Dj Premier & Ransom – The Reinvention

Voto: 3,5/4 –

Tra le note di un revivalismo dorato del quale non sempre siamo troppo convinti, tanto alto rimane il rapporto quantità/qualità del prodotto offerto dai nineties, sono tuttavia reperibili dei nominativi determinanti che stanno dimostrando di saper reggere le sorti del Rap newyorkese. In un’epoca inaugurata da Roc Marciano, poi letteralmente marchiata a fuoco da Griselda e sovente popolata da replicanti in cerca di spremere il massimo profitto dalle tendenze attuali senza però proporre in cambio un ugual tasso di talento, Ransom figura tra gli artisti capaci di tessere trame fondamentali in un territorio difficile proprio perché sovraffollato, nonostante abbia vissuto una traiettoria travagliata, spesso deragliata dagli eventi negativi, erigendosi pian piano a realtà di primissimo piano di questo periodo di Rap rinascimentale. D’altro canto, l’unica via per farsi notare è distinguersi dalla concorrenza, esercizio che Randy Nichols, quarantaquattrenne nativo di Brooklyn, ha svolto con impegno e diligenza, sviluppando in maniera sartoriale una genetica evidentemente ben predisposta per infilare rime complesse al microfono. Non a caso, qualsiasi sia il beat di un suo pezzo, il primo fattore che cattura l’attenzione è la sua notevole disciplina metrica, una fluidità naturale che confluisce in capacità derivanti da studio e allenamento, la voce carismatica, caratterizzata da autorevolezza timbrica, una dizione lucida, che infila senza fatica un grosso quantitativo di sillabe nel verso, oltre all’esperienza derivata da quasi venticinque anni di presenza non sempre costante, ma che l’ha certamente formato.

Dj Premier, da parte sua, non lesina certo nel voler apporre il suo contributo alla scena odierna, lui che di quella vecchia è una colonna a dir poco portante, fruendo della sua leggendaria nomea nel farsi presente in un momento storico dominato da un boom bap nettamente differente da ciò che soleva essere. Nel realizzare “The Reinvention” viene infatti incontro alle comprovate esigenze moderne, il format di breve durata – già sperimentato con Roc Marciano per “The Coldest Profession” – è perfettamente nelle corde di un mc che si è sempre avvalso di tale specifico tipo di pubblicazione per rimpinguare la propria discografia, giungendo a numeri importanti (per recuperare, con tutta probabilità, il tempo perduto tra detenzione e momentanei ritiri) e portando a una discussione che, nell’ambito di diversi EP, abbiamo dovuto affrontare. Il recente operato di Preemo pare infatti equivalere a una serie di assaggini sparsi qua e là ed è lampante che la maggiore concentrazione su di lui sia legata all’imminente uscita con Nas, un modo per scaldare i motori in attesa dell’evento che, nelle previsioni, dovrebbe far terminare l’anno col botto. Quindi, come nel caso di Marciano, è inevitabile riflettere su cosa questo piccolo album sarebbe potuto essere se solo la sua estensione fosse stata maggiore (si resta entro quota sei brani, oltre a un breve spezzone d’intervista), ovvero se l’unione tra questi due pesi massimi avrebbe meritato di vivere più passaggi, dato che i contenuti proposti risultano comunque di prim’ordine.

Va detto che, con tutta probabilità arricchito dalla sfida di “PRhyme” (con Royce Da 5’9”), negli anni Premier ha avuto il merito di essersi in parte allontanato dal suo tradizionale modo di campionare, togliendosi parzialmente l’ombra della formula che non solo l’ha reso di maestosa grandezza, ma ha pure dato il via a una serie impressionante di tentativi d’imitazione che mai sono riusciti a scalfire l’efficienza dell’originale. Ha smesso di accontentarsi di vivere di luce propria, ha sperimentato di più e, per quanto la tipicità del suo sound emerga nei beat che compone tenendo fede al suo stesso classicismo, in molti altri casi ha tolto qualsiasi tipo di riferimento in merito, rendendosi quasi irriconoscibile e quindi capace di battere nuove strade quando potrebbe benissimo esimersi dal farlo. Il fulcro dell’interesse è quindi l’ascolto di una produzione a volte intuibile a occhi chiusi, in altre innovativa, accostata a un rapper che dal punto di vista lirico non ha alcun punto di contatto, per esempio, con Roc (vi è, casomai, a livello tematico), in quanto diversa è la capacità di Ransom di riempire la produzione, portando a una somma di addendi che conduce dritto alla somma desiderata.

