Dj Shocca – 60 Hz II

Delle potenziali insidie presenti nella formula stessa del producer album abbiamo detto più volte, riscontrando ancora il problema un paio d’anni fa proprio a proposito di “Sacrosanto” di Dj Shocca. Non ci ripeteremo, dunque: “60 Hz II” arriva a oltre quattro lustri di distanza da un progetto che raccoglieva le rinnovate potenzialità dell’Hip-Hop italiano in un periodo di radicale evoluzione, affiancando sopravvissuti e nuovi prospetti sotto il vessillo di una sostanziale classicità che – oggi come allora – è il perno stilistico del producer trevigiano, la cui fitta discografia parla sufficientemente chiaro. Rielaborando alcune strumentali di quel capitolo iniziale, proponendo per una porzione di brani (forse tra i più iconici) delle part II e proseguendo nell’abbinamento di generazioni artistiche differenti, lungo i tre quarti d’ora di durata si respira un’aria di inequivocabile nostalgia; se ne facciano pertanto una ragione i soliti geni delle recensioni Rap, i quali con forzata insistenza hanno preteso di vedere una fantomatica proiezione dell’operazione nella contemporaneità.

Non è così – aggiungiamo per fortuna. D’altronde, basta la titletrack per rendersene conto: sul medesimo sample dell’intro di “60 Hz” (ovvero “Echoes” dei Pink Floyd), il produttore infila prima una serie di scratch (tra le voci riconosciamo Fat Joe, Notorious B.I.G., KRS-One…) e poi, dopo oltre un minuto e mezzo, Mistaman, Ghemon, Stokka, Frank Siciliano e MadBuddy riportano in vita l’Unlimited Struggle con la giusta dose di presunzione (<<vuoi essere all’altezza? Spero tu non soffra di vertigini/questa è ingegneria del suono delle origini/la scienza e l’incoscienza, la struggle senza limiti/basso e batteria qui bastano a farti i lividi>>). Come anticipavamo, il meccanismo si ripete in circa un terzo della scaletta, sebbene il risultato vari: “Rendez vous col delirio II” è un aggiornamento senza infamia né lode, con Jake La Furia comunque meglio di Guè; “Notte blu II”, “Ghettoblaster II” e “Sempre grezzo II” – oltre ai beat – conservano i ritornelli originali e cambiano la coppia di rapper, rispettivamente Gemitaiz ed Ernia che non offrono prove di particolare interesse, Jake La Furia e IZI in una buona combinazione, Tormento e Egreen in una sorta di reprise che omaggia con discrezione Primo (<<sempre David a fianco/e io che scrivo queste rime proprio il giorno del tuo compleanno>> e <<il tuo rispetto vale zero/perché so che quando guardo in cielo qualcuno di me va fiero>>).

Non molto dissimile il discorso relativo alle tracce rimanenti. “How we roc” va inscritta di certo tra le migliori: riprendendo “Quattro”, un interludio di “60 Hz”, Ensi (<<Roc, ti giuro, ti ringrazio/rappo su ‘sto interludio dal 2004/vent’anni dopo sono in studio per firmarti un classico/qua non è cambiato niente a parte in banca il saldo>>) e Nerone fanno quello che va fatto, del Rap di spessore sul boom bap più rotondo. Efficace e coerente anche l’intesa tra Ghemon e Neffa in “Stella nera”, col secondo in uno stato di forma che purtroppo non ha caratterizzato “Canerandagio – parte 1”; al contrario, altri duetti lasciano a desiderare fin dal primo ascolto: Clementino in “Quelle sere” e Inoki in “Giorni di piombo” invocano lo skip immediato, comprendiamo invece un po’ a fatica la scelta di accostare le barre inedite di Primo a Guè e IZI in “Fiamma viva”, episodio che dà troppo il sentore – come per ovvie ragioni è – di essere stato costruito a tavolino. Questioni di gusto, di preferenze, però non di lana caprina: al netto di una cartella che risponde alle aspettative, la differenza non può che farla la caratura delle convocazioni.

Tema sul quale non indichiamo verità oggettive, salvo permetterci di registrare il modesto livello complessivo di scouting. Detto di IZI e felici dell’opportunità offerta a Silent Bob, la voce emergenti viene completata da Ele A, che per la verità sta diventando il prezzemolino che le auguriamo di non essere, nella fiacca “Baggy”. Avremmo apprezzato un pizzico di spericolatezza in più, se non altro per l’invitante qualità del beatmaking: c’è una schiera di mc’s giovani e affamati che su quei tagli chirurgici, su quelle linee di basso, su quei rullanti decisi, è in grado di esprimere un’energia e una freschezza di assoluto pregio (ce lo ricordiamo tutti Toni Zeno in “Dove mangiano i cuochi” di Zonta e Fid Mella, no?). In assenza di ciò, tocca in qualche misura accontentarsi di una selezione che offre quanto promesso: tanto nel bene quanto nel male, “60 Hz II” è il disco che immaginavamo, realizzato da una figura apicale della scena underground secondo regole altamente consolidate.

Pretendere di più non avrebbe senso, come paragonare due opere uscite l’una nel pieno di una fruttuosa rinascita e l’altra in scia al periodo di massima esposizione dell’Hip-Hop italiano condurrebbe a considerazioni fuorvianti. In concreto: il ritorno di Dj Shocca – e del suo variegato ensemble – ha quanto occorre per incontrare il favore del pubblico cui è indirizzato, non per lasciarlo a bocca aperta.

Tracklist

Dj Shocca – 60 Hz II (Sony Music Entertainment Italy/Epic Records 2025)

  1. 60 Hz II [Feat. Mistaman, Ghemon, Stokka, Frank Siciliano e MadBuddy]
  2. Rendez vous col delirio II [Feat. Club Dogo]
  3. Stella nera [Feat. Ghemon e Neffa]
  4. Fiamma viva [Feat. Primo, Guè e IZI]
  5. Interludio uno
  6. Notte blu II [Feat. Gemitaiz, Ernia e Frank Siciliano]
  7. Il Diavolo con me [Feat. Silent Bob e Johnny Marsiglia]
  8. How we roc [Feat. Ensi e Nerone]
  9. Interludio due
  10. Ghettoblaster II [Feat. Jake La Furia, IZI, Stokka e MadBuddy]
  11. Giorni di piombo [Feat. Danno e Inoki]
  12. Tutta questa strada [Feat. MadBuddy e Frah Quintale]
  13. Interludio tre
  14. Sempre grezzo II [Feat. Tormento e Egreen]
  15. Quelle sere [Feat. Clementino e Mistaman]
  16. Baggy [Feat. Nitro e Ele A]

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