De La Soul – Cabin In The Sky

Voto: 4,5

Tra le molteplici sensazioni di sorpresa sopraggiunte nel ricevere la notizia delle sette leggendarie pubblicazioni programmate dalla Mass Appeal, la presenza dei De La Soul in elenco non ha certo lasciato indifferenti. Si sono accesi molti ricordi, se non altro perché la personale connessione col gruppo viene da molto lontano, quand’ancora esistevano i walkman, si andava a scuola e i primi videoclip intercettati dalle emittenti italiane mostravano tre stravaganti ragazzi di Amityville, New York, che già sul finire degli anni ottanta avevano cominciato a prendersi gioco degli stereotipi del Rap, attuando la prima di una serie di rivoluzioni del genere, rivoltato a piacimento come un calzino. Ripercorrere la loro carriera equivale al riesame di differenti momenti della propria vita, per la quale il trio formato da Posdnuos, Trugoy e Maseo ha fornito un’entusiasmante colonna sonora: per quanto la band non abbia con tutta probabilità raccolto in proporzione a quanto ha generosamente seminato, rimane indiscutibile il suo perdurante impatto, al di là di una presenza sempre più frammentata dopo aver dato alla luce quattro capolavori consecutivi, erigendosi tra le realtà più creative, sperimentali e influenti che l’Hip-Hop abbia mai conosciuto.

Parte dello stupore è pure giunto dall’inatteso prosieguo della discografia del gruppo, per quanto difficoltoso pareva dopo la prematura scomparsa – due anni fa – di David Jolicoeur, levando un pilastro dal perimetro triangolare che ha sempre definito il collettivo e il suo magic number. Molti, troppi gruppi non hanno più trovato senso nel continuare l’attività quando privati dal destino di un loro membro fondamentale, chi per rispetto, chi perché aveva chiaramente capito che non sarebbe più stata la stessa cosa; i De La Soul, anche sotto quest’aspetto, sono invece indipendenti nel pensiero e rivoluzionari nell’attitudine, cogliendo nel dolore e nel ricordo quella speciale motivazione per mandare avanti una macchina che non veniva messa in moto da tempo, per quanto non si sia mai limitata a vivere solo della luce riflessa dagli straordinari successi coi quali la stessa ha deliziato i fan per lunghi e prolifici anni.

Cabin In The Sky” prende ispirazione dall’omonimo black musical che esordì a Broadway nel 1940, sovrapponendo la tematica dell’opera – la redenzione – allo sviluppo del rilascio di una serie di emozioni percepibili con mano, le quali vengono trasmesse a pelle, tanto profonde e riflessive risultano, senza mai scadere nello sdolcinato. L’album propone un cast ricco di stelle, ma nessuna brilla come quella di Posdnuos, il quale fa emergere la propria forza interiore e la sparge su tutti i settanta minuti che compongono il lavoro attraverso una scrittura empatica, a volte ancora catturata dallo sgomento, ma persistente nel tenere la testa alta e guardare avanti con ottimismo, manifestando gratitudine per quanto si è potuto vivere in compagnia di una persona che prima di essere un collega artistico era un amico. I suoi versi mai si fermano a guardare vecchie foto sbiadite, analizzano invece un’attualità radicalmente modificata, nella quale lo spirito di Dave è tangibilmente protagonista dell’operazione, offrendo pensieri inevitabilmente ampliati dalle conseguenze psicologiche della vicenda i quali forniscono l’occasione per riesaminare con coscienziosità il proprio cammino umano e ammettere che non sempre tutto è andato per il verso giusto, valorizzando quelle esperienze e ponendosi a disposizione di chiunque voglia attingere dalla saggezza accumulata.

Si tratta di un album che coltiva la positività senza perdersi nelle sabbie mobili della tristezza, ogni passo – anche i più duri da scrivere – è una celebrazione, un inno alla vita stessa, lasciando spazio anche al tipico humor dei De La, oltre che alla voce di Trugoy stesso, del cui utilizzo è assai apprezzabile il grande senso di congruità dato all’insieme. Nulla appare composto in via postuma, la scaletta è anzi perfettamente sequenziata e possiede un preciso senso tematico, le numerose partecipazioni esterne arricchiscono ogni contenuto e ciascun elemento caratterizzante riesce a riassumere all’unisono ciò che i tre sono stati nelle loro varie epoche di progressione artistica.

