Doye & Giovane Platone – Training day
E’ un discorso cui abbiamo già accennato in precedenti occasioni, pertanto ci scuserete se dovesse risultarvi in certa misura ridondante. Proveniamo da una generazione per la quale era normale attendere un paio d’anni circa tra un disco e il successivo di un artista/gruppo, intervallo che contribuiva a creare attesa, ma soprattutto testimoniava il lavoro in studio di mesi o più, un elaborato processo creativo cui veniva concesso maggiore respiro, finendo spesso col segnare dei veri e propri salti di maturità: ascoltando in ordine cronologico dalla prima all’ultima queste uscite, se ne coglievano le differenze. Per le innumerevoli ragioni che potremmo stare a elencare, non ultima l’adeguamento del mercato alla liquidità di una fruizione che ha reso tutto più frenetico, accelerato, oggi non è affatto insolito pubblicare progetti in sequenza, brevi, non rappresentativi di una proiezione in avanti, una crescita di qualche tipo. Attenzione: ci limitiamo a registrare solo un dato di fatto, un meccanismo col quale è inevitabile fare i conti, piaccia o non piaccia.
La premessa ci torna tuttavia utile per collocare “Training day” in scia a un interessante filotto realizzato da Doye, rapper di Saronno che esordiva nei nostri archivi a inizio 2023 con “In nome di Akira”, realizzato assieme a Hvgme per Stakanov Boys, proseguiva presto la marcia con “Rosso corsa” (alle macchine Giovane Platone) e questa primavera era di nuovo sulla nostra home con “Leatherfac3”; la formula è presto detta: dieci brani, ventidue minuti di durata, lo stesso Platone in regia (più una co-produzione con FatFat Corfunk), la professionalità di RRC per un’edizione in vinile che non ha richiesto le solite attese infinite e un adeguato reparto featuring con nomi che più o meno fanno riferimento al medesimo genere. Dunque non sarà né una questione di articolatezza del concept né di evoluzione, quanto abbiamo apprezzato in quest’album corrisponde esattamente a quanto apprezzato negli altri, la solidità della dimensione lirica, la scelta di un sound a suo modo viario, quella scorza dura richiamata sul fronte copertina; carattere, più che ragionamento, <<l’ultimo a mollare come Mulder/la spina peggiore dentro al fianco del più forte/…/volete il sound dei novanta, accenderò un cero/cazzo mi chiedi della old school, per caso c’ero?>> (“Saluto militare”).
Chiarito ciò, sgomberato il campo da interpretazioni forzate e letture pretenziose, “Training day” si sostanzia in un riuscito prodotto d’intrattenimento, per lo più teso a uno sfoggio di punchline e citazioni gustose. Secondo quest’ottica, c’è di che soddisfarsi: dalla spocchia di “Wackass” (<<non ho il suono del momento, è roba senza tempo/e la tua merda al momento è merda fuori tempo>>) all’immaginario cupissimo della titletrack (<<fra’, c’ho un gatto nel cervello come Fulci/e vedo cose orrende se si spengono le luci/perché vengo da dove la pioggia non si ferma/nessun sogno si avvera e la pattuglia non si ferma>>) su una strumentale che cola nera e pastosa dalle frequenze basse, passando per le storie difficili di “Fratelli miei” (<<certi brotha si son’ persi, alterano i sensi/per opprimere il senso di colpa alla fine hanno perso i sensi/hanno perso in tutti i sensi, arresi alla vita prima dei venti>>) e l’esplicito omaggio ai Club Dogo della conclusiva “Meglio che morto”, citati nel titolo, nel refrain, nello stesso attacco della strofa (<<non sono mai stato uno sereno>>, da Jake La Furia) e nell’atmosfera complessiva. Temi classici, se vogliamo, ma che il Nostro padroneggia senza difficoltà alcuna.
L’altra metà della scaletta è costituita dalle collaborazioni, con interventi che oramai sono quasi degli appuntamenti fissi nella discografia di Doye: ci riferiamo a “Demolition derby 2” col concittadino Click Head, intesa che appare tanto rocciosa da farci ritenere sia ora di mettere in cantiere una potenziale operazione in duo. Sfila invece in ordine quella che una volta avremmo definito la quota MRGA: “Interessi” con un RollzRois parecchio in forma, ottimo pestone (<<fuck your beef, sto in giro con gli stilosi/ma così stilosi che ti avvicini e lo diventi per osmosi>>) da cuffie e volume elevato; “Windstopper” con Lil Pin; “Spenderli e rifarli” con un Gionni Gioielli decisamente nel pezzo giusto (<<non ho mai sbagliato un disco, non ho mai sbagliato un outfit/ho speso tutti i soldi e dopo li ho rifatti>>). Il solo neo, per gusto personale, è “Shottas”, beat così così e Brenno Itani poco a suo agio su quelle batterie, con qualche accelerazione di troppo per stare in battuta.
“Training day” è un’efficace fotografia dell’odierna scena underground italiana: interpreti, suoni, mood, formato, ispirazioni e identità rispecchiano in pieno quanto ci si aspetta dalla nicchia di cui Doye e Giovane Platone sono parte. Se ne siete appassionati, difficilmente vi sarete lasciati sfuggire la loro nuova prova, da indicare tra le più suggestive del periodo.
Tracklist
Doye & Giovane Platone – Training day (RRC 2025)
- Saluto militare
- Shottas [Feat. Brenno Itani]
- Wackass
- Demolition derby 2 [Feat. Click Head]
- Training day
- Interessi [Feat. RollzRois]
- Windstopper [Feat. Lil Pin]
- Spenderli e rifarli [Feat. Gionni Gioielli]
- Fratelli miei
- Meglio che morto
Beatz
Tutte le produzioni di Giovane Platone tranne la traccia #9 co-prodotta da FatFat Corfunk
Bra
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