Gorilla Twins – Gorilla Twins

Voto: 4 –

Ammetto di aver seguito con insolita compulsione le varie notizie che hanno preceduto la pubblicazione di “Gorilla Twins”, trafila che – per questioni di tempo e perché ho scelto di non disporre di social – in genere mi nego senza molti rimpianti; l’idea che Ill Bill e Nems stessero combinando qualcosa assieme mi ha tuttavia stuzzicato, in particolare dopo l’ottima riuscita dell’ultimo album del secondo, quel “Gorilla Monsoon” a proposito del quale sottoscrivo ogni singola virgola digitata a suo tempo. Sebbene l’uno non abbia mai preso parte a un solista dell’altro, pur avendo condiviso i medesimi spazi in “To Thine Own Self Be True” (La Coka Nostra), “Anti Hero” (Slaine Vs. Termanology) e “Infantry” (Snowgoons), la curiosità deriva da un’intesa che sulla carta rivela subito potenziali aderenze, essendo entrambi dotati di un’aggressività al microfono che non a caso si è incarnata nel moniker del duo proveniente dalla zona sud di Brooklyn e in un accattivante concept grafico.

Cronologicamente, l’avventura discografica dei Twins viene inaugurata dal brano collocato in chiusura di tracklist, “Adios”, rilasciato lo scorso 27 marzo. Si tratta di una riflessione sulla morte e, in senso lato, sul significato delle nostre azioni (Nems si racconta con assoluta trasparenza: <<there’s gotta be some type of higher power lookin’ over me/‘cause all the dirt I did through the years it should be over, B/preacher prayin’ over me, grandmoms with the rosary/all the robberies with no mask, the victims know it’s me/now I see old ladies and help them with their groceries/hopefully the good deeds make my karma strong>>), ambiente tematico cui si adattano senza difficoltà anche Immortal Technique, D.V. Alias Khryst per il refrain e Scud One con una strumentale che ricorre a un bell’arpeggio di chitarra Blues. Pesca altresì nell’ambito della sfera personale “Highs & Lows”, secondo estratto datato 10 maggio che pone l’accento sui rimpianti accumulati durante un percorso artistico costretto a un’andatura tortuosa (Bill è quasi commovente quando ricorda: <<through the ups and downs I would just drop another/album after another album after another/shit happens in between albums/remember when me and Sean Price was plannin’ one?/Our album would have killed people for real/Sean P plus Ill Bill equal The Pill, imagine that!>>), performance per nulla scalfita dall’abituale penuria di fantasia apportata da Stu Bangas.

Per l’hardcore tocca attendere il 17 maggio: è “Bong!” – terza e conclusiva anticipazione – a ricondurre i Gorilla nel loro habitat naturale, quella giungla lirica in cui è lecito affondare unghie e zanne nel più rosso e viscoso dei liquidi (<<smack blood and skull fragments outcha face/clap snubs at your mother’s casket walking out of her wake>>), prova resa ancor più serrata dal rapido avvicendamento su quattro barre tra Ill Bill e Nems e dal mood latino sezionato da Shortfyuz. Insomma, a scatola chiusa sembra che la vicinanza del rapper di Coney Island abbia disciplinato il collega originario di Canarsie, allentando la ridondanza tematica che regnava invece incontrastata in “Septagram”, “Black God White Devil” (Heavy Metal Kings) e “Cannibal Hulk”. Non che l’approccio di William Braunstein sia diventato conscious; l’eccesso di grottesco e complottismo altrove segnalato tra i nodi gordiani dei suoi progetti trova però in “Gorilla Twins” un dosaggio ragionevole, tale da non saturare troppo presto i trentacinque minuti comprensivi di intro e interludio.

Impressione confermata già in avvio da “Married To The Game”, che da un lato conserva un’attitudine abbastanza concreta (<<you niggas worry about the state of Rap/I’m looking for a safehouse where I can place the meth/I’m looking for a homebase where I can set the trap/tryna stay legal, but I’m about this close to selling crack>>) e dall’altro individua nei synth e nei rullanti martellanti di Star Command una valida alternativa al sound più epico e battagliero. L’arrivo di Vinnie Paz in “Wolves” non può che inasprire i toni del canovaccio, complice il cupo giro di piano offerto da Josh The Goon; è il segnale di un progressivo ritorno al collante dell’operazione Gorilla Twins, ovvero la brutalità: ne dispongono certo in misura ragguardevole sia Nems, che in “Supply & Demand” indossa i panni dei cattivi del cinema (<<the bad guy you rooted for at the end of the movie has finally won/it’s finally done/just fucked a rapper’s girl, she started crying and said/‘after all these years i could finally cum’>>), sia Ill Bill, elegantissimo in “Shootout At The Cyclone” (<<put my entire fist up your ass like a puppeteer/word, I sit back and observe>>), episodio che l’ex Non Phixion decide anche di produrre – per la verità pasticciando un po’ con un sample troppo veloce – e ospita un sempre gradito Lord Goat aka Goretex.

In sostanza, il rispetto reclamato in “Pay Homage” è più che giustificato. E se è vero che – fatta eccezione per Stu Bangas e Scram Jones – il drappello di beatmaker sia composto in gran parte da reclute (senza pretendere una telefonata di Bill a Dj Premier, Pete Rock, Dj Muggs o Large Professor, un coinvolgimento di Jazzsoon sarebbe stato apprezzato), che la durata complessiva sia solo sufficiente e che l’originalità non vada annoverata tra i pregi principali di “Gorilla Twins”, nel suo insieme l’uscita rispecchia il potenziale di partenza e, soprattutto, spalanca una gabbia che ci auguriamo rimanga vuota a lungo. <<Gorilla Twins, that’s the brand you can’t trust/all of these rappers is fake fucks/y’all hate us, because we don’t wear leggings and make-up>>.

Tracklist

Gorilla Twins – Gorilla Twins (Fat Beats Records/Uncle Howie Records 2020)

  1. Guerrilla Twins
  2. Married To The Game
  3. Wolves [Feat. Vinnie Paz]
  4. Highs & Lows
  5. Bong!
  6. Supply & Demand
  7. Twinning
  8. Nah [Feat. Alexandra Casula]
  9. Shootout At The Cyclone [Feat. Lord Goat]
  10. Gunners
  11. Pay Homage
  12. Adios [Feat. Immortal Technique and D.V. Alias Khryst]

Beatz

  • Furio: 1
  • Star Command: 2
  • Josh The Goon: 3
  • Stu Bangas: 4, 11
  • Shortfyuz: 5
  • Charlie G: 6
  • Scram Jones: 8
  • Ill Bill: 9
  • S’pply N D’mand: 10
  • Scud One: 12