Intervista a Nex Cassel @ Bande Nere Ink – Milano (02/02/2016)

A tre anni di distanza da “Come Dio comanda” esce “Rapper bianco” di Nex Cassel, noto rapper veneto già fondatore di AdriaCosta. Anche su RapManiacZ abbiamo una rappresentanza veneta che vuole a tutti i costi intervistare Nex, ma voci ci dicono che al momento il rapper bianco si trovi a Milano, per cui lascio a Moro la recensione del disco, prometto di fargli anche le domande che avrebbe voluto porre lui e un martedì pomeriggio attraverso la città sotto la pioggia diretta al Bande Nere Ink, il nuovo studio di Nex Cassel e Luca Spenish. Nei giorni precedenti ho ricevuto raccomandazioni (la migliore: non fare troppo la brillante!) e sono un po’ curiosa e un po’ diffidente. Altro che brillante, arrivata allo studio mi fiondo a salutare un mio amico/collega (ciao Koki!) ignorando il mio intervistato che ci guarda perplessi chiedendosi come mai non ci sia beef (o burger?) fra due ipotetici competitor (everybody loves RapManiacZ!). L’accoglienza è delle più venete, cioè mi viene offerta una birra (Nex, adesso posso dirtelo: è la prima volta in 26 interviste dal vivo che qualcuno mi ha offerto da bere! Grazie!) e scopro che Francesco conosce bene RMZ e ci fa i complimenti per la longevità. A nostro agio, dopo qualche chiacchiera siamo pronti per l’intervista.

Blema: Partiamo dall’inizio, MicroMala. E’ stata una tappa importantissima per la tua carriera. Ti ha fatto conoscere a livello nazionale. Cos’è cambiato da allora e il progetto è morto o potrebbe tornare?
Nex Cassel: MicroMala è il mio vecchio gruppo che esiste da tempo immemore, da una ventina d’anni. Chiaramente è difficile mantenere in piedi un gruppo per tanto tempo, il gruppo è lì, è che non stiamo lavorando più molto insieme, però abbiamo fatto un pezzo ultimamente, il mixtape di AdriaCosta All Stars comincia con un pezzo dei MicroMala, “Guns’n’Roses”… Ci frequentiamo, usciamo insieme la sera, facciamo spesso musica assieme, in questo momento non c’è l’idea di fare un disco. La crew c’è, è un po’ convogliata all’interno di AdriaCosta.

B: Attraversi le tre principali epoche dell’Hip Hop italiano: gli anni ’90, la crisi di inizio 2000 e quella presente. A quale di queste fasi ti ritieni più legato?
N: Il periodo in cui mi sono innamorato del Rap. Sembra banale però non lo è, il discorso è questo: mi sono innamorato di una cosa che mi piaceva, dunque mi piaceva in quel periodo. Quindi direi la tarda golden age, la seconda metà degli anni ’90.

B: A proposito di golden age, che cosa ne pensi di questo boom del Rap italiano old school? Ad esempio anche per quanto riguarda la vendita dei dischi di quel periodo a cifre esagerate… Viene mitizzato tanto quel periodo che, per quanto bello, non era proprio perfetto…
N: Be’, era anche il periodo in cui c’era l’Hip-Hop Village, la Jam Juice… Di quel periodo là, io che allora ero piccolo, ricordo che c’era una forte passione che portava avanti tutto quanto, con molte difficoltà, ma c’era molta passione da parte di chi lo faceva. Poi si vendevano anche tanti dischi, i Sottotono, gli Articolo 31, che all’epoca era un gruppo messo in disparte dal resto della scena – però i gruppi commerciali di adesso non è che siano migliori. Dopo quel periodo c’è stato un buco grosso, che viene ricordato come il periodo nero del Rap italiano, in cui i media non se ne interessavano più…è stata la sfortuna di quelli della mia generazione, che attorno ai 25 anni non avevano terreno fertile: se facevi Rap in Italia non potevi fare niente, non vendevi dischi, era così e basta senza niente che potesse sostenerti. Nel bene e nel male adesso ci si è ripresi.

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B: Ti cito. <<Ho rappato assieme a tutti i meglio/sì però quand’erano un po’ meglio>> e <<posso dirlo gentilmente/non accendo la TV non ho mai visto certi rapper>>. Però tu hai collaborato con Fedez, con BabyK, i Dogo… non è contraddittorio?
N: Ma dico proprio questo in quella frase, ho rappato con Fedez, che adesso è considerato il meglio dal punto di vista commerciale, però quand’era un po’ meglio. E’ una battuta ironica.

