Godfather Don and Parental – Retrogenesis

Voto: 3,5

La storia del Rap è ricca di personaggi e storie calati nei sottofondi dei boroughs newyorkesi, alcune delle quali sono destinate a risorgere cercando di colmare quell’attimo sfuggito in un’epoca di irripetibile prolificità. La figura di Godfather Don, personaggio al quale l’occasione, per molteplici motivi, è scivolata via, è infatti imprescindibile e allo stesso tempo criminalmente sottovalutata quando si cerca di ricostruire il percorso cronologico della scena di New York, di certo non per cause direttamente a lui imputabili. Produttore di comprovate capacità creative e gusto originale nel campionare, di quelli che hanno contribuito a disegnare lo stile ruvido e grezzo degli anni novanta ma il cui nome non salta mai fuori al primo tentativo di ricordo, nonché notevole mc da battaglia, Godfather Don aveva fatto il suo ingresso con l’esordio “Hazardous” nel lontano 1991, passando sotto diversi radar fino al suo ripescaggio reso possibile dalle più ampie possibilità tecnologiche, ora raro cult per danarosi collezionisti.

Il suo passaggio dalla Select alla Hydra Records aveva poi diretto verso la solita trappola per topi organizzata ad hoc da troppe etichette, di conseguenza alcuni suoi lavori hanno dovuto attendere lunghi anni prima di godere di uno sprazzo di luce, costringendolo a una celebrità davvero ridotta. Ciò nonostante il rilievo locale che si era faticosamente costruito grazie all’avventura con i Cenobites, in cui formava una coppia perfetta con quel gran mattacchione di Kool Keith, definendo il sound a bassa fedeltà della Fondle ‘Em Records di Bobbito e assemblando alcuni beat annodati al Jazz più oscuro per “The Four Horsemen“, il terzo disco degli Ultramagnetic MC’s, firmando infine collaborazioni con Screwball, Sir Menelik e Mobb Deep. Il nuovo millennio se l’era poi ingurgitato come capitato a molti altri pesci, rimasti a boccheggiare fuori da una vasca all’interno della quale molti altri simili si erano trovati a disagio, nel mezzo dell’ennesimo cambiamento di trend sempre più distanti dai canoni di autenticità che avevano contraddistinto il periodo d’oro.

Così, ancora una volta, l’Europa ha rivestito un ruolo fondamentale nel gettare una provvidenziale ancora a personalità considerate importanti dai veri intenditori, in nome del mantenimento di un’autenticità culturale che, per ammissione stessa di molti artisti americani, nel Vecchio Continente persevera nella sua vivace vitalità. Pur proseguendo nel coltivare la sua creatività, sviluppando pure doti di strumentista, Rodney Chapman ha scovato il suo sbocco ideale per merito di artisti a lui affini, scrivendo per esempio sugli infettivi bpm ricchi di texture realizzati dagli scozzesi Jazz Spastiks, reperendo in tali realtà un legame spirituale del tutto simile a quello che l’ha condotto dritto a Parigi, dove Parental, produttore di nota raffinatezza, l’attendeva a braccia aperte. “Retrogenesis” marchia il secondo episodio collaborativo tra il Don e il francese (il primo si era concretizzato attraverso “Osmosis“, nel 2020), i quali anzitutto si pongono l’obiettivo di serrare ulteriormente le loro viti simbiotiche, basandosi su un’immediata intesa nella preferenza musicale, data l’uguale propensione del parigino nel ricercare presso le stesse fonti che Godfather Don ha sempre prediletto e focalizzando quindi la concentrazione di quest’ultimo sulla parte lirica del progetto.

Da tale punto d’osservazione, le caratteristiche prime dello stile esercitato da Don al microfono non presentano varianti sostanziali, se non una timbrica più leggera, adagiata sulla morbidezza delle sonorità proposte, meno rude e autoritaria rispetto alle registrazioni degli esordi. Parental spesso ricama il tappeto ideale per un rapper completamente a suo agio, come se avesse trovato la sua esatta dimensione dopo anni di ricerca, traguardo raggiunto con molta probabilità grazie a una visione vicendevolmente allineata, che vede il francese – e i suoi frequenti collaboratori – scavare a fondo nei cesti di vinili da campionare, proprio come Don usava fare un tempo. La combinazione di tali elementi permette un risultato chiaramente positivo, ma non sempre automatico. Le tematiche dei testi affrontano esclusivamente il confronto al microfono, l’abilità della propria scrittura rispetto alla concorrenza, permettendo dunque d’inquadrare l’insieme lirico come un grande esercizio di ginnastica verbale, certamente derivante dalla natura di freestyler, senza quindi nulla aggiungere a quanto già si sapeva risiedere in faretra. Parental, che possiede l’innata capacità di coordinare l’album costruendo intermezzi che potrebbero ben figurare quali beat interi (ascoltare “Sickadat” per toccare con mano), viaggia tra composizioni letteralmente geniali e altre che si adagiano su formule di routine, dando luogo a una lieve discontinuità già riscontrata in alcune delle sue precedenti produzioni; di fatto, quando il livello della strumentale risulta particolarmente alto ne beneficia anche la delivery di Don, che per quanto sia stata ben conservata dal tempo assieme all’impeccabile precisione, soffre pur sempre di una sua monotematicità strutturale.