Si va in scena con l’azzeccata scelta narrativa affidata a Giancarlo Esposito, creando un fil rouge emotivamente avvolgente: l’attore oggi conosciuto dalla maggioranza per aver interpretato Gustavo Fring (“Breaking Bad”, “Better Call Saul”) è il medesimo che aveva dato vita a Buggin Out, uno dei personaggi chiave di “Fa’ la cosa giusta”, pellicola uscita nel 1989, lo stesso anno in cui “3 Feet High And Rising” giunse sugli scaffali dei negozi sconvolgendo il mondo del Rap. L’intro viene gestita come un appello al quale ogni musicista qui coinvolto risponde ed è impossibile non provare alcuna emozione nel sentire <<and last but not least, I want to know, is there a Dave here?>>, senza che nessuna risposta pervenga. Dunque, meravigliosamente pertinente è il seguente innesto di archi celestiali in “YUHDONTSTOP”, una delle ultime produzioni firmate da Trugoy nella quale spicca la calma conversazionale di un Pos alla costante ricerca dello spazio intermedio tra la perdita e la luce. “Sunny Storms” e il suo duplice beat realizzato da Premier utilizzano la metafora per ampliare il concetto del sereno che prima o poi torna anche dopo i momenti peggiori, mentre “Good Health”, titolo assai simbolico, è un prepotente e glorioso ritorno alle sonorità di “A.O.I.”, con Plug One e Two in risaltante forma lirica; l’accoppiata resta vincente nella sua interattività pure per il singolo “The Package”, lanciando qualche altro colpetto verso chi ha sempre ritenuto il gruppo soft per l’assenza di un atteggiamento machista, mentre le squisite note black scomposte e riallestite da Pete Rock deliziano il palato.

Perdita e omaggio si estendono pure alla figura materna, celebrata con l’ottima compagnia di Killer Mike su “A Quick 16 For Mama”, piccola perla Soul firmata da Nottz idoneamente collegata alla successiva “Just How It Is (Sometimes)”, ritmata e arricchita dal gradevole ritornello di Gareth Donkin, la quale commenta simmetricamente infedeltà e tecnologia in maniera umoristica, lasciando intravedere tra gli spiragli una possibile necessità di espiazione personale, materiale che Pos dissemina qua e là cercando di coniugarvi una fede persistente, altro argomento ricorrente. Ne sono esempi il testo espresso col cantilenato flow di “The Silent Life Of A Truth”, come pure le intuizioni visibili tra le righe della sontuosa “Palm Of His Hands” (<<live and let give life and when death is within sight/I hope to be surrounded by my seeds/tell ‘em to love one another/tell my son to treat a woman better than I treated his mother>>), col Chocolate Boy Wonder in spettacolare versione “The Auditorium”. Pete ripete il numero di magia campionando Stevie Wonder per la struggente “Different World”, con tutta probabilità l’ostacolo emotivo più irto per un Posdnuos visibilmente toccato nel profondo dal dover proseguire il legame con Dave stando in due luoghi separati, prima di giungere alle mature conclusioni della titletrack, la cui grandezza delle liriche non è nemmeno quantificabile, tanta è l’altezza dei ragionamenti espressi da un brano Rap.

Tra una “Run It Back!!” strepitosa, vista la verve metrica espressa da un Pos eccellente nel gestire le sillabe congiuntamente all’illustre Nas sull’ennesimo ottimo beat qui fornito da Supa Dave West, e la “Yours” che convoca Common e Slick Rick (quest’ultimo al ritornello) per delineare i tratti del passaggio generazionale, il sipario si chiude con “Don’t Push Me”, traccia solista di un Dave gioioso, libero, divertito, che continua emblematicamente a fare ciò che gli è sempre piaciuto, anche dove si trova ora.

Salute, salutary and salutations.
Thank you, Dave.

Tracklist

De La Soul – Cabin In The Sky (Mass Appeal Records 2025)

  1. Cabin Talk (Album Intro) [Feat. Giancarlo Esposito]
  2. YUHDONTSTOP
  3. Sunny Storms
  4. Good Health
  5. Will Be [Feat. Yummy Bingham]
  6. The Package
  7. A Quick 16 For Mama [Feat. Killer Mike]
  8. Just How It Is (Sometimes) [Feat. Jay Pharoah and Gareth Donkin]
  9. Cruel Summers Bring FIRE LIFE!! [Feat. Yukimi]
  10. Day In The Sun (Gettin’ Wit U) [Feat. Q-Tip and Yummy Bingham]
  11. Run It Back!! [Feat. Nas]
  12. Different World [Feat. Gina Loring]
  13. Patty Cake
  14. The Silent Life Of A Truth
  15. EN EFF [Feat. Black Thought]
  16. Believe (In Him) [Feat. Lady Stout, K. Butler and The Collective]
  17. Yours [Feat. Common and Slick Rick]
  18. Palm Of His Hands [Feat. Bilal]
  19. Cabin In The Sky
  20. Don’t Push Me

Beatz

  • De La Soul: 1
  • Trugoy The Dove: 2, 20
  • Dj Premier: 3, 14, 15
  • Supa Dave West: 4, 10, 16, 19
  • Posdnuos: 5
  • Pete Rock: 6, 12, 17
  • Nottz: 7
  • Erik and Joshua: 8
  • Posdnuos and Trugoy The Dove: 9
  • Supa Dave West and De La Soul: 11
  • Jake One and Sam Wish: 13
  • De La Soul, Kiefer and Pete Rock: 18
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