Eminem – Infinite

Voto: 3 +

Il Global Icon, assieme a Whitney Houston, Queen e Bon Jovi, diciassette anni prima era un puntino bianco nella Motor City. Marshall Bruce Mathers III a tredici anni si appassiona al Rap; nel ’95 coi Soul Intent le prime registrazioni, col nome d’arte M&M, aggiornato in Eminem proprio per l’uscita di “Infinite”, registrato dai Bass Brothers, prodotto da Kon Artis e Pete Schorn con Proof alle batterie (ciao grande!), che appare anche nello skit dopo la prima traccia. Da questo tassello parte la sua storia.

Già dal primo approccio il suono è spudoratamente ninety; il primo pezzo è praticamente Mobb Deep (o Nas), sia flow che beat, e scende una lacrimuccia di gioia, o un sorrisino ebete ma dritto dal cuore, perché dopo tutto stiam parlando degli albori ultra underground di uno dei migliori mc’s della storia. Non è ancora l’Em isterico/folle/presomalissimo degli anni successivi, nonostante “The Slim Shady LP” sia solo di tre anni dopo, e lo testimonia il ritornello che oggi mai immagineresti in un brano di Marshall, <<It’s a broke day but everything is okay>>, interpretato, forse non a caso, da un altro rapper di Detroit, Eye-Kyu, affiliato D12 e che appare in altre tracce del disco, come scambio di collaborazioni dopo che Eminem apparve sul suo EP “Eye Beez Da Kyu” dell’anno prima.

Sprazzi di tecnica, che esploderà anni dopo, già appaiono in “Infinite”, prima traccia: <<One thought in my cerebral is deeper then a Jeep full of people>>. Molto spesso tonalità vocale, skill e liriche sono accostabili ad AZ, come effettivamente notato da molti altri feedback dopo l’uscita del lavoro. Dall’intro di “Backstabber”, rifacimento di un vecchio brano dei Soul Intent, nasce qualcosa che sfocerà poi tempo dopo in “The Real Slim Shady”, fateci caso; nel resto della traccia, flow troppo Mos Def: tutto abbastanza noioso, strofe da otto barre e molti ritornelli, peraltro con cut poco orecchiabili dopo un po’. Ascoltare “Searchin'” è stranissimo, praticamente R’n’B, e quel Denaun è indigeribile davvero, vocalmente quasi irriconoscibile, soprattutto nelle prime rime pseudo cantate: stiamo parlando dello stesso dei D12 eh, Kon Artis. Registrazioni scrause (si sente dal microfono usato) e probabilmente un mastering pressochè assente, se proprio non si vuol parlare di equalizzazione stessa, abbastanza scadente.

Ma va bene così, è già tanto che ‘sto fattapposta sia uscito. Dal migliaio di copie vendute in cassetta al momento dell’uscita e considerando anche la titubanza con cui si accolse un rapper bianco all’epoca, si arriva nel 2009 contemporaneamente all’uscita di “Relapse” a vedere il lavoro distribuito in free download su ThisIs50.com. Nel complesso, è un disco davvero stupefacente, soprattutto ascoltandolo anni dopo, anzi è inevitabile giudicare un lavoro del genere non facendo caso a cosa e dove sia arrivato oggi Eminem; leggero, spensierato, sorprendentemente lucido nonostante comunque non si parli di rose e fiori, moglie e figlia ad esempio sono già presenti nei pensieri dei testi. Se volessimo azzardare a un unico aggettivo, proprio unico è quello più associabile a “Infinite”: un Eminem che non tornerà mai più.

Tracklist

Eminem – Infinite (Web Entertainment 1996)

  1. Infinite
  2. W.E.G.O. (Interlude)
  3. It’s Ok [Feat. Eye-Kyu]
  4. 313 [Feat. Eye-Kyu]
  5. Tonite
  6. Maxine [Feat. Denaun Porter]
  7. Open Mic [Feat. Thyme]
  8. Never 2 Far
  9. Searchin’ [Feat. Denaun Porter]
  10. Backstabber [Feat. Denaun Porter]
  11. Jealousy Woes II

Beatz

All tracks produced by Kon Artis and Pete Schorn

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