – I M A M C R U 1 2 (R.A.M.P. Entertainment Agency 2022)

  1. The Beginning
  2. Raw Hip Hop
  3. Krazy
  4. Can You Dance
  5. Achieving The Levels
  6. Knock Em Out
  7. Club Rippa
  8. Wet it Up
  9. Innocent [Feat. SUN-One]
  10. I M A M C R U 1 2
  11. Drop Another Break
  12. Nothing To Say
  13. Have To Wait [Feat. SUN-One]
  14. Think Bigger [Feat. GSimone]

Beatz

  • SUN-One: 1, 2, 4, 5, 6, 8, 9, 10
  • Pascal: 3, 7
  • KPrymeTheJaeger: 11
  • Mlody: 12
  • Dj Static: 13
  • Whalan Jackson and Elan Morrison: 14
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