Er Drago – Basalto

Vecchia o nuova scuola, underground o mainstream, tecnica o contenuto – e così via. Per consuetudine, per un’italianissima inclinazione alla più cocciuta parzialità, siamo soliti dividere tutto in categorie contrapposte, istituendo ossimori che non contemplano vie di mezzo. Ciò che vale in fisica – mi riferisco al Principio dei vasi comunicanti – in ambito Hip-Hop non sembra dunque valere: se stai da una parte, l’altra è tua nemica per definizione e non sono consentite posizioni intermedie, equidistanti rispetto ai due estremi. Regola non scritta cui “Basalto” viene però meno.

Alla sua prima prova di un certo rilievo, coronamento di un percorso avviato nei contest di freestyle, Er Drago si colloca in una discomfort zone nella quale tradizione e modernità coabitano: barre e flow molto armonizzati; sample, synth e chitarre acustiche; ritornelli con l’auto-tune e code scratchate; l’mc romano classe ‘92 dà prova di una spiccata versatilità, da un lato capitalizzando l’esperienza maturata negli open mic, dall’altro rivendicando un taglio stilistico che è giustamente figlio della generazione cui appartiene. I ventotto minuti complessivi sono dunque una fotografia abbastanza dettagliata di Sandro, inquadrato nel proprio ambiente e in una quotidianità che risulta subito vera, sincera, innesco di un afflato artistico che non si spegne nell’emulazione degli altrui successi.

Sganciato il freno a mano, con “Vado via” l’ascolto punta dritto nel vivo di un progetto che ricorre quasi sempre alla prima persona singolare; introduzione che – complici il vocoder e il timbro Blues forniti da Kiquè Velasquez – guarda all’avventura, alla novità, con una sana dotazione di ottimismo (<<come si dice? Mors tua, vita mea/come Frodo abbandono la Contea/colonizzo un’altra terra, proprio come Enea/tanto mi accompagna in questo viaggio la mia donna che è una dea>>). E’ il primo tassello di un percorso identitario che in “Fiore d’inverno” aggiunge dettagli sulle origini delle ambizioni – genuine – riposte in un presente che, grazie al Rap, ha assunto colori meno cupi (<<da bimbo ero da solo in una stanza/con la mia fantasia che mi rendeva breve ogni distanza/andato mai in vacanza/c’erano pochi soldi e di questi già capivo l’importanza>>); discorso che in “Dentro una roulotte” prosegue e si fa perfino più concreto (<<ho sempre vissuto in un seminterrato/ai piedi in testa ci sono abituato/…/vorrei regalare a mio padre ogni cosa che voglia/casa, giardino, sequoia/mandarlo in pensione prima che/con il lavoro ci tiri le cuoia>>).

Se il canovaccio appare lineare, il sound muta invece spesso forma e al più canonico inizio segue già dal terzo brano in scaletta una decisa virata verso registri che attingono da Elettronica e derivati. Così la motivazionale “Questo sole” e in misura ancora maggiore “Come un lupo”, che un po’ distende il mood prima del teso bis che ci attende in “Firma d’autore” (<<cresciuto prendendo le botte/maturo come in una botte il liquore/…/lascio alle spalle persone di merda/e a pochi fidati do tutto il mio amore>>) e “Capobranco”. L’equilibrio tra ortodossia e innovazione è tuttavia particolarmente solido nella titletrack, estratta non a caso come singolo di lancio: qui, su un efficace beat a firma Ice One, Er Drago si misura con elementi mediamente classici (l’introspezione, l’interpretazione asciutta, gli incastri), fermo restando il respiro attuale della traccia, fresca nel senso migliore del termine.

A questo proposito, onde evitare fraintendimenti, è bene chiarire che l’anima policroma del disco conduce a un’inevitabile insidia: quella di scontentare quanti, appunto, siano alla ricerca di geometrie cristalline, rettilinee. Perché, sebbene ogni episodio sia realizzato con la dovuta accuratezza, tra le nuance quasi Pop di “Come un lupo” e la sobrietà di “Fiore d’inverno”, o tra la calda voce del Danno nel ritornello di “Basalto” e l’effettistica applicata a “Questo sole”, si percepiscono differenze cruciali, tali da poter spiazzare l’ascoltatore che, incuriosito magari dalla garbata dedica a <<mamma Roma>> di “Le mejo stelle” (il secondo video), fatica a ritrovare le medesime atmosfere nel resto dell’album. E’ senza dubbio un nodo da sciogliere – e, aggiungo, per gusto personale avrei conservato qualcosa dell’irruenza che caratterizzava “Shenron EP”, realizzato in coppia con YDFWÑ; ma siamo convinti che Er Drago abbia le spalle larghe quanto basta per trovare una sintesi più organica delle molteplici sfumature che emergono all’interno di “Basalto”, tanto più considerando che dalla sua ha una penna che scrive con destrezza e la determinazione di chi ha imparato a credere nei propri mezzi.

A voi l’ascolto e le valutazioni del caso.

Tracklist

Er Drago – Basalto (Aldebaran Records 2019)

  1. Vado via [Feat. Kiquè Velasquez]
  2. Fiore d’inverno
  3. Dentro una roulotte
  4. Questo sole
  5. Come un lupo [Feat. Kiquè Velasquez]
  6. Firma d’autore
  7. Capobranco
  8. Basalto [Feat. Danno]
  9. Le mejo stelle [Feat. Alan Beez]
  10. Scaglie di drago

Beatz

  • Kiquè Velasquez: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7
  • Ice One: 8
  • Alan Beez: 9, 10

Scratch

  • Dj Fastcut: 2
  • Dj Dibba: 3
  • Alan Beez: 7

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