Cymarshall Law & Mudblood – Sui Generis

Voto: 3,5/4

Si diceva che ne saremmo usciti tutti come delle persone migliori, ma gli indizi sinora raccolti narrano una storia sostanzialmente immutata. Mesi di isolamento forzato non hanno migliorato l’essere umano, chi non rifletteva prima non ha certo cominciato a farlo ora e chi poteva cogliere la preziosa occasione per restarsene un po’ in silenzio non ha certo preso la palla al balzo. Chi possiede determinate qualità caratteriali non le ha certo conquistate dopo il Covid-19, le ha piuttosto forgiate grazie all’esperienza e alla maturazione, per poi metterle al servizio degli altri.

Pare proprio questo il modo migliore di riassumere quanto fino a questo momento espresso da una carriera come quella di Cymarshall Law, persona che nei suoi dischi si è sempre dimostrata attenta verso valori essenziali come la coerenza, l’onestà, l’altruismo, l’attenta ricerca della conoscenza di sé all’interno di quel contrasto sempre traballante che costringe il proprio puntiglio personale a confrontarsi con una natura imperfetta, inevitabilmente soggetta a errori da cui è importante trarre le giuste considerazioni. Di certo, ad artisti di tale spessore morale non serve una lunga pausa in isolamento per trovare una visione più chiara della vita, in quanto molto del lavoro è già stato svolto in un percorso di crescita che non cessa mai di evolvere.

La pausa forzata è casomai servita per gettare altra legna su un fuoco reso vivo esclusivamente dalla passione e dalla volontà, perché figure come Cymar non godono della sufficiente notorietà per crearsi un giro di vendite economicamente stabile e non possiedono l’appoggio di entità esterne per promuovere il proprio sudato lavoro. “Sui Generis“, seconda pubblicazione del suo personale duemilaventi dopo “Crossroads“, è realizzato col contributo della produttrice Mudblood, sovietica nelle annotazioni riportate nel passaporto ma contraddistinta da origini che viaggiano in direzione del Madagascar, un abbinamento certamente congruente nei confronti di un rapper americano che porta nel sangue tracce equivalenti di Giamaica e Inghilterra. Il sound allestito dalla meticcia rappresenta, a parere del tutto personale, un passo decisivo nel fornire toni più carichi da congiungere alla consueta spaziosità argomentativa offerta dal protagonista, qui particolarmente attento nel selezionare beat melodici costruiti su piacevoli strumentazioni che non mancano di denotare originalità, andando quindi a concentrarsi esclusivamente sul lavoro da svolgere al microfono.

I fatti di più recente accadimento propongono una nutrita fonte d’ispirazione, l’attuale clima americano e mondiale viene affrontato da episodi scritti direttamente dal cuore come “Say Their Names”, dedicata al mortificante elenco di vittime mietute dalla Polizia statunitense, dando luogo a una protesta arrabbiata ma mai disordinata, che deve inevitabilmente volgere lo sguardo anche all’interno della propria famiglia, lasciando purtroppo spazio alla paura (<<my daughter is a princess, to make her a queen is my mission too/protect her at all costs ’cause they killin’ black women too>>). Di simile estrazione concettuale, pur trattando tutt’altro, risulta essere “A New World”, eseguita in condivisione col fratello Skit Slam in ossequio agli Everliven Sound, inquadrando l’opportunità di parlare di scenari apocalittici e iper-tecnologici che rischiano di non essere più necessariamente rappresentati dalle varie pellicole dedicate al tema, vista la significativa trasformazione che il globo intero si trova a dover affrontare in questi tempi così incerti e provanti per tutti.

In altre circostanze si parte invece da una materia già trattata in passato, prestando la massima attenzione per svilupparla in maniera del tutto differente, dato che pezzi come “Demons Of Our Memory” scavano nella stessa autoanalisi di “Imperfectly Perfect“, sottolineando la fragilità della condizione umana di fronte a ritmi che esigono la trasformazione in macchine nemmeno capaci di rendersi conto del pericolo di poter perdere la bussola in qualsiasi momento, fruendo di una sezione ritmica pimpante e una struttura coerentemente malinconica.

Il sapersi mettere alla prova è ancora una volta un tassello determinante per ottenere risultati di qualità. L’idea non è nuova ma viene proposta in salsa decisamente originale quando Cymar fa di “Premier League” la sua personale “Labels” in versione calcistica, edificando il testo grazie alle varie citazioni delle squadre del campionato inglese assecondando una sua grande passione; di sicuro effetto è inoltre vestire i panni del detective per l’introduttiva “Murder Mystery”, la cui trama è abilmente filmata dall’inventiva dell’artista, intelligenza ed evidente abilità nello storytelling formano un racconto avvincente eretto sopra un piano degno del grande Hitchcock. “Duality” vede poi corde pizzicate e flauti evoluire evocando musicalità antiche, originando un loop da lasciar scorrere all’infinito facendo andare una scrittura prettamente concettuale.

Un altro test intrigante è fornito dalla spiccata modernità del beat modellato per “Hungry”, un terreno sonoro mai esplorato in precedenza da un rapper che marca tutta la sua determinazione ricordando l’emersione da un contesto privo di agiatezze, attinente alle frasi scratchate da Philip Lee per il ritornello. “Lullaby” è altrettanto pulita e convince meno per quel cantato che sembra stonare nel contesto, data la sensazione di eccessiva leggerezza che imprime al brano, seppure la melodia tenda a convincere man mano che trascorrono gli ascolti. L’estrosità di Cymar pulsa anche nei pezzi di battle Rap, ai quali riesce a infondere un taglio di profondità trasversale come accade nella bella “Reckoning”, allestita su un ottimo loop di piano, oppure legando metafore e figure al significato di “Pyromaniac”, non totalmente convincente a livello produttivo ma graziata dal testo abilmente congegnato.

A volte tenere a bada un cervello che produce riflessioni a profusione non è la più facile delle imprese, ma non per questo ciò dev’essere interpretato come un difetto, in virtù di uno strumento essenziale per la costante evoluzione della persona. Cymarshall Law non solo sa pensare approfonditamente, sa trascrivere ciò che ne deriva in strofe che racchiudono tutta la sua consapevolezza, senza però dimenticare le sue stesse falle, delineando ancora una volta una figura attenta, sostenuta prima di tutto dalla bontà d’animo. Abbinando il tutto a uno dei comparti musicali più consistenti sentiti nei suoi dischi, non può che derivarne uno dei migliori episodi della sua personale traiettoria Hip-Hop.

Tracklist

Cymarshall Law & Mudblood – Sui Generis (No Label 2020)

  1. Murder Mystery
  2. Demons Of Our Memory
  3. A New World [Feat. Skit Slam and KS]
  4. Duality
  5. Premier League
  6. Hungry
  7. Lullaby [Feat. Francis]
  8. Pyromaniac
  9. The Reckoning
  10. Say Their Names
  11. Integrity

Beatz

All tracks produced by Mudblood

Scratch

  • Dj Phillip Lee: 6
  • Dj Eclipse: 8
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