Eligh – Grey Crow

Voto: 2 | Reviewed by agent.org

Per coloro che non conoscessero Eligh, sappiano che si tratta di un mc e produttore proveniente dalle fila Living Legends (per capirci: Murs, The Grouch, etc.), finora autore di qualche lavoro semi-sotterraneo e qualche sporadica comparsa da metà anni ’90 circa fino a oggi. E’ doveroso precisare il fatto che il nostro Eli Nachoviz sia in giro da una quindicina d’anni, poiché “Grey Crow” è da considerarsi a tutti gli effetti il suo primo disco solista; perché un artista capace di occuparsi del versante lirico e musicale abbia aspettato tanto per pubblicare il suo lavoro d’esordio si evince chiaramente ascoltando l’album, un intenso lavoro di redenzione e liberazione da un mostro chiamato eroina.

La difficile storia di Eligh non è mai stata nascosta, chi racconta il suo vagabondare per le strade di Los Angeles mendicando per una dose, chi ricorda il suo viavai da una clinica all’altra fino alla cura definitiva avvenuta cinque anni fa. Cinque anni in cui Eli è rimasto pulito e, consapevole di avere un certo talento, ha preferito la penna alla siringa, l’inchiostro all’eroina e ha messo in metrica le sue terribili esperienze parlando del prima, del durante e riflettendo su quello che sarà il futuro di un uomo poco più che trentenne pronto a vivere una seconda vita, libero da lacci e cucchiaini. Non si può che ammirare la forza di volontà di una persona che riesce a gettarsi alle spalle un peso come la dipendenza dall’ero, ma purtroppo io non sono un sociologo, sono un umile e odioso scribacchino e “Grey Crow” non è proprio ciò che considero un bel disco. Anzi…

Eligh è un bravissimo rapper, non si può dire il contrario, e seppur dotato di un flow velocissimo (cosa che spesso, a mio parere, non è una qualità a meno che non si parli di personaggi come Busdriver o Eyedea) possiede una voce alquanto monocorde che a tratti lo rende pesante. La logica conseguenza è che buona parte delle liriche si perde nel vuoto, cosa non accettabile in un disco come questo, nel quale i bei testi di Eligh dovrebbero essere il punto focale. Ma, comunque, da buoni italiani ignoranti possiamo sorvolare l’aspetto lirico e cercare conforto nel versante musicale. Ecco il dramma. “Grey Crow” è uno dei pochissimi dischi Hip-Hop dei quali io disprezzi tutta, ma proprio tutta la parte musicale. Dalla prima all’ultima traccia si naviga in un mare di plastica fusa, un’accozzaglia di batterie sintetiche, sintetizzatori caramellati e ritmiche dritte e senz’anima: un incubo totale. Come se non bastasse, ecco il demone dell’auto-tune che s’impossessa della gran parte dei ritornelli (gli eccessivi ritornelli, direi).

Ok, mi sento un po’ uno stronzo a parlare così di un personaggio che in fondo stimo e di cui ascolterei volentieri la storia, ma non posso davvero sopportare beat come quelli di “Angel Of Death” o “Find Yourself”, che sembrano provenire direttamente dalla musichetta di sottofondo di qualche keygenerator, non posso soffrire il cantato sintetico e insipido di “Wish I Would”, “Miss Busdriver” e “Shine”, non riesco davvero a definire i beat di “Wake Up!” e l’uptempo di “Beneath The Sea” come musica. Altro fattore che snatura gl’intenti intimisti di “Grey Crow”, oltre al flow distaccato e i beat glaciali, è la presenza eccessiva di ospiti che cozzano decisamente con la ricerca di pace interiore e la voglia di ricominciare che il nostro predica a destra e a sinistra; oltretutto, di alcune comparse si poteva davvero fare a meno: in “Stuck With You” troviamo Aesop Rock alle prese con la strofa più brutta della sua vita sul beat più orrendo che si sia mai ritrovato a cavalcare, Zumbi, dal canto suo, contribuisce ad aumentare il fastidio generale nel ritornello di “Beneath The Sea”. In compenso, Brother Ali si conferma sempre bravo in qualsiasi situazione e Pigeon John è probabilmente il più fortunato ospite del disco, trovandosi a presenziare sul beat meno brutto del lotto.

Vogliamo tirare le somme? Auguro tutta la fortuna possibile a Eligh e alla sua nuova vita, ma – da ascoltatore – “Grey Crow” è davvero una perdita di tempo.

Tracklist

Eligh – Grey Crow (Legendary Music 2010)

  1. Sad Of Eye (Intro)
  2. Angel Of Death
  3. Soul On The Road
  4. Love Ov My Life [Feat. Luckyiam and Paris Hayes]
  5. Find Yourself [Feat. Paris Hayes]
  6. When I’m A Dad
  7. Wish I Would [Feat. Inspired Flight]
  8. Miss Busdriver (Rachel)
  9. Shine [Feat. K-Flay and The Grouch]
  10. Stuck With You [Feat. Aesop Rock]
  11. Desire [Feat. Inspired Flight]
  12. Skitzo [Feat. Ellay Khule, Basik and D.J. Bonds]
  13. Whirlwind [Feat. Pigeon John]
  14. Wake Up! [Feat. Brother Ali and Lisa Ahlstrom]
  15. Beneath The Sea [Feat. Zumbi and Scarub]
  16. Maybe So
  17. Suffocate [Feat. Marty James, Lisa Ahlstrom and Paul Dateh]

Beatz

All tracks produced by Eligh except tracks #16 by Elusive and #17 by Starkey

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