Edo. G & Parental – 500 Miles
Nello sperperare qua e là la parola leggenda, ci si dimentica spesso di assegnarla a chi davvero la meriti. Edo. G è una significativa esemplificazione del concetto, visto che la sua produzione non ha mai dato cenno di volersi fermare oramai da tempo immemore, se non in quei momenti in cui la disillusione data dall’ingresso nei meccanismi dell’Industria l’aveva quasi fatalmente demotivato, facendogli perdere la prospettiva – poi fortunatamente recuperata – sulle personali velleità discografiche. Su di lui (e con lui) abbiamo già scritto molto e non vorremmo né dilungarci, né ripeterci: basti dunque sapere che la sua longevità è un bene prezioso per l’Hip-Hop tutto, dal momento che è raro trovare un vero eroe degli anni novanta, con tutta l’esperienza che si porta appresso, ancora in grado di offrire dischi che incidono profondamente sulla Cultura, sia per significato che per esecuzione, andando a dimostrare che l’approssimarsi alla metà dei cinquant’anni nulla toglie alle capacità di un rapper della sua rilevanza e soprattutto dotato di una coerenza non comune. Non si è mai adagiato su glorie che raramente gli sono state riconosciute, ma le quali esistono a tutti gli effetti, si è sempre proposto in maniera umile e coscienziosa, ha scritto tante pagine tra le meno osservate, eppure fondamentali per coniugare più ere di Rap, nel segno di una continuità che tanti colleghi più blasonati, alcuni dei quali sono recentemente tornati a farsi sentire dopo lunghe decadi, non possono vantare. Lui, invece, come sempre immerso nel quotidiano di un block che non ha mai abbandonato, manifestando un innato senso di lealtà verso luoghi e persone, è ancora qui, continua a sfornare dischi di valore, centrando le opportunità che i tempi odierni offrono, legandosi quindi a collaboratori che spesso, come egli stesso, esprimono il loro talento nell’ombra dei piani inferiori della notorietà.
“500 Miles” nasce da una connessione preesistente, quella con Parigi, che già aveva dato alla luce “Afterwords” (assieme a Street Wyze alle macchine), album che consigliamo caldamente di recuperare qualora non ne foste a conoscenza, esattamente dieci anni orsono, congiuntamente all’etichetta Effiscienz. Oggi è invece il turno di Parental, producer parigino del quale si fanno volentieri ricordare, tra le altre, le precedenti sortite con Pete Flux (“Infinite Growth” e “Global Scope“) e Awon (“Sublime“), beatmaker legato alla tradizione della golden age, capace di plasmare un sound assai raffinato, a cavallo tra Jazz, Ambient e Lounge, ideale nell’accompagnamento delle tematiche di un rapper che ha sempre anteposto calma e ragionamento alla foga di prevalere sulla concorrenza, distinguendosi per maturità contenutistica e abilità nella padronanza di linguaggio, con concetti a volte molto semplici, caratteristica principale della sua particolare espressività lessicale, però volti ad argomenti su cui è importante riflettere. Ne deriva un lavoro nel quale parole e musica posseggono omogeneità di valori, gli undici brani rilevano necessità nell’arrivare dritti al punto, essenzialità nel proporre solo il meglio a disposizione e un tocco di varietà grazie all’aggiunta di tre brevi strumentali a corredare i brani rappati, uno showcase che Parental merita appieno di esibire, data l’apprezzabilità della sua inclinazione nel costruire ciascun beat.