Giusto per dare dimostrazione alla teoria, episodi quali “The Medicine” offrono una selezione di suoni d’altissima qualità, nello specifico un piano celestiale e il giro di chitarra acustica d’atmosfera, i quali ruotano perfettamente attorno all’autoreferenzialità di un testo che molla punchline e similitudini, ostentando sicurezza unitamente a un ritornello che si fonde benissimo coi tocchi più densi delle note campionate. Altrettanto si può sostenere per “Replay”, la quale induce effetti riconducibili al titolo medesimo, nel senso che è uno dei brani cui si ritorna più spesso e volentieri, composta da un giro di piano polveroso ed efficace, con dei passi lirici molto apprezzabili dal punto di vista tecnico pur non variando nella sostanza contenutistica (<<I must fast with the math, you’re procrastinatin’/your chapter makin’ just masturbatin’>>). “Unreal” è altresì una pietanza riservata a palati fini, l’intro di archi assapora di cinematografia d’autore, il pianoforte apporta la classica eleganza del producer francese, ottenendo un crescendo emozionale di valore sopra al quale Don si dimostra sufficientemente creativo nel variare le terminologie descrittive della sua supremazia autoriale, ben abbinando l’espressività all’intensità della musica.

In maniera antitetica, “Provocation”, “Blind” e l’introduttiva “Love Scene” risultano senza dubbio gradevoli, ma non in grado di superare l’asticella fissata dai pezzi sopra menzionati, sfociando in un’ordinaria amministrazione che non offre particolari guizzi d’esaltazione. Nonostante il rapper possieda rime a getto continuo che potrebbe improvvisare per giornate intere e proprietà lessicali più che consone, a volte non riesce a dimostrare di poter elevare un beat destinato alla sufficienza, proprio per la natura stessa del suo modo di fare Rap, determinando uno slittamento passivo della traccia senza che permanga un particolare interesse per farvi ritorno. Ben più stimolanti risultano essere gli interventi di Lex, produttore della solare “Everyday Process” presso la quale Don ingrana le marce più alte (<<triyng match what I bring is ridicolous and fool hearted/like bringin’ a piranha to a pool party>>), oltre al remix realizzato da Venom per “Numbers”, in questa veste più possente dell’originale, e a quello di “Blind”, rivista col pepe necessario tramite il buonissimo operato di Figub Brazlevic.

“Retrogenesis” risulta essere un disco che piacerà senz’altro agli amanti della battaglia lirica abbinata a sonorità settorializzate in fonti ben determinate, un lavoro sicuramente riuscito e in grado di offrire una visione moderna di Godfather Don, lontana dalla ruvidità dei suoi tradizionali metodi produttivi e fautrice di nuovi orizzonti abbordabili anche dai veterani del gioco. Al di là delle facili apparenze, non è affatto un tuffo nel passato nostalgico fine a se stesso, ma un’attualità di qualità soddisfacente, che si spera possa pure accendere la curiosità nel ricercare più approfonditamente i tratti del suo protagonista, il suo ruolo nell’imprinting stilistico del boom bap di New York, regalandogli, una volta tanto, quel centro del palcoscenico ove avrebbe più volte meritato di apparire.

Tracklist

Godfather Don and Parental – Retrogenesis (Dontown Music/Akromégalie Records 2026)

  1. Love Scene
  2. The Medicine
  3. Replay
  4. Insight (Interlude)
  5. Provocation
  6. Blind
  7. Panic Room (Interlude)
  8. Numbers
  9. Unreal
  10. Sickadat (Interlude)
  11. Everyday Process
  12. Numbers (Beat Warrior Remix)
  13. Blind (Figub Brazlevic Remix)
  14. Motivation (Interlude)

Beatz

  • Parental: 1, 5, 9
  • Parental with the co-production by Alcynoos: 2, 3, 6, 8
  • Godfather Don: 4, 7, 10, 14
  • Lex De Kalhex: 11
  • Venom: 12
  • Figub Brazlevic: 13

Scratch

  • Debonair P: 5, 9
  • Soul Intellect: 8
  • Venom: 12
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