Delinquent Habits – El Ritmo
I Delinquent Habits, seppur nella loro piccola realtà, hanno conseguito un traguardo non indifferente e al contempo sottovalutato, sferrando un attacco in successione attraverso quattro autentiche gemme dell’Hip-Hop anglolatino, fornendo una prova concreta di longevità e consistenza. Contraddistinti da un sound che mischia Messico e Los Angeles, il trio inizialmente composto da Ives, Kemo e O.G. Style offrì una rocciosa sequenza di uscite di notevole qualità, in qualche caso sfornando anche singoli memorabili (“Tres Delinquentes”, “Return Of The Tres”), ma soprattutto contraddistinti da una compattezza d’altri tempi, quand’ancora ogni brano era importante quanto il successivo. Negli anni, la crew si è in parte disgregata, lasciando Ivan S. Martin quale unico superstite della formazione originaria, in parallelo si è disciolto pure l’impatto delle pubblicazioni seguenti, che mai hanno avvicinato quella particolare ispirazione, nonostante la fama della band non abbia subito particolari danneggiamenti, data la profusa attività live sostenuta da Ives e Dj Invincible soprattutto in Europa, sopravvivendo sino alla momentanea reunion con Kemo, poi uscito nuovamente di scena.
Da quel fantastico disco d’esordio sono passati trent’anni esatti, spinta principale che ha indotto al ritorno in sala di registrazione, sull’onda della volontà di festeggiare adeguatamente una ricorrenza molto sentita attraverso un nuovo album completamente differente dal punto di vista sonoro, senz’altro più raffinato rispetto alla rudezza degli inizi ma pur sempre intriso degli stessi elementi che hanno reso celebre questa realtà da allora, occasione propizia anche per Ives di vedere la vita da un punto di vista diverso, ammorbidito dalla sopraggiunta maturità, frutto dell’esperienza raccolta in queste 54 primavere non sempre facili da trascorrere. Molte delle tematiche di “El Ritmo“, sponsorizzato in un paio di episodi da uno che di spanglish se ne intende parecchio come Sick Jacken, volgono infatti alla ricerca di una maggiore rilassatezza, alla salute della mente, alla capacità di lasciarsi indietro i problemi del passato e godersi quanto si è riusciti a ottenere, respirando con meno affanno. Ives, se non altro, ha l’indubbio merito di aver tenuto a galla il gruppo nonostante i vari avvicendamenti che lo stesso ha patito, un sentimento che trasmette con profondo senso di appartenenza in molte delle liriche qui contenute, andando a confezionare undici brani che rappresentano quanto di meglio gli Habits abbiano saputo concretizzare nella seconda parte della loro esistenza.
L’atmosfera di festa è pienamente fruibile, grazie a una produzione – curata in gran parte da Invincible e Ruck P – molto sanguigna, radicata nel DNA di quella provenienza chicana che gli avi hanno poi trapiantato a East L.A., la quale oggi si avvale di melodie create con emulatori elettronici alternati a strumenti veri, un netto stacco rispetto alla miriade di gustosi sample latini che O.G. usava assemblare ottenendo tracce a volte stratosferiche, conseguendo un risultato comunque più che apprezzabile nella sua indiscussa originalità, per quanto le puntatine più orecchiabili possano essere tranquillamente oggetto di discussione. Ives svolge un lavoro complessivo più che onesto, d’altro canto non è mai stato il rapper più articolato che si sia conosciuto, ma il suo lo sa fare molto bene, in particolare nella gestione del flow e della cadenza, rendendo comunque interessante ciò che ha da offrire. Pezzi come “Canta No Llores” suonano puliti ma assolutamente gradevoli grazie a loop rilassati, i quali mischiano convincentemente trombe, piano e chitarra, seguendo argomenti che trattano il cambiamento personale con piccole metafore e numerose citazioni climatiche, come se il sole di L.A. diventasse improvvisamente la cura per il vissuto precedente.
