Czarface – Czarmageddon!

Voto: 3/3,5

A seguito di un gettito produttivo giunto all’undicesima pubblicazione in nove primavere, ritroviamo il team Czarface in quello che è divenuto oramai un appuntamento annuale fisso, un nuovo capitolo aggiunto in coda a una delle serie più rivitalizzanti per l’Hip-Hop di questa decade, all’interno della quale Esoteric, Inspectah Deck, 7L, Todd Spadafore e Jeremy Page hanno indiscutibilmente lasciato un segno concreto. Da tempo, tuttavia, permane la sensazione che la parabola si sia avviata verso la fase discendente, non è la prima volta che il supergruppo mostra di aver spremuto troppo a lungo quella fascinosa idea iniziale ancor oggi incredibile per qualità di realizzazione e longevità, lasciando il passo a un calo di freschezza progressivo, un’alternanza tra esecuzioni memorabili e creatività stagnante emersa in più dischi, tant’è che abbiamo spesso pensato che, assemblando i migliori brani del gruppo, ne scaturirebbe con tutta probabilità una delle migliori raccolte di sempre.

Per quanto “Czarface Meets Ghostface” e “Super What?” costituiscano una chiara eccezione nella loro azione di rialzo delle quotazioni del collettivo (non dimentichiamo, però, il sostanziale appoggio di due fattori esterni chiamati Tony Starks e Daniel Dumile…), “Czarmageddon!” tende a lasciare impressioni di cui già avevamo disquisito per “A Fistful Of Peril“: la formula sta ricalcando orme che da troppo tempo sono state lasciate a secco dall’aridità inventiva. Non è tanto la produzione l’obiettivo del ragionamento, dato che la stessa riveste un ruolo molto – forse troppo – importante nel cercare di tenere alta la qualità generica del lavoro, perché le idee del trio conosciuto come Czar-Keys sfociano sempre in una creatività ben più che sufficiente nel generare interesse per l’ascolto; i fattori in discussione sono casomai la struttura stessa dei brani (ben tre ripropongono l’abusata virata di beat, che ha oggettivamente stufato), la parziale assenza di verve lirica e l’irreperibilità di particolari novità nei testi. Elementi dai quali desumiamo che l’alchimia originaria ha praticamente dato tutto ciò che doveva, al di là del fatto che il progetto abbia nel frattempo condotto a soddisfazioni ragguardevoli, vedasi la partecipazione alla colonna sonora di “Venom: Let There Be Carnage”.

Non può certo essere il blasone raggiunto a decretare un successo automatico, a maggior ragione se la ridondanza nelle proposte gestisce a piacimento il bello e il cattivo tempo. Piaccia o no, le vertiginose assonanze di Deck sono un ricordo sbiadito, un particolare appesantito dalla pressoché totale assenza di punchline particolarmente incisive, unitamente allo scomodo sentore di missing in action, dato che The Rebel INS non compare in due dei dodici brani, mentre in altri il suo contributo è gestito addirittura al di sotto del minimo sindacale. In quella che diviene una sorta di inversione dei ruoli rispetto al passato, tocca quindi a Esoteric garantire un certo livello di intensità lirica, azione non facile se non adeguatamente supportata da un’ampia versatilità argomentativa. Se non altro, il bostoniano offre un operato soddisfacente, pimpante, energico nella maggior parte dei suoi enunciati, pur dovendo anch’egli eseguire i dovuti conti con una selezione tematica incastrata all’interno di paletti troppo stretti, trovandosi talvolta a funzionare a corrente alternata.

