Intervista a Maury B (Maggio 2013)

Bra: partiamo dalla fine, ovvero da “Book of rhymes”. Cosa ti ha spinto a riprendere in mano il microfono e come si è svolta l’intera lavorazione del disco? In che periodo hai cominciato a lavorarci sopra?
Maury B: yo! Anzitutto, un saluto a tutti e un ringraziamento a voi per lo spazio e l’interesse dimostrato. “Book of rhymes” è stato semplicemente un nuovo inizio, non del tutto casuale, ma sicuramente naturale e spontaneo. Dopo circa un decennio d’inattività discografica, mi trovavo ad avere un lavoro comune e a vivere una vita normale, ma un giorno come un altro, intorno al 2009, Deal BeatKrusher mi diede un tape con delle sue produzioni nuove e altre più datate e così, nel tempo libero, io mi cimentavo alla scrittura e rielaboravo le mie vecchie tecniche, finché non sono arrivato a comporre intere nuove strofe. Successivamente, sono risalito su un palco, portando i miei vecchi successi di un tempo, ma questa cosa non mi è bastata e quindi ho provato a comporre e cantare cose nuove. Di conseguenza, le prime strofe ufficiali registrate e fatte uscire sono quelle su “One way” di TaCash, “C’est le crew” per BabyTracks, “What I mean” per “Souldalicious vol. 1” di Lefty. Mettevo da parte i primi testi, uno dopo l’altro arrivavo ad avere un buon numero di materiale da racchiudere in un unico grande libro, appunto. Ecco il perché del titolo dato al progetto, a un certo punto ho ritenuto opportuno iniziare a scremare e registrare questi pezzi, mentre nel frattempo continuavo a fare esperienze dal vivo partecipando a diverse jam, nella maggior parte dei casi accompagnato ai piatti da Mastafive in versione dj. Ed eccoci qui…

B: <<io credo ancora nell’Hip-Hop/rappresento discipline in rima/batte ancora il cuore a tempo su ogni beat>> (“Universale”). Una fetta molto consistente di “Book of rhymes” è dedicata all’Hip-Hop e ai suoi valori originari, spiegaci come si fa a conservare un amore così intenso per questa Cultura in un percorso artistico oramai quasi ventennale.
M: è semplice se ci si pensa… L’amore per questa Cultura, per quanto mi riguarda, deriva prevalentemente dalla stessa grande passione per questa musica, ovvero l’amore travolgente che si prova durante l’ascolto di quest’unico e potente suono. D’istinto. Il resto è una conseguenza che ti porta a produrla in prima persona per darne una propria interpretazione, metterti in prima linea e cercare di rappresentarla all’esterno, portandola al pubblico… Questo è quanto.

B: raccontaci com’era scoprire le quattro discipline negli anni ’90. Credi che quello spirito si sia preservato intatto fino ai ragazzi che si avvicinano soltanto oggi all’Hip-Hop?
M: purtroppo secondo me oggi non è più così, per la stessa parola che hai utilizzato, cioè scoprire. All’epoca per chi, come me, si è avvicinato a questa Cultura, quindi parliamo della fine degli anni ’80, probabilmente è stato come esplorare, osservare, cercare di conoscere, provare a capire e dare un’interpretazione a ciò che si poteva definire un vero e proprio nuovo pianeta per capirne le dinamiche, le fondamenta. Oggi, anche per quanto riguarda l’Italia, c’è stata una sostanziale evoluzione, l’esperienza è tanta e si può benissimo dire che molto si è fatto, strafatto, detto e stradetto, quindi per chi arriva oggi ci sono già degli esempi che si possono notare, seguire, preferire, scegliere… Con l’avvento di Internet comodamente nelle nostre case, sui nostri schermi del PC, si possono guardare e studiare milioni di video e le fasi salienti dell’evoluzione di questa musica, ricevere informazioni abbastanza attendibili o anche solo guardare concerti senza neanche il bisogno di esserci necessariamente di persona, come pure recuperare un disco in vinile che a quei tempi era l’unico modo per seguire, conoscere e capire tutto ciò. In poche parole, eri costretto a vivertela fisicamente in prima persona, non esisteva altro modo. E’ l’evoluzione umana e delle sue tecnologie, bisognerebbe capire se sia stato un vantaggio o meno…

