Dj Muggs and Lil’ Eto – Hells Roof

Voto: 4 +

Piccola premessa: non abbiamo la certezza matematica delle singole virgole, ma grosso modo deve essere andata come di seguito. Dj Muggs: hey Meyhem, vorrei qualche voce nuova per la prossima compila Soul Assassins, conosci mica uno bravo e magari ancora un po’… Sconosciuto, diciamo? Meyhem Lauren: mah, ora che mi ci fai pensare ci sarebbe ‘sto pischello di Rochester. Si chiama Eto… E spacca parecchio! Dj Muggs: sì? Allora gli mando subito qualche beat. Vediamo cosa ne viene fuori…

Muggs si è mosso parecchio negli ultimi due anni. Non solo ha riesumato il reparto “Soul Assassins” e resuscitato il marchio Cypress Hill, ma ha pure rispolverato la formula con cui nella scorsa decade aveva solidificato le discografie di alcuni pesi massimi del cosiddetto underground statunitense (nell’ordine GZA, Sick Jacken, Planet Asia e Ill Bill). La più classica delle concezioni, quella del maestro di cerimonia accompagnato da un solo produttore, che abbiamo potuto riassaporare anche in combo con Meyhem Lauren e Roc Marci. Solo adesso però – è davvero il caso di dirlo – arriva la parte interessante.

Sì perché, di gradino in gradino, addentrandosi nell’oscurità del sottosuolo, il cervello della Collina è entrato in contatto con entità il cui nome ancora non risuona nelle cerchie più alte, pronto a trasferire parte del proprio fluido per spingerle in superficie. Per risalire all’ultima volta che il nostro si è dilettato in questo genere di esercizio occorre fare un salto indietro di quasi una trentina d’anni, quando i nomi sconosciuti erano quelli di B-Real e Sen Dog; oltre ovviamente al suo. Con Hells Roof il turno è quello di Lil’ Eto, uno che dopo la gavetta importante degli ultimi anni ha saputo capitalizzare al massimo quei tre minuti che Lawrence gli ha offerto su raccomandazione lo scorso anno in “Duck Sauce”.

Il ragazzo di Rochester non sorprende con giochi di prestigio e capriole tra le sillabe. Anzi; il suo è uno stile che si articola facendo affidamento su una tecnica minimale, scaricando sulle singole parole l’onere del Rap. Uno alla vecchia maniera, che ha studiato alla cattedra dei Raekwon e dei Prodigy e ora tramanda a sua volta quel sapere nei propri vangeli urbani. Pagine in cui è tutto bianco o (molto più spesso) nero; svetta l’assenza dei grigi, sintomatica di una personalità restia al compromesso. <<I could either give ’em advice or make examples>> lo sentiamo rappare nel pericolo imminente di Homie, spalleggiato da un tappeto caustico di Muggs che si serra a cerniera col suo timbro ruvido.

La sensazione di avere il fiato sul collo è una costante. Un’aria rancida e minacciosa che si respira dall’apertura di Dominate a quella Victory – in duetto con un altro volto noto del sottosuolo, Willie The Kid – che a suon di rime a bruciapelo ti porta istintivamente a buttare un occhio dietro le spalle. E poi c’è Holy Wine, che si eleva a un livello quasi esoterico: la composizione di Muggs è arida, pressoché priva di corpo, e pare fluttuare mentre Eto sfodera il consueto aplomb, esorcizzando il pentagramma (<<Bloody Mary, Holy Wine, cocaine culinary is glary/I love her carefully, there’s a cold spot for us in Hell/I came up from Ls, it doesn’t scare me/that’s what prepared me>>).

Considerate le recenti frequentazioni del guru della setta, non poteva mancare all’appello Roc Marciano. Il tavolo scelto per il meeting è quello elegantemente intarsiato di Roses; quel tipo di onori che riservi al capobastone che si scomoda per renderti visita di persona. Il dialogo è equilibrato ma – ai punti – qui è il veterano a prevalere, portando in dote emoglobina imbottigliata nel cristallo (<<the chopper’s like a hydrant that permanently shut a nigga eyelids/the nine with the silencer on the tip, it look stylish>>), come da tradizione. E infine – altrimenti diventa un odioso track-by-track – troviamo quel gioiellino di Attics, ovvero il momento della partita in cui Muggs cala l’asso (ne ha la manica piena!).

Se il nome Eto (con o senza Lil’ davanti) risulta assente dalle vostre playlist, con “Hells Roof” è arrivato il momento – o forse sarebbe meglio parlare di occasione – per recuperare. Per la qualità garantisce il marchio Soul Assassins.

Tracklist

Dj Muggs and Lil’ Eto – Hells Roof (Soul Assassins 2019)

  1. Crack Wars
  2. Dominate
  3. Holy Wine
  4. Roses [Feat. Roc Marciano]
  5. Still Mobbin [Feat. Flee Lord and Big Twins]
  6. Homie
  7. The Blues
  8. Tio Interlude
  9. Last Supper [Feat. Meyhem Lauren]
  10. Attics
  11. Victory [Feat. Willie The Kid]
  12. What You Sayin

Beatz

All tracks produced by Dj Muggs

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