B: L’anno scorso con “Christian Rap” hai avuto un’idea geniale, l’ha rifatta persino Truce Baldazzi!
N: Ah, sei andata a prendere proprio quello più prestigioso! Ricordiamo che l’hanno rifatta anche Egreen, Gioielli…
B: Sì, tantissime. C’è una delle versioni che ti è piaciuta in particolare, rifarai qualcosa del genere?
N: In quel caso ho semplicemente dato la base perché mi piaceva una volta rappare sopra le basi americane ed è difficile trovarne di italiane. Una volta producevo parecchie strumentali, ora ne faccio sempre meno, in quel caso stavo lavorando al disco e non stavo facendo uscire niente, ho fatto questo pezzo su una mia base. Mi sono detto, faccio come il b side dei dischi che hanno la strumentale, faccio uscire il singolo su YouTube e fornisco anche la base. Non mi aspettavo che la gente la utilizzasse sulla falsariga del mio pezzo! Pensavo l’avrebbero usata ognuno per i fatti propri, per divertimento, per i freestyle nei parcheggi… La prima volta che è stato fatto live quel pezzo non l’ho nemmeno fatto io, ma Egreen!

B: Fai parte del Helluminati Klan, cos’è?
N: è una fratellanza di varie persone che si vogliono dare una mano. Saluto il presidente, resto sveglio. Loro hanno base a Barcellona.
B: Ma non è un progetto musicale quindi?
N: Adesso stanno facendo il primo lavoro di Helluminati Klan, che sarà principalmente di chi sta a Barcellona ma sarò presente anche io. Progetto molto hardcore, molto figo, sarà quasi tutto prodotto dai Dirty Dagoes, che sono dei produttori forti che fanno roba hardcore tipo Soul Assassin o Wu-Tang, su quel filone. Fra un po’ uscirà effettivamente questo progetto: per chi ama quella roba, l’hardcore, e a me piace, sarà figo.

B: Tu e Egreen avete militato nell’Unlimited Struggle per poi uscirne. I motivi dell’abbandono sono gli stessi? Non pensiamo vi sia astio dato che ad esempio il video di “Il figlio del padre” è firmato da Frank Siciliano. Vuoi parlarci di questa esperienza e della scelta di non voler far più parte di quel gruppo?
N: Penso che i miei motivi siano simili ai suoi. Non voglio portare avanti rancori. Frank mi ha regalato quel video, lui è molto bravo, era dispiaciuto per quello che era successo – per quanto lui non c’entrasse. L’ha fatto in segno di amicizia e mi ha fatto molto piacere. Cosa vuoi, è stato un capitolo negativo che oramai è andato. Non era il posto giusto per me, capitolo chiuso.

B: Una cosa che sottolinei sempre è l’appartenenza alla tua terra. Vedi “Sulla bandiera” con Big Mike, dove rappi in dialetto. Parlaci quindi di cosa rappresenta per te AdriaCosta, dei vostri prossimi progetti e piccola curiosità, del vostro stile di vestirvi un po’ da bikers…
N: Partiamo dal discorso bikers. E’ più una maniera di vestirsi da gang, tipo quelle antiche, com nel film “Warriors”, ovviamente le moto non c’entrano. Poi, i bikers fanno spesso parte di gang. Noi abbiamo i colori della nostra famiglia addosso. Con AdriaCosta abbiamo fatto un mixtape, siamo dei fanatici del Rap e dunque anche senza avere un progetto in testa ci troviamo, produciamo, rappiamo. Abbiamo fatto quel pezzo su Venezia, Big Mike è di Venezia e io sono della provincia. Il discorso della provenienza è in generale importante nel Rap, perché tutti i rapper rappresentano il posto da cui vengono. Io una volta non lo facevo molto, per me è una cosa più recente che ho capito meglio nel periodo in cui ho vissuto a Palermo. Un giorno ero lì a casa mia con degli amici baresi e palermitani e mi è venuto in mente di fare una strofa in veneto, perché fino a qualche anno fa il dialetto veneto era collegato solo ai Pitura Freska, Herman Medrano… Uno stile umoristico. Invece io ho provato a fare uno pseudo Gangsta Rap in veneto, un uso del dialetto che al sud invece esiste. Non c’era la concezione di fare brutto in veneto, io mi sono divertito a farlo, si vede che avevo nostalgia di casa… Quando l’ho mandato a Dag per un featuring lui non era molto contento, gli sembrava un po’ una cagata, invece secondo me il pezzo è figo e c’ho preso gusto, ogni tanto una strofa in dialetto ci sta. E’ molto Hip-Hop come cosa.
B: Be’, a Napoli lo fanno quasi tutti…
N: Napoli tantissimo, ma anche in America i rapper parlano con lo slang del loro quartiere. In “Rapper bianco” non c’è neanche una strofa in dialetto, però inserisco le parole d’uso comune tipo ze ben, tipopare…ci sta.