Vero, si parte un pò in sordina visto che “Amazing Graces”, pezzo che ha anticipato l’EP, non sembrava riprodurre le potenzialità del duo alla massima potenza, proprio perché lo stampo del beat rispecchia troppo il canovaccio premieristico e soprattutto non lo fa con uguale vigore, è una strumentale di cui ci si accontenta, che incede lentamente e scontatamente, con strofe costruite avvalendosi dei grandi successi dei Gang Starr che paiono non aderire alla ricca caratura lirica; il resto del lavoro è tuttavia in continua ascesa qualitativa, rispettando le aspettative che l’abbinamento aveva fatto inevitabilmente salire. “Chaos Is My Ladder”, introdotta da un’intervista rilasciata a Rap Radar dalla quale vengono estratti i campioni vocali per il ritornello, è altresì tipica ma decisamente più intrepida, il tocco di Premier nell’alternare loop torna a essere avvolto dalla magia e il complesso apparato verbale di Ransom diletta attraverso l’utilizzo di intelligenti omofonie, composte di numerosi riferimenti alla strada e alla glacialità della violenza che la pervade, ottenendo il suo meglio quando lascia spazio alle emozioni, su tutte la sensazione di rimorso così abilmente manifestata in quella “Forgiveness” tanto intensa, ricca di nuovi giochetti lirici che porgono le scuse a un soggetto importantissimo (<<mama please forgive me/I know you think I Rap, but I still squeeze the milli/send ten keys to Philly, the label sent A&R’s/but the corner put ARs in the hands of thieves to kill me>>).

La figura materna è come sempre fulcro attorno al quale gira tutto, con tanto di dedica della titletrack, cercando di recuperare un po’ di quel cuore disperso tra spaccio e sparatorie in un momento di difficile accettazione di un inevitabile invecchiamento, peggiorato da una malattia che rende impossibile la comunicazione e, di conseguenza, un completamento ideale del processo di redenzione (<<I asked my mama if she could remember/before her brain was just overcame with dementia/some sober days I resent her/I’m so ashamed of my temper – damn man/’cause she don’t even know my name or my age/and my birthday’s ain’t the same/she don’t know the days in Septembеr>>), mentre una cassa potente, sintetizzatore opportunamente tagliato e coro compongono il malinconico tema strumentale. La tipologia di archi di “Survivors Remorse” è invece appositamente prelevata per trasmettere una fatale tensione, idonea per contornare l’ennesimo tragico racconto di strada traendone l’immaginario dall’esperienza diretta, espressa con efficace storytelling; e stuzzicante è pure l’impronta orchestrale fornita per “A Cut Above”, la miglior intuizione qui avuta da Premier, nella quale si getta il guanto di sfida ai colleghi che raccontano cose mai in realtà vissute, concentrando le rime sull’autoreferenza e tenendo alta l’acquisita credibilità di quartiere.

Un’operazione senz’altro riuscita, il cui unico neo è la lunghezza davvero esigua, seppure l’apporto qualitativo complessivo sia a tratti oggettivamente ineccepibile: Ransom è sistematicamente motivato, grintoso ed espressivamente elegante, non arretra di un solo millimetro in quell’ideale scalata, tempo fa accantonata, verso la ristrutturazione personale di cui spesso gli piace parlare, sotto la saggia direzione di una vera leggenda vivente della produzione Hip-Hop. Una combo per la quale viene davvero difficile chiedere di meglio, per quanto quel tantino in più sul bilancino non avrebbe certo guastato.

Tracklist

Dj Premier & Ransom – The Reinvention (TTT Records 2025)

  1. Amazing Graces
  2. A Cut Above
  3. Rap Radar X Ransom
  4. Chaos Is My Ladder
  5. Forgiveness
  6. Survivors Remorse
  7. Reinvention

Beatz

All tracks produced by Dj Premier

Scratch

All scratches by Dj Premier

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