Una significativa parte dell’esistenza del Guero Loco si è infatti basata sulla necessità di dover tirare avanti, aprendo un brano come “This World” alla revisione della propria conduzione esistenziale, nulla di troppo complicato, semplicemente una circostanza utile per guardare alle proprie fortune in un mondo sempre più difficile da vivere, esprimendo gratitudine e altruismo; l’aggiunta dell’organo e il contributo della brava Reverie determinano così uno dei passaggi cui si fa più volentieri ritorno. Le melodie composte sono generalmente ben riuscite e costituiscono la forza di pezzi come “Me & My Boys”, che evolve tranquilla nei suoi stacchetti di chitarra e nelle quattro note di piano, sintomo di una produzione essenziale ma funzionale, con le immancabili trombe dal caldo sapore centroamericano. Discorso similare per “Burn Up”, nella quale i tasti utilizzati si riducono ulteriormente, nell’insieme tutto gira coerentemente senza strafare, il ritornello coinvolge, la batteria per una volta assapora di tradizione, le metriche intrattengono senza raggiungere particolari picchi, fruendo dei tradizionali passaggi tra inglese e spagnolo poi accentuati da “Ritmo”, che tra tutti i componenti della scaletta è con ogni probabilità il più commerciabile, laddove El Capitan e il leader dei Psycho Realm formano un duetto caliente, nonostante la leggerezza testuale e la modernità compositiva.
I Delinquent Habits si concedono volentieri anche alla sperimentazione, inserendo nel quadro il Reggae di “Enjoy The Rays”, un dovuto apprezzamento di ciò che si ha, unito alla speranza che tutto possa sempre andare per il meglio, e “Take Flight”, il cui motivo di tromba si memorizza alla svelta, lontano dai vecchi delinquentes ma che, a modo suo, riesce a catturare grazie alla sua capacità di distinzione dalle solite proposte cui oggi siamo assoggettati. “False Preacher” esegue il suo compito su un semplice loop di synth e basso, deviando dagli argomenti su cui Ives tende altrove a indulgere, evidenziando le contraddizioni di chi predica ma fallisce nel fornire un adeguato esempio, ma è solo un piccolo passo al di fuori del percorso prestabilito, dal momento che sia “Day One”, la quale accenna alle tappe del viaggio alla ricerca di sé, e “Groove Slow”, che ragiona su un passato turbolento contrapponendo un loop di chitarra un tantino ripetitivo (eccellente, invece, l’inserto d’organo), fanno presto ritorno al soggetto principale. “LA Piazza” è intenzionalmente gaudente o, come Ives sostiene (<<good vibes of a life made better>>), si muove ancora su ritmi caldi, riferendosi a un locale losangelino trasformato in un luogo di felicità, lasciando il resto fuori dalla porta, un ambiente raccolto, energico, solare, dove c’è solo voglia di chiudere l’esperienza divertendosi.
Un gradito ritorno, sebbene non si possa pretendere che raggiunga i livelli di trent’anni fa, dato che gli artisti oggi coinvolti sono in parte gli stessi e visto che, com’è normale, il contensto generale si è evoluto in altre direzioni. Un disco positivo negli intenti e più accessibile nei suoni, nel quale i Delinquent Habits celebrano questo traguardo d’attività coinvolgendo chiunque voglia farsi trascinare dalle vibrazioni d“El Ritmo”, continuando a tenere alta una bandiera che, per chi ha dato loro attenzione con continuità, non ha mai smesso di sventolare.
Tracklist
Delinquent Habits – El Ritmo (Okwow 2026)
- Me & The Boys
- Canta No Llores
- Burn Up
- This World [Feat. Reverie]
- Enjoy The Rays
- Day One
- Ritmo [Feat. Sick Jacken]
- Take Flight
- False Preacher
- Groove Slow
- LA Piazza [Feat. Sick Jacken]
Beatz
- Ruck P, Al Hug and Dj Invincible: 1
- Ruck P and Dj Invincible: 2, 3, 4, 6, 7, 9, 10
- Ruck P, BeatzShack and Dj Invincible: 5, 8, 11
Mistadave
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