Dj Premier & Roc Marciano – The Coldest Profession

Voto: 3,5

Va da sé che determinati appaiamenti possano immediatamente far venire l’acquolina in bocca a chi sostiene ancora, dopo lunghe decadi di attività, i nomi essenziali del Rap del passato, a maggior ragione se l’incrocio vede protagonisti da un lato uno dei più leggendari produttori di tutti i tempi, dall’altro un liricista che ha segnato da solo le sorti di un’epoca, facendo da padre a tutti quei replicanti che oggigiorno intasano un mercato ricco di ridondanza. La gestazione di “The Coldest Profession“, EP firmato da una coppia sensazionalmente inedita come Dj Premier e Roc Marciano, termina dopo due anni di lavoro frammentato dai reciproci impegni in sala di registrazione e tour, destando senz’altro curiosità nel comprendere le sue particolari dinamiche. Anzitutto andava valutato il possibile adattamento del flow di Marci ai beat canonicamente boom bap di Preemo, un terreno che il pimp di Long Island ha assai raramente percorso, prediligendo l’oramai noto stile produttivo comprensivo di sezioni ritmiche appena accennate, quando non assenti del tutto, campioni Soul e magheggi vari che devono molto ad Alchemist, rappresentando quindi un’uscita dalla zona di comfort che ne ha sinora distinto la discografia.

Preferiamo essere chiari e diretti: l’operazione funziona e illustra in maniera congrua la coesistenza dei due talenti coivolti; tuttavia, come già detto di recente per Slick Rick, rimane un pizzico di delusione per il confezionamento di un’uscita che offre sette semplici episodi e la classica intro parlata con l’inconfondibile voce roca del producer a spiegare la genesi della collaborazione, per un totale di soli diciannove minuti di ascolto che lasciano una sensazione di incompletezza contornante un lavoro assai eccitante sulla carta, ma privo di uno sviluppo in grado di farne un disco realmente memorabile. La maggior parte dei pezzi, a malapena al di sopra dei due minuti, offrono infatti assaggi di potenzialità non del tutto esplorate, un progetto non completamente rifinito e che lascia spazio a margini ancora ampi.

Esaurita la doverosa premessa, la sostanza rimane intatta: liricamente, Roc Marciano è a tratti anche più solido di alcune sue sortite soliste, per quanto indulga nella sfacciata opulenza contenutistica dimostrando l’ampio campionario di un’autocompiaciuta manovra verbale, confermando in toto di essere un tessitore di rime multisillabiche di alta pregevolezza infilando doppi termini assonanti come fossero combo con annessi moltiplicatori e ottenendo punteggi di vertiginosa altezza. Dj Premier, dal canto suo, è lodevole nel leggere la situazione confrontandosi con il tipo di rapper che ha di fronte, confezionando un suono che, con rare eccezioni, si allontana del tutto dalle sue ben note formule, sperimentando un’attualizzazione sonora che ben si adatta alla cadenza e alla vocalità piatta del rapper, a volte compiacendolo un tantino troppo.

L’impronta di Marciano, al netto di un titolo che gioca col pimpeggiante concetto di oldest profession, è infatti quella che, tra le due, resta maggiormente impressa, fornendo una prova metrica inequivocabilmente positiva in termini di adattabilità al nuovo territorio. Una prova di ciò l’aveva già fornita il singolo “Armani Section”, nel quale l’mc ingrana immediatamente le marce più alte svuotando per bene il sacco dell’attitudine con un linguaggio confrontazionale e contemporaneamente persuasivo (<<bummy rappers with bunny rabbit ears, you mad I’m a money magnet/carats do the money dance in my sunglasses/slick talker, this a tongue lashin’/if it’s me and Preem, then it’s a smash hit like summer madness/Will Smith should do the adlibs/while I mack bitches in rich fabrics>>), mentre il beat viaggia gradevolmente sulla ricomposizione della “Trying To Watch The Wind” di Eugene Record sezionando una batteria non troppo pronunciata, delle morbide percussioni e la solita, indovinata parte vocale, combinando il tutto in un’ambientazione rilassata, aderente alla sua personalità. Molto più tipica – ed è qui che la prova di Marci prende valore, vista la sua indisposizione ai canonici quattro quarti – è invece “Prayer Hands”, la quale sembra estratta da una vecchia cartella destinata ai Gang Starr, giostrata sulla nota maestria nell’abbinamento e alternanza delle note di basso, il pezzetto di tromba e una sezione ritmica che colpisce duro, costituendo l’unica vera casistica in cui il segno di Premier viene prepotentemente fuori; la voce scratchata di Guru, inoltre, non fa che aumentare il senso di nostalgia per i vecchi banger dello storico duo.

La frazione centrale del breve lavoro è quella che lascia i maggiori dubbi. “Good To Go” sembra mancare di sapore, nonostante si sposi bene al fluire del Rap, la strumentale cerca di prodigarsi nel trasmettere tensione ma appare in qualche modo spenta, senza particolari ausili di un testo prevedibilmente impostato su referenze a ricchezza, lusso e promozione della propria immagine, col ritornello campionato da Erick Sermon altresì impossibilitato a fare la differenza nella complessiva staticità del brano; “Glory Hole” è invece scarna, modellata su piattini veloci, uno sporadico rullante e un brevissimo tocco di basso, una sorta di sperimentazione up-tempo la cui sfida lirica è accolta e portata degnamente a termine da un incedere che per forza di cose si fa più pimpante del solito, rimanendo comunque accurato. Si torna a convincere con “RocMarkable”, il cui abbinamento di sample cattura immediatamente l’attenzione grazie alla delicatezza dei suoni e il loro sapiente accostamento, tagliato e incollato con orecchio esperto, inframmezzato da vinili squisitamente graffiati, dando vita a una composizione che avrebbe meritato molto più di una sola strofa per come il braggin’ lirico si faccia tagliente con punchline e giochi di parole a effetto (<<this a killin’ that I exhibit, but it’s not an episode of “Pimp My Ride”/all I do is shine and get fly, this is designer Hip-Hop>>). “Travel Fox” ed “Execution”, poste in chiusura, propongono invece terreni musicali che ricordano molto Alchemist, spogliando in parte il lavoro di personalità per come Preemo paia quasi voler mettere a suo agio il rapper senza che ce ne sia realmente bisogno, per quanto gradevoli siano i risultati ottenuti da entrambe.

Pur non rispecchiando in pieno il grado di aspettativa che era lecito fissare, la combinazione tra Roc Marciano e Dj Premier rappresenta più che altro una possibile anticipazione di un album più corposo (auspichiamo che i rispettivi calendari possano donare ai protagonisti il tempo di realizzarlo), se non altro viste le potenzialità qui fatte intravedere e che, se ben sviluppate, potranno seriamente dare luogo al capolavoro che ci si attende quando due entità del genere decidono di condividere uno studio di registrazione.

Tracklist

Dj Premier & Roc Marciano – The Coldest Profession (TTT Records 2025)

  1. Arrival
  2. Armani Section
  3. Prayer Hands
  4. Good To Go
  5. Glory Hole
  6. RocMarkable
  7. Travel Fox
  8. Execution

Beatz

All tracks produced by Dj Premier

Scratch

All scratches by Dj Premier

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