B: torniamo al disco, più precisamente alle sue collaborazioni. Nella tracklist si notano beatmaker e mc’s di generazioni piuttosto differenti, dagli immancabili Lefty, Mastafive, Deal e Bassi fino a Kiave, Apoc e i Crazeology: come hai selezionato le varie partecipazioni?
M: stesso discorso per le collaborazioni. Non mi sono certo messo a tavolino a pianificarle, lungo il percorso mi sono incrociato con artisti, colleghi, ma soprattutto per la maggior parte dei casi amici, i quali ho avuto il piacere di coinvolgere in questo mio progetto personale. E se, come ad esempio nel caso del duo Crazeology, non ci si conosceva da anni come per gran parte degli altri artisti coinvolti, credo sia stato questo il modo migliore per stringere un rapporto di amicizia, oltre che stima, il che mi sembra il messaggio e il significato migliore che questa musica ci ha lasciato in eredità: l’unione tra le persone, condividere bei momenti. Tutto naturale e spontaneo, senza troppi schemi prestabiliti, forzature o costrizioni. L’Hip-Hop, a mio modo di vederlo e interpretarlo, deve essere in definitiva qualcosa che crea, porta e trasmette energia positiva, a maggior ragione nella negatività come nel buio più peso, cosi com’era nella sua interpretazione originale, primordiale… Poi certo, gli scazzi ci sono eccome, le antipatie esistono da sempre, ma visto e considerato che già questo mondo va in declino, perché aggiungere altra negatività? Non ne esiste già abbastanza?

B: tolto “Torno sulla scena EP”, questo è il tuo primo progetto solista in una carriera comunque ricca di episodi importanti. Ti sei chiesto il perché?
M: probabilmente è quasi tutto da attribuire al destino, o al compito che ognuno di noi è tenuto a svolgere in questa vita. Può darsi che tutto sia già scritto e stabilito in partenza, come del resto è attribuibile al tipo di percorso che noi stessi ci costruiamo con la volontà, l’impegno e il lavoro conseguente. Non credo ci sia un vero e proprio motivo nel mio ritorno discografico, ho seguito il mio istinto, la mia passione, la mia inclinazione, che per altro regolavano la mia vita un tempo, tornandone a contatto e riprendendole lì dove si erano interrotte. Si può forse definire un cerchio che si completa, che si chiude, e anche se fosse la mia ultima comparsa sarei lo stesso soddisfatto, fiero e appagato, perché ciò che dovevo portare a termine un tempo è stato completato, da qui in poi resta solo una mia scelta, un percorso di vita. Oggi continuo nelle mie produzioni, lo faccio per passione.

B: la fruizione dell’Hip-Hop (e di qualunque altro genere musicale) è profondamente cambiata negli ultimi anni. Jam e fanzine sono sparite, Aelle è un vecchio ricordo e i dischi il più delle volte si sono trasformati in cartelle e file .mp3; ti trovi a tuo agio in un’epoca che bada più alla pagina Facebook e alle visualizzazioni su YouTube che alla presenza sui palchi e alla gestione del respiro?
M: è inevitabile adeguarsi alle dinamiche che regolano il percorso musicale e personale di ognuno di noi, come detto in precedenza non l’ho di certo scelto, inventato e deciso io… Mi ci sono adattato. Del resto, non si può stare perennemente a ricordare, rimpiangere e sperare che tornino i bei vecchi e magici tempi andati, quello è appunto il passato, un tempo finito, io ne conservo le fondamenta avendone vissuto i momenti salienti e personalmente non mi sento di essere un irrimediabile nostalgico. Sappiamo benissimo tutti che quelli erano tempi decisamente migliori di questi, eppure sono cambiati e andati. Come detto da te, oggi mi occupo in prima persona di gestire la pagina Facebook, di spingere i miei video su YouTube e di fornire informazioni riguardanti le mie attività musicali e a volte personali, esprimendo pensieri, opinioni o punti di vista. Credo in fondo sia anche utile, necessario, in fin dei conti inevitabile. Certo, le fondamenta di questa musica portano mc’s come me a ritenere sempre fondamentale la presenza sul palco, dando la giusta importanza alla scrittura e all’esibizione live.