Brani come l’introduttiva “Latitude 48°N” svolgono infatti la funzione di far acclimatare l’ascoltatore al mood assai tranquillo dell’operazione, avvalendosi di sonorità rilassanti e pulsanti al tempo stesso, grazie all’inserto di sezioni ritmiche variegate, sorrette dalla potenza della cassa e dalla delicatezza dei vari piatti e rullanti, preparando l’ideale palcoscenico per l’ingresso della leggenda vivente bostoniana. Con molta calma, Edo mette a tacere chi fornisce aria alla bocca senza costrutto alcuno, infarcendo “Be Quiet” con la consapevolezza del veterano e la scioltezza del ragazzo, infarcendo il testo di una moltitudine di giochi figurativi – come sempre carichi di un concetto e del suo esatto contrario – atti a dimostrare la tesi, provando al contempo la sua superiorità dialettica. “Company” ragiona sulla saggezza, sulle vecchie amicizie durate una vita e ancora in essere (<<enjoy while this company comes through>>, ripete in un ritornello dal grande significato emozionale), guardando la vita da una prospettiva anagrafica diversa, priva dell’esuberanza giovanile ma sempre stretta ai valori in cui si crede, su una squisita e delicata atmosfera ricca di tocchi di classe. Nella titletrack veste i panni di una figura a lui molto cara, proponendosi, come già faceva in passato con sorprendente avanguardismo, quale guida per le persone in difficoltà, travolte dal successo e incapaci di gestire tutto ciò che gravita loro attorno (<<the wind blows harder at the top of the mountain>>), creando un singolo tra i più gradevoli da lui recentemente realizzati, punteggiato dal vellutato cantato di Kelly Moonstone e facendo coesistere melodia e durezza in maniera lodevole, stesso risultato peraltro ottenuto da uno di quei rari remix – qui la produzione è di Venom – altrettanto validi rispetto all’originale.
La degustazione prosegue con “Wrong” e i suoi intarsi di piano – a firma di Lex, fratello di Parental e membro del collettivo Kahlex – diffondendo un messaggio di autenticità, integrità umana e artistica, nonché quel piccolo senso di rivalsa che ha constraddistinto molta della carriera del rapper (<<if you count me out, you don’t know how to count>>); “Speak Truth” e le sue deliziose sonorità, comprensive di quelle trombe spezzate ed echeggianti che tanta minacciosità donavano a brani indimenticabili degli anni novanta, spediscono i detrattori al loro posto con classe e garbo, ponendo la durevolezza artistica sotto i riflettori più luminosi e fornendo adeguate risposte alle critiche di chi sostiene che il Rap sia solo una questione per ragazzini, quando invece sono proprio i grandi vecchi a sostenerlo ancora. “Say Something” e i suoi fantasiosi fiati, ennesima testimonianza di una ricerca del sample assai accurata e singolare, propone infine una disamina riflessiva sull’individualismo e sulla consapevolezza sociale, evidenziando un altro dei maggiori punti di forza dell’arsenale concettuale e lirico del rapper.
Nonostante Edo. G possa fregiarsi di essere tra coloro che hanno dato origine e fama al movimento Rap di Boston, del quale rimane un indiscutibile pilastro, è chiaro che l’intenzione non sia quella di fermarsi troppo a gigioneggiare guardando i traguardi raggiunti, per quanto questi possano essere così poco noti ai più. “500 Miles”, cucito con tessuti di alta sartoria grazie all’innegabile bravura di Parental e, in minor quota, dei compari Lex e Alcynoos, sa offrire al Nostro la più adeguata delle ambientazioni per riflettere il suo stato d’animo e il tipo di comunicazione che vuol trasmettere, confezionando l’ennesima perla che, lo sappiamo già, resterà quasi certamente nascosta nell’ombra delle grandi uscite. Un motivo in più per tessere le lodi di un lavoro breve ma eccellente, testimone di una congiunzione epocale come poche ne sono oramai rimaste, grazie all’operato di un artista per il quale non sentiamo di dover spendere ulteriori aggettivi, sottolineandone semplicemente la predilezione e l’ammirazione che proviamo da un tempo che sembra lontanissimo e il cui suono, pur nell’attualizzazione odierna, ha avuto una cassa di risonanza così forte da giungere audacemente fino a qui.
Tracklist
Edo. G & Parental – 500 Miles (HHV Records 2025)
- Latitude 48°N
- Be Quiet
- Wrong
- Company
- 500 Miles [Feat. Kelly Moonstone]
- Cymbaline
- Speak Truth
- Make A Living
- Say Something
- Road Echoes
- 500 Miles (Beat Warrior Remix) [Feat. Kelly Moonstone]
- Be Quiet – Instrumental
- Wrong – Instrumental
- Company – Instrumental
- 500 Miles – Instrumental
- Speak Truth – Instrumental
- Make A Living – Instrumental
- Say Something – Instrumental
- 500 Miles (Beat Warrior Remix) – Instrumental
Beatz
- Parental: 1, 2, 5, 6, 7, 9, 10, 12, 15, 16, 18
- Lex: 3, 8, 13, 17
- Parental with the co-production by Alcynoos: 4, 14
- Venom: 11, 19
Scratch
All scratches by Debonair P
Mistadave
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