Il lavoro alle macchine dimostra invece che si poteva davvero ottenere una nuova direzione per questa saga: andava semplicemente perseguita con maggior convinzione. “Big Em Up” è una trovata davvero stuzzicante, finalmente al di là degli schemi prefissati, impostata su un ritmo coinvolgente, forte di una strumentazione particolarmente adatta per essere riprodotta dal vivo con l’ausilio di una band, nonché del ritornello patois che Lion Eye espone sopra un basso infettivo e una chitarra elettrica trascinante. Peccato che di Deck non ci sia traccia, perché a giudicare dall’energia immessa da Eso ne sarebbe scaturito un pezzo ancor più accattivante. “The Czarlaac Pit” parte in quinta e sprinta immediatamente tra i migliori del lotto, quel loop dalla sonorità orientale è originale, frutto di un’ottima retata di vinili, e punteggia le rime in maniera eccellente registrando una delle migliori prove di Esoteric per combinazione di giochi di parole e citazioni sportivo/musicali/cinematografiche (<<ain’t it funny that you wanna sack/like a Kyle Van Noy fanboy/even when I post nothing, word to Japandroid/I might torture when recording one shot/Indiana Jones taking out the Cairo swordsman>>).

Non sempre le barre sono a questa altezza: se non sussiste abbastanza inventiva per variegare un Rap esclusivamente attitudinale e monoreferenziale, la traccia non può che essere destinata a soffrirne. Esempi come “Walk Thru Walls” sottolineano una pregevole fattura grazie a un motivo sci-fi talmente bello che meritava di vedersi risparmiata la metamorfosi al termine della seconda strofa, tuttavia le annose menzioni di Boba Fett e compagnia assortita non sono d’ausilio nel mantenere una qualità pari a quella musicale e di passaggi come <<flow kinda different like a japanese Spider-Man>> si può francamente fare a meno. Altresì, il soffice Pop anni ottanta trasposto su boom bap di “Can It Be?” sarebbe stato un successone proprio perché non convenzionale per il gruppo, ma anche qui il reparto lirico non riesce a ricavarsi particolari elementi distintivi. Poi, se il beat funziona, non è un problema che tracce come “Fearless & Inventive” giochino troppo sul sicuro, meglio ascoltare una già collaudata combo tra organo, hammond e solidità della sezione ritmica e accontentarsi di un Kool Keith preciso nel flow ma povero di effettiva sostanza, piuttosto che dover assistere a obbrobri come “Nu Mutantes”, pessima antitesi della ricchezza sonora complessiva.

Nonostante le suddette novità, la barra d’energia tende a scaricarsi presto. A volte c’è troppa sufficienza nell’esposizione, che rende brani come “Bob LaCzar” troppo leggeri per rendere credibile il dissing verso le nuove generazioni di (t)rapper, altre volte sono le rime stesse a non lasciare segni particolari, tanto che il duplice cambio strumentale di “Czarv Wolfman”, per quanto inflazionato, rimane l’aspetto più interessante del pezzo. In altri casi, per quanto sia lodevole il lavoro complessivo, è chiaro che Esoteric si sarebbe trovato più a suo agio su ritmiche meno alte rispetto a quelle di una “Splash Page”, sopra la quale risulta un tantino forzato dall’impellenza di dover includere un numero eccessivo di parole nella barra, aspetti che prevalgono quando il fatturato di Deck arriva a stento alle quattro barre di estensione lasciando sguarnito il compagno di reparto.

Una saga che ha inciso un’epoca non perderà certo in uno schiocco di dita l’attenzione generata negli anni, ma giunti a questo punto è inevitabile che il livello d’attesa per il futuro prossimo si abbassi. Il sospetto è che i nostri fumettistici anti-eroi posseggano un dubbio numero di cartucce ancora valide da sparare; e, se la serie è diventata più interessante per i gadget abbinati ai dischi che non per l’attività primaria, forse due domande è il caso di cominciare a farsele.

Tracklist

Czarface – Czarmageddon! (Silver Age 2022)

  1. Damien’s Dinner Time
  2. The Czarlaac Pit [Feat. Frankie Pulitzer]
  3. Can It Be?
  4. Walk Thru Walls
  5. Splash Page
  6. Bob LaCzar
  7. Big Em Up [Feat. Lion Eye]
  8. Nu Mutantes
  9. Fearless & Inventive [Feat. Kool Keith]
  10. Boogie Defmix
  11. Czarv Wolfman
  12. Logan-5

Beatz

All tracks produced by The Czar-Keys

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