Freddie Gibbs and The Alchemist – Alfredo 2
Secondo una piccola consuetudine oramai acquisita, la prima recensione dell’anno a firma del sottoscritto verrà spesa per recuperare un titolo che, pur ascoltato e approfondito alla sua uscita, non era ancora finito nel nostro archivio. Avvolgiamo quindi il nastro e torniamo indietro di circa cinque mesi, periodo durante il quale “Alfredo 2” risuonava con decisione negli impianti di un gran numero di appassionati, noi compresi: come per la collaborazione con Madlib, scandita nell’arco di un intero lustro, Freddie Gibbs e Alchemist hanno deciso di rimettersi fianco a fianco ai fornelli dopo un intervallo altrettanto esteso, sconfessando la frenesia realizzativa imperante nell’Hip-Hop e, conseguentemente, scansando il rischio di duplicare alla lettera i medesimi sapori della portata precedente. Da un piatto di fettuccine insaporite con burro e parmigiano passiamo a una scodella di ramen in brodo, cala il tasso lipidico e si ammorbidisce il gusto complessivo, senza comunque alterare l’equilibrio di un abbinamento che stuzzica il palato e sembra persistere nei ricordi.
Abbandonando la metafora culinaria, il vivido racconto del rapper, quel gangsterismo che al tempo stesso affascina e ripugna, trova nel rigido minimalismo del produttore un alleato di notevole pregio, condensando in oltre tre quarti d’ora di durata delle sequenze di grande cinema – e non è un caso che il progetto, oltre alle varie clip, sia stato accompagnato dal cortometraggio “Alfredo: The Movie”. Su questo aspetto, tuttavia, riteniamo giusto essere del tutto franchi: se nel complesso l’infaticabile stakanovismo di Alc è una benedizione per l’Hip-Hop, si ha altresì l’impressione che il serbatoio sia sempre quello, uniformando un po’ troppo pubblicazioni dal taglio non per forza omogeneo; per dirla in altro modo, manca (e dunque ci manca), l’imprevedibile freschezza di un “Piñata”, spiegando così quel mezzo punto di differenza tra due operazioni che condividono un identico livello qualitativo, salvo stupire, sorprendere, con diversa efficacia. Detto ciò, tuffarsi di nuovo nei quattordici brani di “Alfredo 2” è un piacere indiscutibile: lo faremo con quel pizzico di disordine che, a fine luglio, avremmo ritenuto inappropriato.
“Ensalada”. Nel 2020, inattesa, “Alfredo” aveva ricevuto una nomination ai Grammy nella categoria Best Rap Album; per quanto ce ne freghi di competizioni e premi, questo pezzo ne avrebbe meritata un’altra come Best Rap Song: l’intesa con Anderson .Paak è ottima, il beat ha una pasta eccezionale (viene campionata “Tendre Torture” della band Prog Rock canadese Octobre, con un lavoro di pitch, composizione e abbinamento di synth davvero egregio) e Gibbs fa vibrare quel flow cadenzato con assoluta maestria, a partire dal gioco di pronuncia – it’s a lotta – da cui prendono avvio le due strofe, con tanto di presunto diss ai danni del Macellaio (<<owe a nigga change, on the ‘Gram cloutin’ off a nigga’s name>>). Il prezzo del biglietto è già giustificato, senonché ci s’imbatte anche nell’introduttiva “1995”, immediata esibizione della personalità del Nostro (<<had to come back for the sequel, ain’t no equal/Riggs and Murtaugh, this shit lethal/…/I was in the cell makin’ up a setlist for my next show, for my next lick/I was suicidal with a death wish>>), “I Still Love H.E.R.”, che i soliti commentatori della prima ora hanno subito accostato al classico di Common, ma può darsi il riferimento vada esteso alla vita di strada che l’mc descrive con generosa dovizia di dettagli da un paio di decenni, e “Lavish Habits”, resa ipnotica tanto da un Alchemist che – vedi sopra – va bene per tutte le stagioni, quanto dalle ventiquattro barre intrise di gelida ostentazione e sottile paranoia.
Ancora, detto di un featuring, i rimanenti due vanno parimenti a segno: l’atmosfera scura e rarefatta di “Feeling” consente a Larry June di non sfigurare di fronte alla tecnica sempre elevata del padrone di casa, che accelera in battuta con grazia irresistibile, mentre “Gold Feet”, assieme al classe ‘90 J.I.D., è un solido punto d’incontro tra generazioni, storie, stili e prospettive (l’artista accasato alla Dreamville di J. Cole può ambire a ben altra fruibilità) combinabili ancorché non identici. In effetti, non riusciamo a trovare un episodio meno che sufficiente in scaletta, che si tratti della sinistra “Lemon Pepper Steppers”, dell’esplicito prosieguo del beef con Benny (“Empanadas”: <<smacked him in Miami, his boys jumped me, he played it safe/bitches in Buffalo did the same thing, they was throwin’ plates/limped away on his good foot, but he ain’t bust a grape/these niggas fake, sealed documents, still poppin’ it>>) e delle più introspettive – alla maniera di Freddie Gibbs, ovvio – “Gas Station Sushi” e, soprattutto, “A Thousand Mountains” quando riflette con sincerità sul percorso fatto e quello eventualmente da fare (<<raised my generation, kicked game on a thousand albums/I should go get me a flute and just disappear in the mountains/tell the truth, I got the youth in the booth, I found the fountain/nigga been rappin’ like twenty years, I can go for another thousand or stop>>).
“Alfredo 2” è un degno seguito, con un ragionevole quid in meno di novità rispetto al primo capitolo e un’immutata sintonia tra le parti. Guardando al bilancio del 2025, sarebbe stata una piccola ingiustizia escluderlo dalle valutazioni: rimediamo ora, tra gli ultimi conteggi dell’anno.
Tracklist
Freddie Gibbs and The Alchemist – Alfredo 2 (ESGN/ALC Records 2025)
- 1995
- Mar-A-Lago
- Lemon Pepper Steppers
- Ensalada [Feat. Anderson .Paak]
- Empanadas
- Skinny Suge II
- Feeling [Feat. Larry June]
- I Still Love H.E.R.
- Shangri La
- Gas Station Sushi
- Lavish Habits
- Gold Feet [Feat. J.I.D.]
- Jean Claude
- A Thousand Mountains
Beatz
- All tracks produced by The Alchemist
Bra
Ultimi post di Bra (vedi tutti)
- Starks pubblica “Il segreto di Dana Barrett” - 16 Febbraio 2026
- “Ragazzo dei ’90” e’ il nuovo video di Kento - 13 Febbraio 2026
- Ransom, Boldy James e Nicholas Craven pubblicano “Salvation For The Wicked” - 13 Febbraio 2026



