Danno – AKA Danno
<<Mi sono spinto al largo ultimamente/dove è fondo, per guardare giù dallo strapiombo>>
“Colibrì”
Venerdì 6 febbraio 2026, 8:30 circa, accendo il PC dell’ufficio e, contravvenendo tanto alle regole quanto alle abitudini, mi dirigo subito su Spotify per poter ascoltare “AKA Danno”. Qualche ora più tardi, con mittente Discoteca Laziale, il corriere consegna in portineria un pacchettino, lo apro, estraggo il CD, scatto una foto e invio nella chat dei maniaci, uno di loro si rammarica perché il tracking indica il lunedì della settimana successiva, un altro replica col video della sua copia in vinile che gira sotto la puntina, dopodiché pubblica su Instagram aggiungendo un eloquente aspetto dal 1996. Non vi raccontiamo tutto ciò per mera prolissità, tuttavia ci sono dischi cui è difficile approcciarsi con assoluto distacco e questo è uno di quei casi: siamo letteralmente cresciuti col fomento di “Odio pieno”, abbiamo visto evolvere il Funk romano grazie a “Scienza doppia h”, siamo rimasti in vigile attesa prima che “Anima e ghiaccio” riportasse l’Hip-Hop sopra quell’ottavo colle e alla fine eravamo diventati degli adulti pronti a capire la portata di un’opera quale “Adversus”. Quest’intervallo occupa 22 anni della nostra vita come di quella del protagonista della recensione, 30 esatti considerando il suo intero percorso discografico.
A 51 anni, quindi, il Danno esordisce – Artificial Kid è comunque un’entità tricefala – con un album solista che di quel lungo tragitto conserva segni evidenti, anche se non ne calpesta le medesime orme. La stessa intesa con Dj Craim, oramai infallibile nel dare sostegno alle leggende, risale a tre lustri fa, periodo durante il quale i Good Old Boys hanno cominciato a incendiare i palchi di tutt’Italia. Da queste radici, solidissime e profonde, “AKA Danno” si muove un po’ lateralmente, assecondando tutti gli also known as del Nostro e svelandone altresì lati inediti, per ovvie ragioni più intimi; ma, lo diciamo in anticipo sul resto, il collante che unisce ogni tassello del progetto è il tratto di una penna qualitativamente eccelsa, rime e flow che il Danno cura con precisa maestria, fornendo prova di un’abilità che sul territorio nazionale – senza distinzioni tra mainstream e underground – non teme confronti. Sebbene non siano il fulcro univoco dell’operazione, ci piace allora sottolineare in primis lo spessore di brani che di nuovo mandano al tappeto chiunque intenda prendere posto sul ring, come l’introduttiva “Baseball fury” (<<ancora che faccio il guerriero/faccia dipinta di giallo e un occhio dipinto di nero/mazza da baseball il mio microfono/gli altri poi, be’, manco ce provano>> – tanti i riferimenti a “The Warriors”), gli oltre sei minuti di una devastante “Yokozuna/Jakesulring” e “Vamos a la playa”, scoppiettante singolo rilasciato a ottobre e che anticipava un bersaglio a conti fatti centrato (<<è inutile che stamo qui a fa’ gli mc/se poi non dimo un cazzo>>).
<<Questi rapper fanno il Rap sulla cassa dritta/li mando dritti sul patibolo da Mastro Titta>>
“Yokozuna/Jakesulring”
Avvalorate le skill, infatti, a imporsi è una densità tematica che, soprattutto nell’ultima metà della scaletta, affronta lotte più interiori che esteriori, proiettandoci emotivamente in quelle onde scure della cover. E’ qui che Jake La Motta ripone i guantoni e si affida a una diversa espressività, dalle invocazioni della conflittuale “Brucia Roma” all’ansia quasi palpabile di “Distorsore” (<<ho un compressorе sui pensieri, me li spinge tutti a palla/bella pe’ chi se la sente ancora calla/io c’ho freddo qui e non lo so pe’ quanto resto a galla>>), con la voce di Lou X per gli scratch, fino alla fragilità dell’intensa “Colibrì” (<<volevo dirti in fondo che ho provato a stare meglio/ma queste pillole confondono e per stare sveglio/devo smussare questi spigoli con lo scalpello/sparare alla mia ombra e vincere anche ‘sto duello>>) e un dialogo privato, sofferto (<<so che parlare è la cosa più dura/per questo non lo fai mai>>), con il possibile interlocutore di “Svegliami”. Politica, società e populismo sono invece gli spunti alla base di “Il Blues di Gundabad”, condivisibile riflessione sul tempo presente la cui critica antivannacciana è forse più efficace di molti comizi.
