Intervista a Beneficence (17/06/2021)

Beneficence è tornato da poco sulla scena underground col suo settimo lavoro, “Stellar Mind“, realizzato in cooperazione col fido Confidence, produttore originario dell’area di Boston. Abbiamo colto l’occasione per intervistarlo attraverso l’unica maniera che ci è stata possibile, via e-mail, toccando argomenti come la sua carriera, la sua etichetta – la Ill Adrenaline Records – e la genesi di un disco che raccoglie tanti sentimenti nostalgici per l’Hip-Hop degli anni novanta, epoca alla quale l’artista è appartenuto restandosene da parte rispetto alle luci della ribalta, fiero delle sue scelte indipendenti.

Mistadave: “Stellar Mind” è il tuo settimo album. Agli inizi della tua carriera avresti mai immaginato di arrivare così lontano?
Beneficence: molti artisti che amo e rispetto fanno dischi finché non esalano l’ultimo respiro; è la vera definizione dell’essere artista. Quando la mia carriera ha avuto inizio, mi ero concentrato molto sulla longevità, quindi sì, avevo in mente di poter arrivare a una simile cifra di pubblicazioni.

M: parlaci dei giorni in cui provavi a farti strada nell’Hip-Hop, assieme a Dj Kaos.
B: ho incontrato Dj Kaos quando avevo quindici anni, alla Hillside High School del New Jersey. Allora stava lavorando sulla sua tecnica con lo scratch, mentre io avevo il desiderio di produrre un demo. Un giorno l’ho invitato nel mio quartiere, a Mertz Ave, per realizzarne uno di quattro pezzi. Siamo finiti in studio assieme ed è nato il mio primo lavoro, “Hostile Lifestyle/Sucka’s Brevity”, quel disco conteneva i primi graffi di Kaos prima che si aggregasse agli Artifacts. Avevamo stampato solo un centinaio di copie di quel disco, nel 1994.

M: qual era la tua relazione con gli Artifacts il quel periodo?
B: conoscevo molto bene El Da Sensei e Kaos, al di là della musica ci frequentavamo come fossimo membri della stessa famiglia. Kaos mi aveva presentato El e lui si era offerto di apparire come ospite nel mio secondo album, “Vocal Sports”.

M: e come sei finito a registrare il tuo primo LP?
B: ho registrato il mio esordio quattro anni in ritardo rispetto alle previsioni. Il primo disco l’avevo scritto nel 2000, ma non è mai stato pubblicato a causa di un litigio col produttore. Nel quadriennio successivo ho lavorato con più produttori e ho realizzato un altro album chiamato “Eye Of The Storm”.

M: Confidence, un produttore che personalmente ammiro molto, ha fornito qualche ottimo beat ai tuoi due album precedenti a quest’ultimo. Come sei giunto alla decisione di avvalerti solo di lui per “Stellar Mind”?
B: lavorando a “Stellar Mind” ho contattato Confidence perché volevo un paio di suoi beat nel disco. Lui mi ha suggerito che avrebbe potuto produrre l’intero album con il materiale che aveva! Mi fido di Confidence, so come lavora e ha arricchito il risultato finale con versatilità. A sentire il disco, tutto ha funzionato per il meglio.

M: come convive lo stile produttivo di Confidence col tuo modo di fare Rap?
B: i suoi beat sono melodici e posseggono sempre un’atmosfera dura, da strada, il che è esattamente il tipo di produzione che prediligo. La mia voce e le mie liriche offrono sostanza e determinazione, in più i beat che Confidence ha realizzato si abbinavano perfettamente al concetto che avevo in mente per “Stellar Mind”.

M: come definiresti il tuo stile personale?
B: lo definirei uno stile molto serio, che oggi non va certo per la maggiore. Provo a far evolvere il Rap con nuovi concetti, con tematiche diverse, cercando di variare i miei schemi metrici, fornendo al tutto un flow privo di particolari sforzi, liscio e sicuro. Alla fine dei conti voglio che l’ascoltatore sia ispirato dopo aver sentito il mio disco, non deve terminare l’esperienza con un senso di bassa autostima.

M: qual è stato il processo creativo dietro a “Stellar Mind”? Confidence ti ha prima spedito i beat e poi tu hai scritto i testi mentre li ascoltavi?
B: sì, proprio così, Confidence mi ha spedito i suoi beat e io ci ho meditato sopra, per ciascuno di loro ho pensato a quale tipologia di pezzo si sarebbe meglio abbinata e se qualche particolare situazione avesse meritato una partecipazione esterna. “Stellar Mind” è un prosieguo nello sviluppo delle rime e dei beat, atto a portare avanti la tradizione dei dischi che l’hanno preceduto.

