Daniel Son and Futurewave – Shattered Glass
Nel corso dell’ultima decade, la scena underground di Toronto ha saputo regalare indubbie soddisfazioni, in particolare per merito di due realtà come Crate Divizion e Brown Bag Money, collettivi capaci di sfornare Rap grezzo d’alta qualità, mantenendo costante grado di purezza e assenza di compromessi. Tra le figure chiave di tale raggruppamento di talenti, presenziano indiscutibilmente Daniel Son e Futurewave, la cui intesa ha fatto aprire per bene gli occhi su un’alchimia assai particolare: nonostante la tendenza odierna sia quella di sparare dischi a più non posso cercando collaborazioni più o meno ovunque, rendendo a volte le discografie dispersive e qualitativamente incostanti, quanto forgiato dall’accoppiamento fa reparto a sé, offrendo un progresso tangibile in un sodalizio che si è oramai fatto decennale. Innegabile, da questo punto di vista, l’effetto dell’aver condiviso esperienze in lunghi viaggi oltre il confine allo scopo di cercare qualche sprazzo di notorietà nel circolo newyorkese, da sempre il punto di riferimento di qualsiasi sogno Hip-Hop, così come l’aver affinato la convivenza in studio di registrazione, dando luogo a reciproche vibrazioni che confluiscono in un’originalità ben definita, delineando i tratti più evidenti di ciò che l’Hip-Hop sotterraneo di base nell’Ontario vuol esprimere.
Daniel Borley e Martin Budik non costituiscono una coppia fissa, chiaro, anche loro hanno aperto le porte della collaborazione ad altri artisti per non negarsi continue opportunità di crescita; tuttavia, le loro periodiche reunion, all’interno di questo contesto, sono senza dubbio quelle che perseverano nel produrre maggior risonanza, grazie allo stile freddo e preciso del rapper e alla robusta scia sonora attraverso la quale il beatmaker ha costruito e migliorato il proprio metodo, ottenendo meritati riconoscimenti. “Shattered Glass“, la più recente proposta del duo, è una breve collezione di tracce che punta tutto su sintesi e qualità: i ventidue minuti sono particolarmente intensi, balzano da un passaggio all’altro con intermezzi che fungono da opportuno collante, una sorta di caos sonoro impegnato a tenere assieme texture sempre più ricche, basate su melodie distorte capaci di soddisfare anche quando superano appena i sessanta secondi di durata.
I richiami culturali a un passato che ci tocca anche di persona giungono dritti dalla copertina, la quale ritrae un piccolo registratore che non può non ricordare il famoso Soundwave, iconico personaggio della serie Transformers della quale fa pure capolino il noto jingle, tra spari laser che punteggiano alcuni particolari passaggi verbali o si inseriscono tra note lavorate attraverso plug-in digitali, ma che paiono giungere dai cari vecchi nastri. La superiorità delle onde sonore proposte, citazione cui Daniel fa spesso riferimento per introdurre i pezzi, è dunque l’elemento portante di un’operazione caratterizzata dalla crescita del rapper, che per l’occasione esibisce un timbro ancor più gutturale del consueto e scandisce con maggiore precisione le parole che compongono i suoi testi, i quali riflettono tematiche di redenzione senza mai celare un passato che ha lasciato moralmente il segno, costituito principalmente da quella microcriminalità di cui si è fatta virtù allo scopo di sopravvivere, sino all’arrivo dell’opportunità artistica.
Questo, infatti, racconta “Old Starter Kit”, breve introduzione priva di sezione ritmica, con suoni sghembi che si fondono a un loop di tromba, per poi passare il testimone a una scaletta esigua nei numeri ma estremamente efficiente nelle risultanze, soprattutto per merito della gestione complessiva di idee che Futurewave orchestra da vero direttore, mixando i vari passaggi in maniera non meno che esaltante. La serie di assaggini, che riempiono però di soddisfazione alla pari di un lauto pranzo, passano rapidamente dalla durissima “Lil Earl”, mina impregnata di una temibile coltre misteriosa e minacciosa, all’atmosfera lugubre di “Shipping Containers”, distinta da un loop manipolato con la vertiginosa discesa dei semitoni, polverosi piatti da esecuzione marziale e rime di pura intimidazione, le quali mantengono solidità in ciascuna traccia pur senza offrire picchi tecnici di particolare rilevanza al di fuori delle doppie rime. I temi trattati sono imperniati sulla revisione dell’esperienza personale, ruvide dimostrazioni di superiorità (“Broke Routine”), scenari polizieschi (“Bow Flesh”), ovvero fattori che accomunano il rapper a tanti altri colleghi, dai quali il medesimo si distingue però grazie alla particolare timbrica, di simile temperatura alle brezze canadesi, e al puntiglio esecutivo.
Non a caso, brani come “Bear Steaks”, allestita su piano e atmosfere di sottofondo, generano riflessioni sulle proprie fortune, sul distacco dalle tempeste del passato, sul vivere una posizione personale migliore; “Hogwash”, contraddistinta da uno splendido abbinamento tra piano e malinconici colpi di chitarra, ragiona sulle varie biforcazioni che la vita ha presentato e sul fatto che non sempre si sia presa quella corretta; “Late For Dinner”, opportunamente fornita di meste corde solitarie, converge da un racconto in terza persona per poi inquadrare nuovamente una visione diretta; l’altrettanto malinconico sax di “All My Dice” affronta rimpianti e viltà, celebrando al contempo la personale ascesa nella scena. A tale manovra viene dato respiro attraverso una ristretta selezione di contributi esterni, essenziali nella variazione dell’offerta, con particolare riferimento alla scorrevole compresenza di Sayzee nella sontuosa “Ocean Smock”, resa ancor più golosa dall’eccelsa edificazione di synth e corde, o “Ticket Sales”, nella quale compare il fido Asun Eastwood, altro compagno di mille avventure – anche se, a onor del vero, il suo modo di proporsi non risulta troppo dissimile rispetto all’attore protagonista.
Nel suo saper proporre un rapporto inversamente proporzionale tra concisione e valore dei contenuti, “Shattered Glass” mostra al tempo stesso un ulteriore step conseguito da Daniel Son, oramai investito di un ruolo sempre più definito nella leadership della scena lirica di Toronto, e Futurewave, beatmaker che si sta dimostrando essere d’alto livello per intuizione e composizione. Unendo il tutto, ne nasce un sigillo di garanzia che è meglio smettere di sottovalutare quanto prima, riconoscendo una realtà che sta crescendo gradualmente d’importanza anche fuori dai confini locali.
Tracklist
Daniel Son and Futurewave – Shattered Glass (Wavgodmusic 2026)
- Old Starter Kit
- Lil Earl
- Shipping Containers
- Ticket Sales [Feat. Asun Eastwood]
- Bear Steaks
- Kolors On Queens
- Ocean Smock [Feat. Sayzee]
- Shotgun Draw
- Broke Routine
- Late For Dinner
- Hogwash
- Bow Flesh
- All My Dice
Beatz
All tracks produced by Futurewave
Mistadave
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