Quest’ultima in particolare, col suo bel tango a rendere meno ordinaria l’andatura di “AKA Danno”, contribuisce a definire un’identità musicale altrettanto ricca di sfumature. Se il Rap è fitto di collegamenti più e meno espliciti, passando da Dalla e De Gregori a Cypress Hill e Wu-Tang Clan, da Cecco Angiolieri a Pier Paolo Pasolini, dal cinema ai fumetti (la bonus “Fumo di china” ne elenca a dismisura), Craim risponde con un registro variegato, che al boom bap quasi old school dei primi pezzi fa seguire composizioni dal taglio più moderno, melodico, impreziosite dagli interventi di Motta (oltre al refrain di “Svegliami”, suona synth, mellotron, chitarre, pianoforte e marimba) e Kiquè Velasquez (organo). Immancabile, poi, il timbro più Rock e sporco che già animava “Toro scatenato”, “Ghetto chic” e “Sergio Leone”: “Tom Waits”, co-prodotta da Ice One, è una mina che – in puro spirito nerd – attinge dalla carriera del grande cantautore statunitense in funzione del più classico esercizio stilistico, “Vamos a la playa” pesca da “In-A-Gadda-Da-Vida” degli Iron Butterfly e, sotto l’apparente leggerezza che rimanda alla celebre hit dei Righeira, delinea uno scenario disumanizzante tutt’altro che distopico.
<<Rovino tutto sul più bello, guastafeste plus/sovverto l’ordine, c’ho El-P al posto di Nas>>
“64 barre alla fine dell’estate (Red Bull 64 Bars)”
Come dice il Danno in “Yokozuna/Jakesulring”, <<prova a sgamare tutto quanto quello che ho citato>>. Sarebbe un esercizio arduo, da affiancare a un ulteriore livello d’analisi volto a cogliere ogni umore e sensibilità contenuti nei quaranta minuti della tracklist – rassicuriamo così quanti non possiedono la deluxe edition, gustosa ma che nel complesso nulla sposta. Qualche indizio l’abbiamo suggerito; più di tutto, però, ci teniamo a chiarire che un disco di questo livello, naturale fioritura di un’esperienza coltivata con pazienza in oltre tre decenni, richiede maturità, talento e consapevolezza in dosi che solo pochi artisti possono vantare. Uno di questi si chiama Simone Eleuteri, AKA king.
Tracklist
Danno – AKA Danno (Kill Bozo Records/Warner Music Italy 2026)
- Baseball fury
- Killemall
- Tom Waits
- Brucia Roma
- Yokozuna/Jakesulring
- Vamos a la playa
- Il Blues di Gundabad
- Distorsore (Philipkcooks)
- Colibrì
- Svegliami [Feat. Motta]
- Carezze (bonus track 2LP ltd deluxe edition)
- Minotauro (Distodub version) (bonus track 2LP ltd deluxe edition)
- Come blu (bonus track 2LP ltd deluxe edition)
- Oltremare (Late Night version) (bonus track 2LP ltd deluxe edition)
- 64 barre alla fine dell’estate (Red Bull 64 Bars) (bonus track 2LP ltd deluxe edition)
- Fumo di china (bonus track 2LP ltd deluxe edition)
- Il tempo non aspetta (El Rojo remix) (bonus track 2LP ltd deluxe edition)
Beatz
Tutte le produzioni di Dj Craim tranne la traccia #3 di Ice One e Dj Craim
Scratch
Tutti gli scratches di Dj Craim
Bra
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