Ice-T – Rhyme Pays

Voto: 3,5

Il gran caldo di questo mese di luglio duemiladodici fa pensare alle palme, alle macchine decappottabili e alla California, tre elementi presenti nella copertina di “Rhyme Pays”, album d’esordio del leggendario Ice-T. Nato nel New Jersey e trasferitosi nei sobborghi di Los Angeles da bambino in seguito alla morte di entrambi i genitori, Tracy Marrow ha fatto del suolo californiano il proprio terreno d’adozione, addentrandovisi durante una crescita contraddistinta dalla violenza, dalle gang e dalla malavita, le quali lo avevano portato in più occasioni a far parte di bande di rapinatori di banche e gioiellerie con un intermezzo quadriennale di servizio nella Army statunitense mentre aveva già il primo figlio a carico. Una vita degna di una lunga biografia, non sorprenda quindi più di tanto che “Rhyme Pays” arrivi a vedere la luce alla soglia del trentesimo compleanno del suo interprete, un’età di debutto – per carità, con una lunghissima gavetta pregressa nei club di entrambe le coste – decisamente differente rispetto ai teenager che già allora buttavano fuori dischi destinati a restare nella storia.

Come lui stesso ha più volte ribadito nei suoi testi, Ice amava fare Rap ma era stanco di fare il robottino Hip-Hop in film alla “Breakin'”, virando la direzione della sua carriera nell’ambito del Gangsta Rap (o Reality Rap, come preferite), sub-genere del quale è indubbiamente riconoscibile quale pioniere. “Rhyme Pays” nasce da questi presupposti, dal bisogno di raccontare ciò che si vede e si è visto ogni giorno, dalla necessità di denunciare fatti concreti a livello politico e sociale (aspetto tremendamente sottovalutato analizzando l’Ice-T rapper), mischiando il tutto con una buona dose di atteggiamenti cazzoni da conta-dollari affermato ed esplicite avances a signorine preferibilmente poco vestite, cavalli di battaglia che il nostro si sarebbe poi portato avanti per sempre.

La partenza è memorabile: l’intro racconta il personaggio delineandone i principali tratti biografici con un parlato cadenzato sopra alla famosa “Tubular Bells”, cui segue l’attacco devastante di “Rhyme Pays”, che detta il ritmo al resto dell’album proponendo rime irriverenti e autocelebrative sopra un potente break coadiuvato dal sample della riconoscibile “War Pigs” dei Black Sabbath – una delle tante influenze Metal appartenenti alla gioventù di Ice. Un inizio roboante e grintoso, che trova ideale continuazione grazie al leggendario singolo “6 ‘N The Morning'”, uno dei capisaldi della discografia del rapper, supportato da una semplicissima batteria programmata dal fido Afrika Islam per picchiare duro e sulla quale si snodano sette minuti e undici secondi di molteplici immagini di fuga dalla polizia, perquisizioni, sparatorie e quant’altro, attingendo a mani libere dai propri trascorsi per creare un racconto che ha segnato un’epoca (<<Six in the morning, Police at my door/fresh Adidas squerk across the bathroom floor/out the back window I make an escape/don’t even get a chance to grab my old school tape>>). “6 ‘N The Morning'” sta al Gangsta Rap come “Squeeze The Trigger”, pur nel suo incitare all’azione violenta, sta al Reality Rap: a dir poco poderoso, il pezzo parla esplicitamente della corruzione della Polizia, del menefreghismo dei politici nei confronti dei disagiati, delle sparatorie tra gang e, complessivamente, dell’ingiustizia generale con cui funziona il sistema, un trattato sociale pieno di passaggi significativi che invitiamo caldamente a ripescare ed apprezzare, tanto poco è lo spazio per poterli citare tutti.

Abbiamo parlato dell’inizio e della fine, ebbene tutto ciò che sta in mezzo rappresenta altre sfaccettature dell’artista e delle tendenze produttive dell’epoca: c’è difatti spazio per una rielaborazione in chiave Rap della “Make It Funky” di James Brown, per le personali manie del personaggio in fatto di donne e ricchezza (“Sex”, “I Love Ladies”, “Somebody Gotta Do It”), per ricordare la provenienza dalla party song saltando da una base a un’altra (“409”) e per raccontare la vita criminale sotto un altro punto di vista (“Pain”). La parte musicale, grezza, è basata in maniera predominante su batterie composte tramite le drum machine dell’epoca e sample che prendono spunto sia da elementi irrinunciabili quali il già menzionato e onnipresente Padrino del Soul, i Commodores o la “Nautilus” di Bob James, sia da territori all’epoca ancora fertili da esplorare come i Led Zeppelin, presenti con le loro hit “Whole Lotta Love” e “Heartbreaker” nella bonus track “Our Most Requested Record”, aggiunta assieme ad alcuni remix che portarono il numero di tracce dalle 9 del vinile alle 13 del compact disc.

Seppure non ineccepibile per la scarsità d’interesse creata dai pezzi più ovvi (“Sex” e “I Love Ladies” si passano via facilmente), nonché per via di una produzione in parte datata e che nel successivo “Power” avrebbe fatto un più che tangibile salto di qualità, “Rhyme Pays” ha avuto un ruolo predominante nel fare da apripista per l’Hip-Hop targato west coast; un impatto paragonabile a quello di dischi come “Straight Outta Compton”, scomodi quanto si vuole, ma veri fino al midollo.

Tracklist

Ice-T – Rhyme Pays (Sire Records Company 1987)

  1. Intro/Rhyme Pays
  2. 6 ‘N The Morning
  3. Make It Funky
  4. Somebody Gotta Do It (Pimpin’ Ain’t Easy!!!)
  5. 409
  6. I Love Ladies
  7. Sex
  8. Pain
  9. Squeeze The Trigger
  10. Make It Funky (12” Mix)
  11. Sex (Bonus Beat)
  12. Somebody Gotta Do It (Pimpin’ Ain’t Easy!!!) (12” Mix)
  13. Our Most Requested Record (Long Version)

Beatz

All tracks produced by Afrika Islam

Scratch

All scratches by Dj Evil “E” *THE GREAT*

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