B: proviamo a scorrere per sommi capi la tua discografia, magari rispolverando qualche ricordo che conservi con particolare affetto. Cominciamo, ovviamente, da un classico assoluto, “Dritto dal cuore”: tu, Left Side e Next One, la Zulu Nation, i breakbeat e quest’embrione visto un po’ come un alieno nel mercato discografico italiano…
M: probabilmente per molti, per non dire per la maggior parte di chi segue questo discorso prettamente dal lato del Rap, sembrano ricordi di un mondo passato, testimonianze e segni di una civiltà oramai estinta… Cosa ti posso dire? Ricordo tutto molto bene, anche perché ho vissuto tutto a pieno e in prima persona sulla mia pelle. Del resto, il mercato discografico italiano anche a quei tempi non conosceva affatto i valori fondamentali, lo testimonia il fatto stesso che molti gruppi Hip-Hop di allora abbiano avuto un rilievo mediatico superiore a noi all’ennesima potenza, figurati oggi che gli unici (o quasi) valori che regolano questo carrozzone sono l’immagine, la superficialità, l’assenza completa di messaggi seri e positivi… Oggi tutta quella leggerezza ha trovato campo libero per l’avvento e l’invasione di un nuovo ordine mondiale. Non mi spiego perché chi fa musica positiva, ricercata, studiata e di gusto, cercando di evolvere la vita mentale e spirituale di chi ascolta, non sale nelle classifiche né nelle preferenze della massa. Alla gente fa comodo non pensare più, non riflettere, non porsi questioni complesse sul percorso della nostra esistenza. E’ tutto nella superficialità e nel piattume, perciò difficilmente senti dire: <<open your mind and see what I see…guarda ciò che vedo e vivo adesso sono qui…è tutto relativo, stress e confusione, il mondo appare in un istante secondo una nostra proiezione>> (“Open you eyes”, ndBra).

B: il legame artistico con i Gatekeepaz, “Custodi del segreto”, Torino e le piccole realtà indipendenti come la UndaFunk Records…
M: come ho già detto, l’energia si trasforma, non muore mai… Alcune di queste realtà che hai citato, oggi non esistono più, ma molte delle persone a capo di quei progetti sono ancora presenti e attive sul campo, come ad esempio Trzta, Rawl MC, Deal e Psyko Killah. Per quel che riguarda le piccole realtà indipendenti di Torino e dintorni, oggi abbiamo la B.M. Records, che propone in un modo simile l’idea di dare voce a chi molto probabilmente non avrebbe spazio dalle major… Noto però con piacere che le piccole realtà Indie si moltiplicano e si riproducono a vista d’occhio.

B: Fritz Da Cat, i neurodeliri e “Torno sulla scena EP”…
M: alcune delle mie produzioni migliori! Credo con tutta sincerità che sia io che Fritz, firmando quelle tracce, abbiamo raggiunto forse il picco delle nostre vite artistiche. Lo testimonia il fatto che se oggi si ascoltano quelle canzoni, si può benissimo constatarne la completezza, l’evoluzione, il peso; ancora oggi reggono il confronto. Anzi, se per certi versi molti quei livelli non li hanno ancora raggiunti, significa che si è fatto molto bene, tanto che quelle cose sono rimaste nel tempo. Per diversi beatmaker, Fritz è ancora un metro di paragone, un obiettivo, come del resto dicono lo sia anche io…

