Crimeapple and Evidence – War Cash

Voto: 3,5

Dal momento in cui “Aguardiente” ha ufficilamente affisso Crimeapple sulla mappa, difficilmente si è riuscita a celare una certa predilezione nei suoi riguardi. Non che ci si trovasse dinanzi a clamorose reinvenzioni del genere, sia infatti chiaro che di rapper e tematiche simili ne esistono a dismisura; ciononostante l’artista di Hackensack, New Jersey, ha in seguito confermato di possedere carisma e dialettica in grado di creare una decisa distinzione dal resto dell’offerta. Quella particolare personalità che passa così efficacemente da un idioma all’altro, mischiandone i termini e facendo corrispondere alla perfezione rime tra il natio inglese e lo spagnolo che scorre fluentemente nel sangue di famiglia, la complessità della sua architettura metrica, la verbosità delle liriche, il cinismo dei suoi contenuti, la predilezione per beat scuri e minacciosi, costituiscono un insieme di elementi più che sufficiente per coltivare la curiosità nell’esame delle sue nuove prove, per quanto queste, da un certo punto di vista, possono senz’altro ritenersi in parte dispersive.

Da un lato, infatti, Sebastian Vasco ha collezionato pubblicazioni di certificata rilevanza, trovando proficue collaborazioni col sommo Dj Muggs in quella che è indiscutibilmente la parte leonina della sua discografia, senza dimenticare quanto realizzato congiuntamente al fidato Big Ghost Ltd; dall’altro, la cartografia delle sue uscite propone anche materiale per così dire minore, non tanto per la differente caratura tra l’esimio Muggerud e il primo Dj Skizz che viene a mente, bensì per la corposa serie di EP che ha di fatto ingrossato numericamente il curriculum, più che fissare una particolare asticella qualitativa. Nel mezzo di uscite di grido – proporzionalmente all’underground, s’intende – Crimeapple si è costantemente tenuto in allenamento marcando pesantemente la sua presenza, confezionando lavori tuttavia non troppo dissimili tra loro dal punto di vista tematico e stilistico, senza nemmeno avvicinare le evidenti vette toccate con “Medallo“, “Cartagena” o il già menzionato “Aguardiente”.

In un quadro che lo ha poi visto allargare il giro collaborativo in maniera del tutto stuzzicante, come dimostra per esempio il dualismo allestito con Apollo Brown per l’apprezzato “This, Is Not That“, è difficile comprendere dove vada a collocarsi “War Cash“, il quale affida i propri destini strumentali nientemeno che alle sicure mani di Evidence. I ventitré minuti di percorso e le nove tracce in scaletta suggeriscono già una tipologia di prodotto da consumare alla svelta, un’idea senz’altro corroborata dalla controprova fornita dalle esperienze di ascolto; i beat disegnati da Michael Perretta sono variabili, a volte il suo marchio è perfettamente riconoscibile, in altre le ambientazioni tendono di più l’orecchio alle preferenze del rapper, lasciando intatta l’ombrosità atmosferica che funge da minimo comune denominatore. Gli argomenti esposti non si staccano troppo dalle solite citazioni di auto, cibo, pneumatici e luoghi esotici, in testi nei quali primeggiano le rivalse sui detrattori e le attenzioni alle amicizie fasulle, alcune delle quali hanno determinato scelte di vita ben precise.

Attenzione, ciò non vuol dire assolutamente che “War Cash” – il cui titolo gioca sull’inversione di consonanti tra car e wash – non sia qualitativamente valido, anzi lo è sotto più punti d’osservazione. Tuttavia, data l’eccezionalità del richiamo contributivo fornito da Ev, si poteva pensare a un disco più ispirato, che non si limitasse semplicemente a essere una nuova dimostrazione delle avanzate peculiarità liriche del rapper, abbinate a quella che verrà certamente ricordata come una collaborazione di pregio, pur senza sfociare in un vero e proprio album sorretto da un particolare concetto. Materiale di cui prendere nota ce n’è in abbondanza, i pezzoni non mancano, ma l’esiguità del risultato – ciascun testo contiene una, massimo due strofe – lascia una sensazione di incompletezza che stride con la bontà dei brani più riusciti.

