Cronofillers – La Terra vista dallo spazio

“La Terra vista dallo spazio”, bellissima come nelle parole di Gagarin. Vista da dove le divisioni tornano a essere invisibili. Si tratta del quarto estratto da “Chernobyl (Cono d’ombra 2)”, album dei Cronofillers uscito nell’aprile del 2017, e arriva a un anno di distanza dall’ultimo estratto, in risposta alle recenti prese di posizione del Governo Italiano e del suo Ministro dell’Interno sul tema dei migranti. Il brano racconta appunto il viaggio dei migranti nel futuro distopico di Chernobyl in cui è ambientato tutto il disco. Il passato, il presente e il futuro si mescolano e si confondono così come i sogni e le paure di chi lascia la propria casa per andare incontro all’ignoto, così come il mare che di notte diventa cielo. Il video, registrato in presa diretta presso l’SMB Studio di Massa, è costellato di dati statistici e dichiarazioni dello stesso Ministro dell’Interno, a sottolineare la totale mancanza di umanità di certe posizioni. Il beat contiene un sample di “Sciogli i cavalli al vento” di Iva Zanicchi, in linea con gli altri brani dell’album, tutti costruiti su campionamenti di musica leggera italiana. Di seguito la dichiarazione del gruppo sugli ultimi eventi.

In questi giorni sta andando in scena l’apoteosi del gioco del consenso. Sulla pelle dei migranti e sulla fascia di popolo che aspetta soltanto un Comandante al testosterone. Il Ministro dell’Interno Salvini ha dimostrato ampiamente che la sua unica strategia politica è fabbricare nemici da combattere, per unificare una massa votante eccitata dal decisionismo, dopo vent’anni di completo immobilismo, e al contempo indicare soluzioni stupide e impraticabili a problemi complessi. Rendendo – a suo dire – sicuro il Paese svuotandolo, cucendo l’ombra del sospetto e del terrore addosso al corpo e al volto dei richiedenti asilo. Trattati come cifre, come carne al mercato per sedersi al tavolo delle trattative. E i suoi alleati a Cinque Stelle vivono ormai in un silenzio imbarazzante, tra una frangia di delusi di sinistra impegnati a fare finta di niente e un’altra che ha accettato di buon grado il ruolo di braccio esecutivo dei dictat del Capopolo. La nostra è una presa di posizione netta in quanto antirazzisti e antifascisti, e non ci stancheremo mai di dirlo: inorridiamo al pensiero di dividere gli esseri umani a seconda della parte del globo in cui sono nati, e siamo convinti che là fuori ci sia una forte identità collettiva, che vuole spegnere il computer e concretizzare il proprio no in azioni e comportamenti di apertura. Perché se ci allontaniamo un po’ dalla nostra misera prospettiva, saliamo su un’astronave e osserviamo “La Terra vista dallo spazio” non possiamo che pensare alle parole di Yuri Gagarin: da quassù la terra è bellissima, senza frontiere né confine. Questo è il brano del nostro ultimo album, “Chernobyl”, che cerca di affrontare il tema dell’immigrazione visto dagli occhi di chi intraprende una traversata di mesi e anni verso l’ignoto abbandonando poche certezze devastate. Come i profughi del Gambia e della Siria, del Sud Italia, del Messico e della nostra Chernobyl. E’ un canto di speranza per il viaggio di tutti, che porta altrove. Altrove dove sono andati i nostri nonni, altrove dove si va solo per sperare di stare meglio, perché casa loro non c’è più. Perché al buio siamo tutti uguali: bianchi di cenere, neri di fumo. (Cronofillers)

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