B: e a questo punto cosa succede? Gli inizi del duemila li ricordo come anni molto critici per l’Hip-Hop italiano, sembrava quasi di essere arrivati al capolinea.
M: questo quesito è un dilemma, per altro ricorrente nelle interviste che mi sono trovato a fare in occasione dell’uscita del mio disco e, come ripetuto nelle altre occasioni, dico che io in quegli anni non c’ero, non ero presente fisicamente in Italia. Nei primi del 2000, forse anche per la discesa generale del movimento, anch’io ho spostato l’attenzione verso altre realtà musicali che reputavo più coinvolgenti, seguendo percorsi che mi portavano a viaggiare per diverse città europee come Londra e generi che andavano dalla Dub Music all’Elettronica, in generale ascoltando artisti quali Aphex Twin, Spiral Tribe, Alpha Omega, Zion Train. Oppure a Barcellona, seguendo l’Etno-Music di strada tendente al Reggae, Manu Chao e via dicendo. Del resto, sembrava sul serio di essere arrivati a un capolinea e forse così è stato. Poi, semplicemente, c’è stato un cambio generazionale e di sonorità, molti gruppi e solisti trovavano campo libero, nuovo spazi, nuove vie di espressione, portando immancabilmente una nuova ventata d’aria all’intero ambiente e arrivando ai giorni nostri a essere tra i nomi di spicco. E’ inutile che vi dica di chi si tratta, sapete tutti di chi sto parlando. In fondo mi sembra anche giusto così, noi smollavamo il colpo e loro prendevano per forza di cose il sopravvento, trovando uno spazio vuoto da colmare, nel bene e nel male. Tranne forse quei due/tre gruppi che proseguivano sin dai nostri tempi, come ad esempio Kaos o il Colle der Fomento.

B: poi, quasi a sorpresa, diverse apparizioni, ad esempio su “Musica che non si tocca”, “The mark of the beats” e “Poteri forti”, fino appunto a “Book of rhymes”. In tutti questi anni hai continuato a seguire l’Hip-Hop italiano e a esercitarti nel Rap?
M: durante quegli anni del mio, diciamo cosi, cambio d’identità, non ascoltavo affatto il Rap Italiano, né mi allenavo nella mia disciplina. L’unica cosa che ho sempre fatto è stato ascoltare il suono universale che unisce tutti, del resto non fa alcuna differenza se in Spagna in spagnolo, in Francia in francese e cosi via. Come appunto nella mia amata Inghilterra, la stessa cosa in Messico o a Cuba, l’energia è sempre la stessa, riconoscibile e inconfondibile, Hip-Hop worldwide, appunto!

B: c’è qualche giovane artista, in particolare, che apprezzi e ti sarebbe piaciuto avere sul disco? Tra i compagni di un tempo spariti dalla circolazione, invece, chi avresti voluto rivedere al tuo fianco?
M: tra i giovani, ne noto alcuni che fanno cose davvero valide, sia nel cosiddetto mainstream che negli ambienti underground, che preferisco. Ora stare qui a fare dei nomi potrebbe sembrare come voler esprimere dei favoritismi e non mi sembra sia il caso. A ogni modo, i giovani, i new cats che hanno il mio rispetto e la mia approvazione, credo sappiano bene chi sono… Io non esito affatto appena ne scorgo uno all’orizzonte a complimentarmi all’istante, quindi chi deve saperlo lo sa e, perché no, in futuro salterà fuori all’occhio di tutti, per ora continuate a lavorare sodo e a testa bassa, coscienti del fatto che certi livelli non si raggiungono mai, ci si può solo andare vicino, la perfezione probabilmente non è cosa per semplici e comuni umanoidi. Dei miei vecchi compagni di viaggio mi avrebbe fatto piacere ritrovarmi spalla a spalla con i ragazzi con cui un tempo ho condiviso studi, palchi, nonché strade e piazze; nello specifico, i vecchi compagni della Gatekeepaz crew, ossia Ango Sprite, Hopus D, come anche del resto Psyko Vibe. Per altro, quelli che mancano all’appello e in un modo o in un altro non c’è stata ancora occasione di fare qualcosa, ma so per certo che questo accadrà com’è successo per gli altri componenti, magari fuori da ogni aspettativa e programma. Il destino ce lo concederà, io ci credo!