M: su molte tracce ti riferisci a elementi nostalgici dell’Hip-Hop. Gli anni novanta sono andati – come ha correttamente notato il tuo ospite Keith Murray in “Illest Mic Pros” – ma credo che veterani come te stiano ancora portando avanti con successo la tradizione newyorkese. Come ti fa sentire questa cosa?
B: penso che sì, gli anni novanta siano andati per sempre, ma il loro basamento strutturale sarà sempre il sostegno di quest’arte. Puoi aggiungerci degli accessori, ma tutto ciò che esiste ha bisogno di solide fondamenta affinché la fiamma continui a divampare.

M: in ciascuno dei tuoi ultimi tre album hai ospitato El Da Sensei, Masta Ace e A.G.; qual è la tua relazione con ciascuno di loro?
B: sono tre delle migliori persone che io abbia mai conosciuto, anche quando non stavo facendo musica. Condividiamo in profondità l’amore per quest’arte. Conosco El Da Sensei da un maggior numero di anni rispetto agli altri due artisti che hai citato, nella seconda parte degli anni novanta mi ha davvero insegnato tante cose. Masta Ace l’ho conosciuto nel 1998, a Philadelphia, a uno show locale che ho fatto a Fairmount Park. Ho notato il suo furgone della INC (Masta Ace Incorporated – ndMista) e l’ho approcciato consegnandogli il mio secondo singolo su vinile, “Low-Profile Man”. Quando ho fondato la Ill Adrenaline Records il mio manager mi ha immediatamente suggerito di lavorare con Ace, una persona davvero buona e un artista che liricamente getta fuoco ovunque. A.G. l’ho incontrato sul set del video di “All Real”, traccia che abbiamo realizzato insieme (e che appare su “Concrete Soul”, pubblicato nel 2011 – ndMista), in lui ho trovato una persona tranquilla e normale, siamo andati d’accordo da subito. Con ciascuno di loro non emerge mai alcun tipo di ego, la nostra intenzione è solo quella di creare un ottimo prodotto per i fan.

M: quando hai fondato la Ill Adrenaline Records e con quale scopo l’hai fatto?
B: ho creato l’etichetta nel 2010, assieme al mio partner Benny. Lui è tedesco, mentre io vengo da Newark, nel New Jersey. La nostra professionalità e l’amore per quest’arte ci ha permesso di fare squadra alla grande. Nella conduzione dell’etichetta è totalmente assente il tipico concetto di avidità che caratterizza questo settore.

M: puoi raccontarci qualcosa del tuo nuovo libro, “Concrete Soul: The Memoir And Making Of Ill Adrenaline Records”? Ci pensavi da tanto tempo?
B: sì, l’idea è nata tanti anni fa, ma ho concretamente cominciato a scrivere il libro tre anni fa. Ho perso tanti amici durante questo viaggio e le storie che ho da raccontare sono davvero interessanti. Non è stato facile giungere all’obiettivo, nel percorso ho incontrato tanti ostacoli che avrebbero minato la voglia di proseguire per qualsiasi persona priva di una ferrea volontà. Questo libro darà la possibilità ai fan di apprezzare di più come questa realtà sia giunta alla sua realizzazione. Ci sono tante storie di trionfo e fallimento. E’ davvero la tempesta prima della quiete.

M: quali sono i tuoi progetti una volta che verranno ripristinati i concerti? Pensi di supportare il tuo nuovo disco con un tour?
B: non vedo l’ora di andare in tour, francamente! Voglio presentare il disco e proporre parte del vecchio materiale. Abbiamo anche pensato a un po’ di merchandise molto bello, che voglio autografare per i fan.

M: in quale modo ti ha condizionato la pandemia a livello artistico?
B: mi ha toccato da vicino, mio fratello è stato ricoverato in ospedale a causa del Covid-19, fortunatamente si è ripreso del tutto e per questo sono grato. Ho reso il mio personale processo creativo più incisivo, dato che non sappiamo se saremo in giro così a lungo per assistere alla dipartita di questo virus. Perciò ho registrato un album e scritto un libro con tutta la passione che ho dentro; e l’accoglienza è stata molto soddisfacente per entrambi. Negli anni novanta tanti rapper sono partiti firmando per una major, ma non è questa la mia storia, ho sempre voluto essere indipendente per mia scelta e possedere la mia etichetta. Ora che le major hanno abbandonato la maggior parte dei rapper degli anni novanta, i quali sono ancora in gran forma, è un onore per me lavorare con loro e fornirgli i mezzi di cui hanno bisogno per registrare.

M: c’è qualche progetto futuro di cui ci vuoi parlare?
B: certo. Sto terminando un EP interamente curato dai Jazz Spastiks, team di produttori anglosassone. Ho inoltre una partecipazione nel nuovo album di uMaNg (artista di Salt Lake City – NdMista) e avrò un ruolo nel musical che Masta Ace sta producendo. Sto inoltre mettendo assieme Adrenaline Kids, che sponsorizzerà attività estive per i ragazzi ad Atlanta e a Newark.

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