Diabolic & Vanderslice – Collusion

Voto: 3/3,5

Il ruolino di marcia sinora scritto da Sean George, meglio conosciuto come Diabolic, non è numericamente impressionante, ma neppure da sottovalutarsi. Vi sono difatti differenti e poco conosciuti fattori che intervengono nel frammentare eccessivamente le pause tra un suo disco e l’altro: più di qualche artista deve eseguire correttamente i conti con la propria realtà quotidiana, non potendo disporre del generoso conto in banca in dote a coloro che compiacciono il grande pubblico (spesso non sussistono i sostentamenti economici necessari per registrare senza avere un lavoro a supporto del proprio frigorifero), e – oltre a ciò – c’è ancora qualche etichetta che si diverte a ingabbiare le speranze altrui per motivi sconosciuti (la Viper Records pare aver detenuto un ruolo determinante nel dilatare i tempi delle sue pubblicazioni, secondo quanto sostenuto da Diabolic stesso in una recente intervista). Non ultimo, non sempre sussistono le forze necessarie per sprigionare la propria creatività dopo un’intensa giornata in ufficio, in fabbrica, o di hustling stradaiolo, dando vita a scenari molto simili a quello che ci apprestiamo a valutare.

Per quello che è il nostro personale modo d’interpretare la musica, ci ritroviamo a esprimere un tifo naturale per figure come quella in questione, il cui Rap è improntato sulla necessità di provare costantemente il proprio valore, urlando il disappunto provato di fronte agli ostacoli che impediscono di emergere verso una più ampia notorietà in un ambito in cui la meritocrazia è un concetto del tutto sconosciuto. Nel nostro immaginario, artisti come Diabolic rappresentano il pugno nello stomaco che vorremmo sferrare al conformismo e al significato inesatto dei valori che la società tenta d’imporci, nonché a tutti quei faccendieri che i media e le classifiche promuovono manco fossero eventi storici; fatto che permette di entrare in sintonia con il sacrilego cinismo tipico del Nostro, condividendone dunque quei pensieri che ogni tanto elaboriamo, ma che non abbiamo magari mai avuto il coraggio di esprimere.

Poi, dato che stiamo pur sempre recensendo un disco Hip-Hop, sarebbe opportuno non tralasciare gli elementi di maggior fascino sviluppati in vent’anni di costante presenza nel circuito delle battle, vale a dire un livello di competenza tecnica la cui freccia punta con decisione verso l’alto grazie alle assonanze a getto continuo che Diabolic usa con la stessa insistenza con cui offende Talib Kweli su Twitter, una proprietà di dizione nettamente al di sopra della media e un cupo umorismo che funge da notevole valore aggiunto per dei testi sempre molto divertenti da decifrare, qualità determinante per la longevità di qualsiasi progetto musicale.

Collusion“, costituito da nove pezzi al netto di intro e outro (disponibile in vinile per Tuff Kong), lo vede all’opera con la vecchia conoscenza Vanderslice e non difetta certo nel fornire nuove opportunità per apprezzare il vasto talento dell’mc, nonostante permanga la costante impressione che manchi qualche tassello decisivo per poter definire quello che sarebbe potuto essere un più rotondo quadro produttivo. A parere del tutto personale ed esemplificativo, “Think Of That” non rappresenta difatti una scelta poi così azzeccata per rivestire il ruolo di singolo atto a presentare l’album, dato che si avvale di un beat evidentemente non in grado di rendersi memorabile, troppo poco roccioso per quelle che normalmente sono le velleità battagliere di questo liricista; questione che scivola tuttavia in secondo piano una volta che l’attenzione viene letteralmente catturata dalla minuziosa stesura dello stuolo di sillabe interne assonanti che rappresentano la polpa tecnica della faccenda, unite a un wordplay dissacrante e ricco d’inventiva.

Lo stesso criterio lo riteniamo applicabile a “Normalize”, traccia che giunge al giusto punto di cottura in termini di abrasione, ma che lascia altresì quella piccola sensazione di pesantezza sul versante dei suoni, nonché a “Jitterburg”, gradevole nel loop ma un tantino macchinosa, entrambi episodi nei quali Diabolic devasta quanto proposto dalle cuffie con grande personalità, disinteressandosi completamente delle conseguenze generate da ciò che esprime, sputando liriche al vetriolo quale rivalsa contro una condizione disagiata e disillusa, una blasfema acredine che spazza via tutto (<<crying me a river that could cause this shit to flood in Houston>>), legando con simbolici spaghi le immagini che uniscono le strofe come solo quelli bravi davvero sanno fare, ovvero esaltando una creatività che gonfia un carnet già di per sé ben rifornito (<<swimming with the sharks, dorsal fins get torn and bitten/right before I use their lifeless corpse as bait for orca fishing>>).

Molto differente risulta invece l’impatto delle tracce che conseguono in un miglior allineamento tra qualità testuale e musicale, vedasi il minaccioso doppio tono di piano dell’oscura “Simon Phoenix”, ove il ricco flow si rigenera di continuo mantenendo costantemente alta la concentrazione verso l’incedere di barre perfide nell’utilizzare la politica per mollare il gancio che manda al tappeto tutti (<<everybody likes Diabolic’s vote for Donald? No! I just wanna stick my dick inside Ivanka’s throat>>). E sicuramente valida è l’idea di fondo da cui trae origine “Once Again”, nella quale la punteggiatura del flow segue ciascun passo del loop di piano e tromba in un Funk dove la sezione ritmica fa capolino nel solo break che costituisce il ritornello, evidenziando un lavoro lirico/ritmico non indifferente. “See The Light” è altrettanto pesa, il loop semplice ma melodico al punto giusto, anche se la strofa di Nems non ci pare aver nulla a che condividere se confrontata con l’ampio vocabolario del protagonista principale, quindi dal punto di vista dei featuring è senz’altro più gustosa una “Who We Are” che fa dell’allineamento tematico il proprio indiscutibile punto di forza.

Il sunto di “Collusion” è figurativamente fornito dal suo finale. “Last Day” rappresenta un calo del sipario non troppo adeguato: anziché far ardere più ferocemente quel sacro fuoco interno di cui parla il testo, si finisce per spegnere accidentalmente la combustione, generando quella sensazione di discontinuità e incompletezza che Diabolic, grazie al suo ineccepibile arsenale lirico e carismatico, riesce tutto sommato a dipanare in quantità utile a mettere da parte una produzione troppo oscillante nel suo rendimento.

Tracklist

Diabolic & Vanderslice – Collusion (Coalmine Records 2019)

  1. Collusion (Intro)
  2. Think Of That
  3. Jitterbug [Feat. Jade Gritty]
  4. Normalize
  5. See The Light [Feat. Nems]
  6. Who We Are [Feat. Tre Mark Star, Coast and John Jigg$]
  7. Other Side
  8. Once Again
  9. Simon Phoenix
  10. Last Day [Feat. Coast]
  11. Collusion (Outro)
  12. Collusion (Intro) (Instrumental)
  13. Think Of That (Instrumental)
  14. Jitterbug (Instrumental)
  15. Normalize (Instrumental)
  16. See The Light (Instrumental)
  17. Who We Are (Instrumental)
  18. Other Side (Instrumental)
  19. Once Again (Instrumental)
  20. Simon Phoenix (Instrumental)
  21. Last Day (Instrumental)
  22. Collusion (Outro) (Instrumental)

Beatz

All tracks produced by Vanderslice and Green Steez

Scratch

  • Dj Revolution: 9
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