B: a oggi che feeback hai ricevuto per “Book of rhymes” e come avete pensato di spingerlo con la B.M. Records?
M: i feedback mi sono sembrati buoni, anche se non si è fatta ancora una presentazione ufficiale perché aspettiamo di avere le copie fisiche del CD da poter distribuire ai concerti; ma tutto sommato dai commenti, dagli apprezzamenti vari ricevuti sia in rete che dalle persone in giro, dalle recensioni su alcuni siti web, mi è sembrato tutto molto positivo, anche per quanto riguarda la scelta del primo singolo, “Into the gate”, col maestro Roc Beats alle produzioni nonché ai dope cuts! Abbiamo deciso di spingere il disco come un po’ tutte le altre produzioni di casa, ma consapevoli del fatto che la miglior promozione la si fa già in partenza di prima persona, altrimenti nulla avrebbe senso se tu stesso non ti poni come primo promotore di te stesso. Però certo, con l’etichetta si prendono le decisioni più importanti, magari la scelta dei prossimi singoli da far uscire, con chi realizzare i vari video, in che modo muoversi come strategie e via dicendo. Per questo ci si affida un po’ all’esperienza più ferrata in campo di Mastafive, essendo già lui coinvolto in svariate attività in molti campi e su diversi fronti, a Lefty, nelle vesti di art director e grafico, che si occupa anche delle relazioni pubbliche e promozionali. Poi abbiamo anche la collaborazione e l’apporto di elementi abili a realizzare piccole e grandi situazioni pratiche come la ristampa di CD per la diffusione del materiale, vedi il caso di Strike The Head e CoolKitz con “One day making”, o la produzione di t-shirt assegnata a DragWan. Insomma, una squadra, piccola o grande che sia, se concentrata sugli stessi obbiettivi può fare molto. Se ognuno porta il suo contributo si può ottenere tanto, funziona così.

B: l’ultima domanda vorrei riservarla al ruolo della scrittura. Per te il Rap cos’è? Un mezzo per tramandare questa Cultura, uno sfogo che permette di esorcizzare i fantasmi interiori o un po’ dell’uno e un po’ dell’altro?
M: esatto, ti sei risposto da solo! Per me è sia un mezzo, per cosi dire, al servizio di una causa comune, come la divulgazione di ciò che si intende per Hip-Hop, dandone con rispetto e onestà un’interpretazione personale, come anche un mezzo per esprimere ciò che risiede nel più profondo della coscienza o per descrivere in rima ciò che si vede, si nota e si vive all’esterno, in superficie. Sarebbe limitativo se fosse solo un aspetto di quelli menzionati.

B: spazio libero per aggiungere qualcosa che non ti ho chiesto e anticiparci i tuoi prossimi impegni.
M: con calma e scioltezza mi dirigo verso altri traguardi, i prossimi da raggiungere o cui aspirare, come collaborazioni varie su dischi altrui che reputo validi e interessanti, come dedicarmi alle mie attività, come chiudere e mettere da parte tracce da proporre eventualmente per un mio nuovo progetto… In pratica fare esattamente ciò che mi piace, cercando sempre di farlo in modo naturale, spontaneo, fresco e diretto. Con tranquillità e serenità a volte, con foga e smania altre… Ma sempre vero, puro e reale.

B: grazie di cuore, per l’intervista e per i nastri che letteralmente consumavo negli anni ’90.
M: grazie a voi di RapManiacZ per l’interesse e per l’attenzione… Ieri come oggi, sempre a servizio. Maury B, Beware 01, HH Soldier 4 Life, ND, GK, TO. Peace!

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