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B: “Rapper bianco”. Nonostante lo stile, tutto sommato, non sia… bianco!
N: Ci sono un po’ di chitarre elettriche.
B: Rapper bianchi che ti piacciono?
N: io e basta! No, dai, qualche rapper bianco che mi piace c’è, tipo Slaine, Sick Jacken, B-Real, Ill Bill, El-P. Non ce ne sono molti in effetti, per cui me come rapper bianco ci sta.

B: Ho letto che tutte le collaborazioni/featuring sono nate incontrando fisicamente le persone, cosa che nessuno fa più. Quanto conta per te il rapporto personale nel fare Hip Hop insieme?
N: Importa tantissimo, a volte capita di fare queste cose con le mail però io non le voglio più fare. Tantomeno se si tratta di cose mie, nemmeno con i produttori voglio lavorare via mail, voglio stare nella stessa stanza. Stessa cosa coi dj, i dj sono venuti qua, al Bande Nere Ink, abbiamo montato i piatti, i rapper hanno scritto le strofe qua, scegliendo le basi insieme, le abbiamo modificate come preferivamo, ci siamo bevuti due/tre cose…

B: Hai deciso di farti produrre il disco da una persona soltanto, Spenish. Come mai?
N: Nel periodo del disco precedente, “Come Dio comanda”, ho conosciuto Luca Spenish. Ci siamo trovati bene a lavorare insieme. Abbiamo realizzato dei remix che non abbiamo ancora avuto il tempo di far uscire. Col nome di Partners In Crime vogliamo produrre altri rapper per via dell’esperienza che abbiamo, essere un team di veri e propri produttori, intendo sia la produzione musicale che il missaggio del pezzo. Siamo entrambi produttori, anche se Luca viaggia molto più veloce di me, per cui in questo disco io mi sono limitato a fare il Rap e lui a produrre. L’abbiamo mixato insieme, sempre in questo studio. Abbiamo il nostro equilibrio e ci troviamo molto bene. Ci sono altri produttori che fanno parte di AdriaCosta, uno è Carati e l’altro è Garelli e ho intenzione di lavorare anche con loro in futuro. Non so se i miei prossimi dischi saranno interamente prodotti solo da Spenish, ma questo lo volevo assolutamente così.
B: L’affinità fra i suoi beat e le tue rime si avverte molto.
N: Ti ringrazio. In quel periodo abitavamo insieme, passavamo tutto il giorno in studio e poi continuavamo a lavorare anche a casa.

B: “Patrimonio nazionale”, che ti ho già citato prima. Alcuni hanno ipotizzato si trattasse di un dissing a Gue Pequeno, a noi questa teoria non ha convinto…ma con chi ce l’hai in particolare?
N: Non si dice, comunque non ce l’ho con Gue. Se avessi voluto fare un dissing a qualcuno non l’avrei messo nel mio disco per non sporcarlo con nomi di altre persone. Questo non è un dissing a nessuno in particolare, dico le cose che devo dire. Se ognuno dovesse interpretare le strofe solo per poter dire forse ce l’ha con questo o con quest’altro, metà dei pezzi di Ghemon parlerebbero male di me! Ognuno fa le rime che deve fare, io prendo posizione all’interno della scena e basta.

B: Su RapManiacZ e altrove a breve usciranno articoli e recensioni su “Rapper bianco”. C’è qualcosa che ti piacerebbe venisse colto in particolare?
N: Mi piacerebbe che venisse capita l’attitudine con cui il disco è stato realizzato, principalmente. Che è un’attitudine molto Rap. E’ un disco hardcore ma senza urlare, senza parolacce, un disco cattivo ma non difficile da ascoltare e che ha la sua profondità. Penso sia un disco che possa durare nel tempo. Non vorrei essere frainteso in quel che faccio e che mi venissero attribuite cose sbagliate, vorrei venisse capito l’amore per la cultura Hip Hop, anche se adesso va di moda dirlo. Penso che in questo disco, però, ci sia e si senta. Comunque le recensioni finora sono tutte positive!

B: Il disco è appena uscito, quindi la domanda magari è prematura, ma al momento hai altre cose in testa? Tipo quest’estate qualcosa per i Fratelli Freschi?
N: Ci potrebbe stare, però per concentrarmi su questo disco ho lasciato perdere tutti i side projects. Io ho sempre fatto troppa roba e a volte questo crea confusione per chi si vuole approcciare a ciò che faccio.

Potete ascoltare “Rapper bianco” acquistandolo su iTunes e dal vivo (tutte le date qui).
Grazie Nex!

(foto in alto di Alberto Pepe)

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