Si tratta pur sempre di preferenze individuali, nondimeno Evidence tendiamo ad apprezzarlo più quando lascia da parte le vesti di step brother per dar vita a creazioni squisitamente polverose, dall’effetto ipnotico, dalle quali l’ispirazione lirica trae senza dubbio vantaggio. “Karachi” delinea infatti un metodo compositivo più tradizionale, accorpando un sinistro carillon distorto alla deliziosità di una batteria sporca, il flow è quel tanto più articolato con pause e partenze in lieve ritardo rispetto alla prima battuta, lasciando spazio a ciascun elemento, così immagini, piazzamento delle rime e giochi di parole funzionano assai bene (<<I’ll probably be in Peru when they reading your eulogy/bumping Diplomatic Immunity, I’m livin’ out my jewelry/choosing fees, you get nailed for thinkin’ of screwing me>>). “Ventilation” è quasi figlia di Alchemist, l’ottimo loop di sottofondo offre un giro di synth avvolgente, la linea di basso è profonda e mixata col giusto pepe, gli inserti di chitarra danno un tocco psichedelico al tutto, mentre il rapper riflette sulla personalità maggiormente distaccata che si è in lui instaurata, la quale a volte induce a sbalzi umorali (<<shit was so good just a week ago>>) e a sensazioni di biasimo con le quali, leggendo tra le righe, è difficoltoso riappacificarsi.

“Dr. Scholl’s” è una strumentalmente ridotta quasi a far vedere l’osso, il sample di piatti che sostiene la parte ritmica è però morbido e ben curato, il piccolo loop funziona nella sua cupezza, i fulminei colpi di chitarra mostrano un Evidence in forma nel sezionare e rimontare il pezzo con visione creativa; l’andamento del flow rimane spedito ma invariabile nel tono espressivo, la freddezza nulla toglie alla personalità, resta il fatto che non vi siano troppe deviazioni tematiche e citazionali, per quanto certi passaggi risultino assolutamente godibili (<<thought I had the flyest bitch, found out she was an ostrich/man, fuck it, my wallet anaphylactic/nah, don’t ever hit my line, you chopped, bitch/guys frontin’ like we family, they chopped too>>). La glacialità distintiva del personaggio torna d’attualità in “Pinto”, uno dei chiari highlight coi suoi sostenuti colpi di rullante, possenti stab di basso, tetri synth in sottofondo, più un Blu preso a sfoderare una strofa da campione per tecnica, carisma e contenuti, assumendo i tratti di quella divinità della rima che a tutti gli effetti è.

La produzione flette i muscoli più robusti creando la prestanza che contorna “Two Left Feet”, così come indovina il coro tagliato per “Rio”, mostrando una versatilità che il rapper non sempre tende a seguire con la dovuta continuità: Crimeapple non ha bisogno di attestazioni a livello metrico ed è assai consistente, ma non combatte adeguatamente la tendenza a conformarsi ai soliti cliché, ovvero il giungere dalla povertà, eseguire l’escalation ed esibire quanto di materiale abbia raggiunto. “Green Room” è senza dubbio simbolica nel rappresentare un’idea su cui si sarebbe potuto lavorare di più, virando sull’ansia che precede il concerto, argomento finalmente originale, arricchito da parti descrittive che, pur nella brevità del tutto, approfondiscono pertinentemente sensazioni, tensioni e soddisfazioni che avrebbero forse meritato un più ampio svolgimento. Tale pensiero è fortificato dall’introduttiva “Last Day”, breve e un tantino pigra nell’accendere la miccia del disco, nonché da “Roy”, il cui tedio fornito dal (fastidioso) sample gettato lì in completa reiterazione non invita certo a troppi repeat.

Tentando dunque di incasellare “War Cash” nella somma delle esperienze di Crimeapple, dà l’impressione di un EP che ne conferma la certificata caratura lirica, scegliendo tuttavia di giocare sul sicuro, senza assegnare il giusto peso alla collaborazione con una figura importante quale Evidence, la cui cartella di beat offre sprazzi a volte limpidi e in altre occasioni non comprovanti il suo noto talento compositivo, dando luogo a un’unione di forze che non mancherà certo di soddisfare, lasciando contemporaneamente spazio al desiderio di quel qualcosa in più che avrebbe marcato la differenza su livelli decisamente più alti.

Tracklist

Crimeapple and Evidence – War Cash (Bigger Picture Records 2026)

  1. Last Day
  2. Dr. Scholl’s
  3. Ventilation
  4. Karachi
  5. Pinto [Feat. Blu]
  6. Roy
  7. Two Left Feet
  8. Rio [Feat. Monday Night]
  9. Green Room

Beatz

All tracks produced by Evidence

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